Il miglior giocatore, nonché capitano della squadra, è da poco partito per “una nuova esperienza di vita” in Cina, la classifica fa rabbrividire ed il calendario fa paura; il goal di Immobile su cross di Darmian al quinto minuto di gioco, nella più classica delle azioni delle squadre di Ventura, è quello che non ci voleva. Questo è il momento in cui molti avrebbero ceduto il passo e si sarebbero arresi. Non i bolognesi. Troppe volte è stato dimostrato come nelle difficoltà questa piazza abbia una marcia in più. Questo club ha la fortuna di poter contare su una tifoseria speciale, che ogni volta che la squadra è in difficoltà, riesce a dare gli stimoli giusti. E' evidente come la presenza in massa di tifosi a Casteldebole, il giorno prima della partita, abbia influito positivamente e contribuito a dare alla squadra la forza di reagire.
Dopo il goal subito in avvio, l'auspicata reazione non si è fatta attendere ed in pochi minuti è arrivato il pareggio. Ad un certo punto della partita anche la “Dea Bendata” ha deciso di indossare la casacca rossoblu e nonostante due papere da brividi di Curci, un palo ed una traversa clamorosa, il Bologna è uscito incredibilmente incolume, tra le facce sconcertate dei giocatori granata. Il vantaggio di Cristaldo e l'abbraccio finale sono la giusta conclusione di una settimana molto difficile, per chiunque abbia a cuore le vicende del Bologna. Alla fine dei giochi quella in Piemonte rimane una vera impresa e anche se la fortuna ha giocato un ruolo determinante, questi punti servono più a noi che al Torino e ci li teniamo stretti, comunque siano arrivati.
A mio avviso il migliore in campo è stato l'arbitro Irrati, che ha condotto la gara in stile anglosassone (lasciando correre il più possibile) e senza ammonire nessuno: ne è nata una partita divertente, un susseguirsi di emozioni, a cui raramente si assiste nel campionato italiano. Credo che sia giusto sottolineare le buone prestazioni degli arbitri e non solamente commentarne gli errori.
Alino Diamanti è un grande giocatore, al quale probabilmente la piazza di Bologna andava stretta, che ha deciso di mollare tutto, fondamentalmente per denaro. Essendo un professionista è nel suo diritto farlo, ma il gesto di lasciare una squadra in quella posizione di classifica, senza un minimo di riconoscenza, a molti non ha fatto piacere. Resta inteso che l'operazione doveva essere conclusa a mercato aperto e parte del ricavato reinvestito per potenziare la rosa, ma guardiamo avanti perché in questo momento dobbiamo concentrarci solo sul campo.
Credo che Diamanti fosse un valore aggiunto a livello tecnico, ma al tempo stesso un limite a livello tattico. Nelle settimane precedenti ho cercato di analizzare i vari moduli usati quest'anno, prima da Pioli poi da Ballardini, sottolineando le difficoltà incontrate nelle varie fasi del campionato e le scarse alternative nelle mani dei due mister. Ora, con la cessione di Diamanti, sarà più facile trovare la giusta disposizione in campo: il fatto di non essere più obbligati a schierare un trequartista, semplifica di molto le cose. Come ripeto da svariate settimane, l'attuale modulo (con Alino: 3-5-1-1; senza 3-5-2) garantisce copertura ed equilibrio e sarebbe stupido cambiarlo ancora, solamente perché si ritiene che Kone sia sprecato nella posizione di mezzala: dobbiamo salvarci non dare spettacolo. Inoltre, contro i granata, la presenza in campo di due attaccanti veri ha permesso al Bologna di vedere la porta più del solito.
Venerdì sera a San Siro ci aspettiamo la stessa concentrazione e la stessa voglia, con cui i ragazzi di Ballardini sono scesi in campo nelle ultime partite e speriamo siano replicate le buone trame di gioco che si sono viste a Torino. Il compito della squadra sarà quello di mettere i bastoni tra le ruote ad una grande del campionato, che in questo momento sta faticando e che non vogliamo essere certo noi a far risorgere. Servirà una prestazione perfetta, con la speranza che gli avversari affrontino la partita senza troppa concentrazione, con in testa l'imminente sfida di Champions League. Nel frattempo noi continuiamo così: testa bassa e pedalare, perché la salita è ancora troppo lunga per prendere fiato.
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