Ogni bar che si rispetti ha il proprio Ragioniere! Fosse mai per un’improvvisa consulenza sulla “tassa del rusco” piuttosto che per una dritta sulla Dichiarazione dei Redditi o magari una rinfrescata di matematica per i compiti di figli o nipoti. Al Bar della Sbagiuzza il ragioniere era Otello Quadraconti (un cognome, un destino!). Fisico non proprio atletico: forme abbondanti nella parte inferiore che salendo si assottigliavano (tipo una pera o una damigiana) fino a chiudersi con un microcefalo spelacchiato ma che a dispetto delle dimensioni pareva contenere sedicente eccellente materia grigia che spiccava sulla pletora degli avventori nell'ambito del panorama aritmetico-numerologico (in un Mondo di ciechi anche chi possiede un solo occhio, può diventare Imperatore!). Una testa così faticava persino a sostenere due occhialini a montatura rotonda che cerchiavano perfettamente occhietti scuri e altrettanto rotondi, alla Bernard Blier. Penna biro d’ordinanza rigorosamente in transito tra il taschino della giacca consunta e il retro-orecchio, stile salumiere. Quando nei pomeriggi un po’ uggiosi sentiva la necessità di catalizzare l’attenzione dei pigri clienti, a causa di carenze di exit poll elettorali da commentare o magari saturo e schivo delle pessime performance nelle legate Snai (figlie dei tempi e sostitute, con crisi di vedovanza, dei sistemoni Totocalcio ormai obsoleti) estraeva il “pezzo forte”. Un’occhiata all’indolente barista-proprietario e dal retrobottega usciva un’antica lavagna da scuola elementare accessoriata da canonici gessetti bianchi, notoriamente, zozzadita: la tabella salvezza!
Millantava di aver stilato, molti anni prima, addirittura la tabella scudetto della Banda Bernardini e azzardava perfino nel rivendicare la paternità del “torneo dei Bar” che Ulivieri avrebbe usurpato per definire le ultime sei partite della promozione ’96. Sibilavano molti dubbi sulla veridicità di tali autoproclamazioni ma anche la memoria, come la matematica, non abbondava nel locale della prima periferia, zona Cirenaica. Di questi tempi e in questa situazione il buon Quadraconti avrebbe sicuramente scelto questa settimana per sciorinare il suo mastrino di calcoli, quasi che la salvezza dei nostri rossoblù potesse essere vergata su una lavagna piuttosto che a suon di gol sul campo di calcio. E sarebbe partito da alcuni semplici assiomi:
SCONTRI DIRETTI: inserendo (a torto) anche il Cagliari sono cinque di cui tre in casa e due fuori. Totalino? Indispensabili almeno una decina di punti. Le altre sette partite possiamo dividerle in tre quasi proibitive (Juve e Inter fuori e Fiore in casa) e quattro abbordabili (meglio Parma e Atalanta in casa che Genoa e Lazio fuori) per una forbice di tre/sei punti. Che farebbero la vera differenza.
QUOTA SALVEZZA: nel più strampalato e mediocre (almeno riferito ai bassifondi) campionato della storia del calcio italiano a oggi sarebbe (per pura proiezione aritmetica) addirittura a 31 punti! D’accordo che spareggiare (e poi retrocedere) a 42 è un record che rimarrà nella storia ma va precisato che in quello stesso funesto anno con soli quattro punti in più la Roma arrivò ottava. E’ ragionevole pensare che con l’arrivo della Primavera e una classifica lunghissima, l’appagamento di molte squadre scevre da obiettivi concreti, contribuisca ad alzarla un po’ ma difficilmente 36/37 risulterebbero non sufficienti.
GOL FATTI E VITTORIE: quattro vittorie (due interne?!) e ventidue gol (con un capocannoniere “ceduto” a quota 5, il secondo momentaneamente infortunato a 4 e i “gemelli del gol” con 3 a testa…peraltro distribuiti in sole quattro partite e che hanno fruttato solo 5 punti) proietterebbero qualcosa come 6 vittorie finali e una trentina di gol. Affinché possano essere sufficienti, francamente, occorrerebbero variabili impensabili e, a dir poco, clamorose.
A questo punto il ragioniere dovrebbe appoggiare il gessetto e con studiate maniere da aspirante istrione, rivolgendosi agli astanti, avrebbe la necessità di estrarre dal cilindro la “mandrakata”. Un colpo alla lavagna girevole e magari un disegno o un motto potrebbero meglio sintetizzare ciò che potrà dare un senso a una cruda e asettica tabella. Come diceva Sacchi? Oc (occhio), pazienza e … Preferirei pensare che servano: PALLE, FEDE e comunque un po’ di CULO sì!
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