Stavolta cari amici dal cuore rossoblù raccontiamo una favola. Tanto, io credo, ci siete (barra... siamo) tutti abituati no. Pronti?
C'era una volta una squadra di calcio chiamata Bologna. In tempi remoti, la squadra aveva rappresentato il meglio del gioco del pallone, era quando ancora non erano nati i profeti del Cielo Televisivo e quando le Muse del gioco avevano nomi ridondanti come Ambrosiana o Sampierdarena. Erano i tempi in cui persino il Vado ligure poteva vincere una coppa Italia.
Ora, il Dio delle Clessidre aveva già rivoltato molti suoi alambicchi e il Tempo aveva pian piano cancellato la nobiltà di quella squadra. Pochi, generosi Templari, in odore di Santità, avevano raccolto il testimone dai padri e dai padri dei padri. Pur non avendo visto all'opera Bulgarelli, dio del centrocampo, gli avevano dedicato una gradinata. Era l'epoca in cui gli Stadio invocavano di chiedere chi erano i Beatles, che pure loro non avevano visto le saette di Angiolino Schiavio o le giocate del Cr7 dell'epoca, Medeo Biavati. La squadra, guidata ai tempi d'oro da un ricco commerciante di Reggio Emilia aveva poi avuto un percorso tribolato, conoscendo splendori e miserie, affidandosi ora a finti benefattori (elettricisti di fama, idraulici poco liquidi, persino mezzadri dai giri poco chiari) prima di risalire la china per un attimo grazie all'inventore di una pozione miracolosa, detta Idrolitina, e ai suoi amici filantropi. Questi ultimi finiti vittima di aguzzini venuti dal nord ovest, chè non c'è nulla di peggio dei finti amici.
Tutto questo però riguardava il passato. E il presente non era stato migliore, tra assemblee condominiali e relative baruffe e finti acquirenti provenienti dal Nuovo Mondo, da Oriente o - ancor peggio - dall'est Europeo. Fino all'Avvento di un edile del loco non si sa quanto opulento, non si sa quanto sincero.
Ecco allora che la favola può principiare. Di fronte al malumore crescente della popolazione, non ultimo per una operazione di diamanti finiti in Oriente per la pecunia, L'Edilpadrone aveva speso una parola: la squadra è in vendita, basta che si avvicini qualcuno di serio. Nessuno aveva però risposto a tale annuncio. Eppure dalla Mesopotamia d'Italia, stretta tra Adese e Po, ecco che arrivò sotto le torri una novella. Un signore del loco, padrone terriero noto finanche nel Mondo Nuovo, pare avesse manifestato interesse per la squadra, ancora essa dimenandosi nei bassifondi della categoria A. Dove sta la favola? Non solo nelle possibilità concrete del signore di portare solide basi, e neppure nella pur provata passione per il gioco del pallone. Ma anche per una vera e propria favola. La figlia di tale re, infatti, era da tutti considerata una Principessa per virtù e bellezza. E il padre l'aveva portata a piccoli tornei di provincia, fino a che un biondo cavaliere venuto dalla città delle torri, un giramondo del gioco, ne aveva conquistato il cuore. Al punto da scegliere di giocare per il piccolo stemma di famiglia, lontano dalla categoria A. Altre clessidre intanto venivano rovesciate, quel Cavaliere invecchiava per il gioco, e il signore dell'Italica Mesopotamia cominciava a desiderare che la figlia principessa guidasse un regno più importante. Ecco allora nascere l'interesse per il Bologna, dal nobile lignaggio. E qui la favola non s'interrompe, ma tutti si aspettano un lieto fine, essendo il signore credibile e il signore, la Principessa e il suo cavaliere reali.
Vivremo tutti felici e contenti?
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