E siamo ancora qua! (para-citando il Vasco). Qua in mezzo ai guai, sull'orlo del baratro, anzi tecnicamente qualche centimetro già dentro il baratro, con i consueti contorni: tragedie alla bolognese, pessimismo un po' qualunquistico, sconfessione dell'allenatore, crocifissione di quegli stessi (ex) eroi che abbiamo esaltato pochi attimi fa...ecc. Ma non è uno scenario nuovo, anzi! Limitandoci ad analizzare il lustro, giusto giusto, dal ritorno in serie A (e quindi glissando sulle intemperie che ci si sono ribaltate addosso dagli anni Ottanta) il film si ripropone con scene sempre nuove ma riferite allo stesso copione. Citiamo per doverosa cronaca: la striscia perdente di Arrigoni dopo l'exploit Di Vaio-Valiani a casa Milan, il bluff Sinisa che spalancò la primavera all'amuleto Papadopulo (mai retrocesso) con quel gollonzo di Volpi al Lecce divenuto utile poi solo grazie al regalo di Milito genoano che affossò il Toro, mentre noi letteralmente passeggiavamo a Chievo, fino al respiro salvezza col Catania. Poi con Colomba, già salvo a Marzo ma precipitato ad aggrapparsi all'autogol di Peluso atalantino. L'anno successivo, targato inizialmente Porcedda, che costrinse la Malesani Band a un miracolo contro la penalizzazione e senza stipendi, fu il trionfo della disperazione: fallimento incombente, Presidenti bruciati come cerini e l’incubo sempre a pochi centimetri. Fino a una salvezza guadagnata così in anticipo da consentire un rilassamento clamoroso tanto da suscitare nuovi motivi di…disperazione. L'arrivo di Bisoli non si era nemmeno completato che già (anche qui bella striscia negativa) si profilò di nuovo la tragedia e via di esonero scacciacrisi. Non che Pioli abbia subito consentito sospiri di sollievo ma la cavalcata dei cinquantun punti sembrò, alfine, allontanare spettri pronti però subito a riaffiorare ad inizio del Campionato scorso…e ora. Eccoci qua! E già, siamo ancora qua! Ma è nel guado che ci muoviamo meglio (neanche fossimo ippopotami) ed è nella disperazione che diamo l’anima, che affiliamo gli artigli. Forse perché la “gente” è fatta dei soliti pessimisti criticoni ma anche di “quelli della Curva” (che non stanno solo in Curva) e che, proprio in questi momenti, stringono un cordone intorno alla squadra cingendo di affetto, sostegno, appoggio e incitamento incondizionato. Passionale e sincero come solo i cani riservano ai padroni o i genitori ai figli. Uniti, vicini e solidali. E finora ha sempre funzionato. Per cui, fiduciosi verso lo scoglio Hellas da saltare a piedi pari per lasciare lontana la paura, quella vera. La tradizione è amica (sarà un bene?) e a memoria cito la sestina della Banda Ulivieri, con marcatori dai nomi suggestivi (Kennet, Paramatti, Scapolo, Marocchi e Shalimov) e una rimonta targata Fresi e Cruz dopo il gol (toh!) di un Gilardino gialloblù. Vuoi proprio che questo Centoquattrenne, fresco di compleanno, non ci riservi ancora un battito oltre l’ostacolo? E mentre, seduto su una panchina accanto al mercatino rionale, il sottoscritto scrive questo pezzo, non può fare a meno di osservare una scenetta delle nostre parti e di questi tempi: Salumiere piacione: ” Le taglio due ettarlini di prosciuttino buono, sgnoura?” Avventore di passaggio che ostenta una manita di sicuro richiamo al recente tracollo dell’Olimpico. Salumiere, divenuto un po’ selvaggio: “Cagati addosso, bagaglio di uno juventino! Va là, pajaz!“ La signora ammicca al salumiere e con una lieve scrollata di spalle chiosa, fatale: “Lasci ben perdere, signor Gino, quella gente lì. Cosa vuole…siamo nati per soffrire!” E col pacchetto del prosciuttino, scodinzola, saluta e se ne va.

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