Confesso di non gradire molto la pausa del campionato che arriva impietosa a metà settembre e che lascia l'amaro in bocca a noi calciofili che ci stavamo appena riabituando al solito trantran domenicale. Il discorso diventa ancora più irritante se riferito ai tifosi del Bologna, giacché a ridosso del momentaneo ‘’rompete le righe’’ la nostra squadra del cuore non ci regala mai gioie piene, costringendoci a vivere due settimane di ansie e riflessioni. Il top del disagio lo si prova al cospetto della neonata classifica di Serie A: nonostante ci sia la consapevolezza della bellezza di altre 36 giornate a disposizione per renderla degna del nostro blasone e sebbene il Bologna ci abbia ormai abituato a simili partenze di campionato, un po' di paura c'è sempre. La riflessione che ho ponderato osservando l'ancora singhiozzante graduatoria è che i rossoblù sono partiti male ma sono in buona compagnia. Con la differenza che negli altri lidi non c'è la pressione ansiogena che si respira da noi e che i loro cocci li nascondono con sagacia sotto al tappeto, alla faccia nostra che con masochismo ed eccessivo spirito di analisi scorporiamo ogni singolo anelito di vita del BFC. Non è bello guardare in casa d'altri ma, giacché lo fanno tutti (e io non ho né la diplomazia né il self control del buon Zazzaroni... ), mi cimenterò anch'io: abbiamo parlato ampiamente delle rogne di casa nostra ma... che dire del Parma? Se quell'anemico pareggio in casa contro il Chievo l'avessimo ottenuto noi, cosa sarebbe successo? Loro che tra Cassano e Amauri (e un altro budget a disposizione... ) sognano in grande, come ogni estate, salvo poi fare dietrofront a maggio, dicendo che in realtà il loro obiettivo stagionale era solo quello di arrivare davanti al Bologna. Certo. Oppure vogliamo parlare del Catania, che dalla stagione scorsa è entrato ufficiosamente nel gotha delle grandi della Serie A? O del Genoa che ogni anno acquista 60 giocatori, spende un patrimonio e ottiene sempre gli stessi risultati? Insomma, mi perdonino i tifosi delle suddette squadre, ma a volte alzare la testa e guardare nel giardino degli altri può servire a capire che se la classifica è bugiarda per loro, potrebbe esserlo anche per noi che invece a volte ci flagelliamo troppo e sembriamo sguazzare, anche con un certo piacere, nelle nostre sventure. Un mio amico, vostro conterraneo, un giorno mi disse che nella vita non bisogna mai abituarsi ad essere infelici. Quella frase la voglio riproporre ora, con l'avallo anche di un certo Marco Di Vaio che è passato dalla modalità ‘’MVP’’ fisso del Bologna a quella di guru a distanza dei tifosi rossoblù: proprio il nostro ex capitano ha detto in settimana delle parole importanti e che legittimano noi ‘’comuni mortali’’ a pensarla come lui senza farsi affibbiare accuse di ‘’guaraldismo’’ varie. Il Marco nazionale ci ha raccomandato di sostenere sempre il Bologna, anche se non siamo d'accordo con le decisioni societarie. Cosa che succede proprio raramente, vero? Affacciandomi al grande oblò virtuale quale è internet, la mia impressione, scrutando molti di voi, è ci sia così tanto astio verso i vertici rossoblù da sperare quasi che le cose vadano male per dire ‘’avevo ragione io: ci siamo indeboliti’’ e scagliarsi contro l'Innominabile che, in effetti, ha il ‘’solo’’ grande difetto di fare promesse che non possono essere mantenute. Tuttavia, è bene accorgersene, nel palcoscenico della Serie A non esistono società che vanno avanti senza dover vendere. Il rischio è quello di tornare adolescenti, quando, nel pieno delle varie turbolenze dettate fisiologicamente dall'età, pur di andare contro al sistema (sia esso inteso come scuola, genitori, etc.) si facevano delle bravate autolesioniste assurde. La differenza è che in questo caso in ballo non ci sono un brutto voto o una ramanzina di papà, ma il presente e il futuro del Bologna, di voi bolognesi, che mi sento così fortunata di poter vivere periodicamente e a maggior ragione dei tanti (sì, ne siamo più di quanti possiate immaginare!) che amano questa maglia a distanza, quindi più sottoposti a vilipendi esterni di vario genere. Dunque, a breve riprenderà il campionato con la scia di patemi che porta con sé ma, in fondo, le cose di base non cambiano mai: il nostro tifo appassionato, il Bologna che ci fa penare un po' troppo, l'arbitro di turno cornuto e... Di Vaio che in contumacia fa ancora il capitano (non me ne voglia il fin troppo silente Alino... ). Proprio dall'indimenticabile bomber, in questo momento impegnato nel Nuovo Continente, riecheggia fiero il leitmotiv in stile Morandi che dovrà accompagnarci da qui a maggio: stiamo uniti (d'America).
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