Mercoledì 25 settembre, in occasione di Bologna-Milan, ero allo stadio per seguire il match che, a conti fatti, avrebbe potuto dare una svolta alla stagione rossoblù: con una vittoria e una prestazione così convincente in tasca, anche la disfatta di Roma sarebbe stata meno amara. Invece sappiamo tutti come è andata a finire, con il Bfc capace di cestinare due preziosi punti in soli 3 minuti, gli ultimi, di gara. Comunque sia, la partita a qualcosa è pur servita, ovvero a far conoscere a tutto il pubblico di fede rossoblù i due nuovi acquisti Laxalt e Cristaldo, entrambi “made in Sudamerica” ed entrambi arrivati in punta di piedi a Casteldebole col difficile compito di sostituire due pilastri della scorsa stagione come Taider e Gilardino. Naturalmente i maggiori dubbi erano tutti sul giovane proveniente dall'Inter, spedito al Bologna insieme a qualche spiccio nell'ambito dell'operazione Taider e visto almeno inizialmente come la più classica delle “sole”. Ebbene, tornando a Bologna-Milan, il “Valde” ha impiegato meno di un tempo per far capire di che pasta è fatto: grinta, velocità e senso dell'inserimento, a cui si aggiunga una gran freddezza sotto rete in occasione del gol rifilato ad Abbiati dopo una fuga solitaria. Proprio nel momento della rete, che presto si sarebbe trasformata in una fantastica doppietta, ho ascoltato con grande attenzione i commenti di quelli intorno a me che, quasi increduli, già elogiavano l'uruguagio classe '93 con frasi del tipo “Abbiamo trovato un fenomeno”, “Mamma mia il ragazzino!” e soprattutto “Potete tenervi Taider, noi ci teniamo Diego”, esclamazione chiaramente rivolta ai nerazzurri di Milano che mi ha fatto riflettere non poco. D'altronde, noi tifosi siamo fatti così: appena troviamo qualcuno che ci fa battere il cuore, impieghiamo dai 3 ai 5 secondi per dimenticare il suo predecessore, soprattutto se questi è andato via senza batter ciglio o, addirittura, sbattendo la porta. E, per carità, è giustissimo che sia così. Si tifa la maglia, mica il calciatore. Poniamo però il caso che Laxalt avesse fatto un esordio non brillante come invece è poi successo, che cosa avrebbero detto di lui? Sicuramente si sarebbe tirato fuori il paragone con Saphir, con annessa contestazione alla società per l'ennesima scelta sbagliata di mercato. Forse qualcuno di voi si starà chiedendo il senso di questa divagazione, qualcun altro avrà già smesso di leggere. Per quelli che continuano, (oltre a ringraziarli!) dico che semplicemente volevo porre l'accento su quanto sia corta la memoria di noi tifosi, vuoi anche per il fatto che ormai di bandiere “alla Di Vaio” in giro ce ne sono sempre meno .

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A proposito di memoria, in quella dei supporters felsinei è rimasto ancora il Violino di Gilardino. Proprio perchè il suo sostituto Rolando Bianchi non è riuscito a trovare la sua dimensione con la maglia rossoblù, probabilmente appesantito dal costante paragone che ormai va avanti dal ritiro di Andalo. Speriamo per il Bfc e per Rolly che la tendenza possa invertirsi quanto prima, grazie anche a “El Churry” Cristaldo che invece già contro il Milan aveva ben impressionato, sfruttando proprio l'assenza di Bianchi per mettersi in mostra e siglare un goal di rara bellezza, a dimostrazione di quanto un singolo episodio possa cambiare la storia di una squadra e di un singolo giocatore. Capitolo finale dedicato a un altro calciatore che a mio mo' di vedere non avrebbe faticato troppo ad entrare nelle geometrie di Pioli e, di conseguenza, nei cuori bolognesi, visto anche lo scarso rendimento del centrocampo. Mi riferisco a Momo Sissoko, mediano di rottura ex Liverpool e Juventus, acquistabile a parametro zero dopo essersi svincolato dal PSG. Le trattative sembravano avviate, poi improvvisamente il brusco stop, su cui aleggia un velo di mistero riguardo alle cause. Il Bologna resta così, auspicandoci che questa scelta di mercato non si tramuti nell'ennesima nota negativa di una stagione già da horror. Si sa infatti che il calcio, come la vita, è tutta una questione di scelte.

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