È un punto che oltre a muovere la classifica fa un gran morale. Certo è che, avendo vinto in casa con la Sampdoria si sarebbe a 4 e si navigherrebbe in acque ben più tranquille. Ma penso sia ancora presto per guardare la classifica e sia ancora prematuro pensare di fare calcoli o studi che ora come ora non possono avere un riscontro vero e proprio. In avvio di campionato penso conti molto più il morale che la classifica: avere vinto con la “Doria” e avere poi perso a Udine avrebbe garantito più punti ma meno convinzione. Il doppio pareggio ha senza dubbio il rammarico di non avere fatto bottino pieno in casa, ma anche la consapevolezza di essersela giocata alla pari contro una squadra che cambia tanto ogni estate ma che sarà sempre un avversario ostico per chiunque. A fine anno si faranno i conti e vedremo quante squadre saranno riuscite a giocare con una personalità efficacace e concreta come è stato il Bologna di domenica. La squadra di Pioli ha giocato una partita di spessore, di contenimento e ripartenza. Dopo i primi venti minuti di noia assoluta, i rossoblù hanno alzato l'intensità del gioco, hanno cominciato a muovere la palla e con Diamanti a guidare l'esercito hanno provato a fare breccia nel fortino nemico. Prima Moscardelli e poi lo stesso capitano non hanno trovato la via del goal, ma hanno messo sotto pressione la difesa friulana. Alla mezz'ora sono però saliti in cattedra i padroni di casa che, con i regali della difesa rossoblù hanno provato a sbloccare la partita ma si sono trovati di fronte un Curci rispolverato dopo le critiche di due settiamane fa. Due parate decisive come a dire: “Vedete, non sono mica quello là, io!”. Dopo lo spavento il Bologna è stato bravo a non disunirsi e a non impaurirsi, cercando sempre di giocare il pallone e mai andando in apprensione sotto il pressing bianconero. Nella ripresa si sono viste altre due cose decisamente positive. Ovviamente, come non citare la punizione di Diamanti? Ma questa ormai non fa più notizia. Venti metri, trenta metri, da destra, da sinistra, centrale, defilato: qualunque cosa succeda il capitano ci prova. E ci prende anche. Forse sì, era l'unico modo per sbloccare la partita. Ed è andata benissimo così. Altro elemento con la freccia verso l'alto è stato il fatto che il Bologna non si è chiuso nella sua metà campo dopo il goal fatto, cosa che succede spesso un po' a tutte le squadre (ed in particolare a quelle che giocano fuori casa). Ci si è difesi, senza dubbio, ma non si è mai stati sotto assedio. Nota particolare per Cristaldo che là davanti, in venti minuti scarsi ha provato a giocare di sponda e a fare valere la sua voglia di correre e mettersi in mostra. Non si può dare un giudizio vero su di lui, ma il ragazzo è sembrato voglioso e vivace. Cosa invece non è andato bene, è sotto gli occhi di tutti. Stiamo parlando di un giocatore che è stato capocannoniere della serie A per due volte negli ultimi tre anni. Non esiste, non può succedere che gli venga lasciato il tempo di muoversi e trovare lo spazio dentro l'area piccola. Antonsson aveva giocato una buona partita, ma l'errore è grave. Ma non solo suo: nell'azione del goal ci sono 4 giocatori che collassano e si muovono per chiudere lo spazio a Muriel, ma nessuno lo attacca e lo pressa realmente. Poi la palla che scodella l'attaccante è magia pura, ma un po' di pressing in più non avrebbe guastato. Bisogna quindi ripensare alle (non poche) cose positive che si sono viste. E con il Torino, domenica è già una gara importante. E magari facendo attenzione alla classfica dei marcatori: il goal dell'ex capitano di solito non manca mai.. vai Rolando!

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