Quando Rolando Bianchi approdò al Bologna aveva qualcosa da farsi perdonare: non avevo ancora digerito la sua rete ben oltre il novantesimo che consentì al Torino di acciuffare un rocambolesco 2-2 in quel del ‘’Dall'Ara’’. Non vedevo l'ora che ci risarcisse del maltolto sportivo regalandoci gol, punti ed emozioni last minute che, si sa, nel calcio sono la maggior fonte di goduria. Nella sua Bergamo c'era quasi riuscito, poi Curci rovinò tutto. Domenica scorsa invece si è travestito da Gilardino e ha capitalizzato al meglio le occasioni avute, punendo atrocemente il temibile Napoli proprio in zona Cesarini e nella stessa porta della beffa dell'anno scorso. Insomma, pace fatta con Rolando? Almeno per il momento sì ma è chiaro che, ammesso che resterà dei nostri, la performance contro i partenopei non deve essere un caso isolato. Anche e soprattutto per delegittimare i tanti insulti che stanno piovendo sul nostro numero 9, reo di aver fatto il suo dovere. A proposito. Se da un lato questa Bologna-Napoli sarà ricordata per aver portato a casa un punto d'oro contro una grande, dopo aver subìto un rigore da ‘’tamponamento’’, di quelli che si danno solo alle squadre forti quando sono in palese difficoltà e, per giunta, avendo rimontato con un uomo in meno, dall'altro c'è tanta carne al fuoco che con lo sport non ha nulla a che vedere. Anche il Bologna si è unito ai ‘’cattivi’’ che, in ottemperanza alla nuova norma sulla discriminazione territoriale, dovranno disputare almeno un turno con la curva chiusa, anche se per ora la pena è sospesa. Solita solfa all'italiana: per anni questo fenomeno è stato derubricato a ‘’sfottò’’, con tutti i protagonisti della vicenda (vittime in primis) che facevano finta di niente, in base al solito principio che il mondo ultras è un pianeta a sé che deve fuoriuscire da ogni tentativo di regolamentazione. Nel frattempo in Inghilterra hanno debellato la piaga degli ‘’hooligans’’ e l'hanno fatto in maniera semplice ma efficace: i colpevoli vengono presi uno per uno e sbattuti in galera. Una procedura troppo nitida per essere applicata nel paese casinista per eccellenza. In Italia, dicevamo, la novità è arrivata quest'anno con una norma che fa finalmente riferimento al fastidioso problema dei cori beceri (la parola del momento) che si sentono negli stadi di casa nostra. Tutto risolto? Macché. Come ogni tentativo di ammaestramento del Bel Paese, il tutto finisce o per fallire miseramente o per dare adito a polemiche, presunte disuguaglianze e la sensazione, già nota nel mondo della politica, che le norme siano fatte ad personam. In questo caso: ad squadram. Così, mentre 22 signori in mutandoni e magliette guadagnano miliardi, gli italiani spendono il tempo ad augurarsi calamità naturali: dall'eruzione del mio dirimpettaio Vesuvio a terremoti vari, passando per le alluvioni, molto in voga al momento, alle città in fiamme, senza dimenticare fischi e pernacchie all'Inno di Mameli. Oppure vogliamo parlare del lancio degli ormai mitici sacchetti di urina, fenomeno tanto famoso quanto taciuto? E, nel marasma generale, ci si chiede come mai determinati ‘’auspici’’ siano puniti e altri no. Insomma, si doveva sconfiggere il fenomeno della discriminazione e si è caduti nella piaga della discriminazione nella discriminazione. Si doveva regolamentare e invece la sensazione di vivere nel perenne ‘’Asilo Mariuccia’’ del pallone si è ampliata, con gli attori della situazione che fanno a gara a chi abbia cominciato per primo e con quali provocazioni, da mettere poi su una bilancia. E' come stare dal fruttivendolo: pesa di più un'eruzione o una scossa di terremoto con annesso sciame sismico? E poi ci si chiede come mai i grandi ricconi non vengano ad investire in Italia: oltre a stadi fatiscenti, troverebbero la consueta bagarre domenicale con protagonista Madre Natura. Lei, l'unica faccia che salvo in questa vicenda, fregandomene di chi in questi giorni per strappare applausi facili ha messo su le vesti del moralizzatore a tutti i costi o di chi, all'opposto ma per lo stesso motivo, ha fatto il capopopolo dei poveri, anzi, dei miseri. La natura sarà pure matrigna, come diceva Leopardi, ma per fortuna non frequenta gli stadi italiani, da nord a sud connotati dallo stesso leitmotiv. E, almeno lei, non tradisce. Come non ha tradito Rolando, con buona pace di chi, altrettanto becero come i ‘’colleghi’’ di cui si sta parlando in questi giorni, lo va ad insultare, cosa che già successe con Agliardi e Kone (era nervoso per questo?), come se far punti contro il Napoli sia reato di lesa maestà: questi signori hanno dimenticato la beneficenza fatta dai nostri tra maggio e agosto? Non me ne voglia nessuno ma io di questa mia domenica di delusioni e tradimenti da entrambi i lati ricorderò solo la doppietta di Bianchi che, per una volta, s'è prodigato nell'unica cosa che davvero conta nella vita: i fatti.

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