Eccoci qua! Si dice che certe considerazioni vanno espresse a freddo come se una settimana di Serie B fosse sufficiente per metabolizzare un lutto.

Il sottoscritto aveva comunque deciso di interrompere le proprie pubblicazioni su questo straordinaria vetrina Online (che merita elogi e fortuna) proprio con questo Editoriale. Speravo di farlo a salvezza acquisita anziché a retrocessione non certo ancora metabolizzata. Solo una settimana fa potevamo ancora attaccarci alla speranza, pur fragile come tela di ragno, viscida come bava di lumaca e leggera come ali di farfalla. E in questo palcoscenico entomologico come poteva sbocciare un fiore o accendersi una luce? A noi non è restato che guardarci l’un l’altro, provando a mitigare il vitreo dispiacere in un’antipatica rassegnazione, sopportando quella punta di dolore, sotto le costole, come una lama affilata. CI voleva un miracolo e non c’è stato. Doveva capitare qualcosa tipo Space Jam di Michael Jordan, simpatico film in cui nei cattivi alieni s’insinua lo spirito talentuoso dei fenomeni della NBA per una supersfida contro i Looney Tunes. Ecco allora che la postura malferma e insicura di Curci doveva “pagliucarsi” un po’. Magari ai nostri impacciati difensori occorreva immettere la tenacia del Mitico Villa o l’attaccamento di Sandokan Paramatti. E il malfermo Friberg avrebbe dovuto trasformarsi anche solo nella metà della metà del leone Klas Ingesson o l’evanescente Krhin assorbire qualche goccia del fosforo di Eraldone Pecci.

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Carletto Nervo sarebbe potuto entrare nel corpo di chiunque per migliorare la situazione mentre davanti non c’era che l’imbarazzo della scelta per rigenerare il peggior attacco d’Europa (e forse anche degli ultimi cinquant’anni). Aldilà dei meriti tecnici, gente come Beppino Signori (che firmò in bianco letteralmente) o Capitan Marco Di Vaio (che arrivò ad anticipare stipendi nella bufera Porceddiana) è a distanze siderali, anche come uomini, da quella manica di scalcinati cui noi abbiamo affidato il lumicino della speranza: spenta! Ci sarebbe bastato quello, quest’anno: il cuore! Lo slancio oltre l’ostacolo, lo sforzo di mangiare erba e scaracciare sangue, pulendosi con una manata di sudore. Perché NOI l’avremmo fatto! Noi, quelli che non contano (perché non sono in campo) l’abbiamo anche un po’ fatto: ingastrendoci per mesi ma senza far mai mancare un incoraggiamento, soffrendo, sperando…amando!

Forse, in effetti, sarebbe bastato reincarnare in quella masnada senza midollo lo spirito di qualche tifoso, senza nemmeno scomodare i sopracitati uomini-un-po’-più-veri. Perché noi, i tifosi, non avremmo risparmiato un alito di fiato.

Forse inutilmente ma senza uno spicciolo di resto.

E non saremmo comunque retrocessi, come non siamo retrocessi.

Perché dal ’82 ingoiamo magoni ma siamo e saremo ancora qua.

Sembrerebbe retorica ma chi legge e pensa come chi scrive, capisce, senza dubbio, questo linguaggio. Capisce perché i nostri figli ci hanno guardato con gli occhi speranzosi fino alle 17 di domenica, cercando una rassicurazione impossibile. Capisce perché lunedì mattina è stato un lunedì peggiore. Capisce perché incontrandoci fuori dallo Stadio domenica pomeriggio ci siamo abbracciati senza parlarci.

Le cose importanti della vita sono altre: ma nella categoria non-fondamentali chi comprende la passione e i suoi tentacoli di follia, entusiasmo e dolore: capisce!

E se passa da casa mia, in un palazzone vicino alla Cirenaica, riconosce immediatamente al quarto piano la mia terrazza. E’ quella dove sventola SEMPRE una bandiera rossoblù: sbiadita dal tempo, provata dalle intemperie e dagli eventi, frustrata dalle delusioni. Ma sventola, sempre e comunque…e non smetterà! Mai.

E ricordate: non esistono i negozi per acquistare Orgoglio, Dignità e Passione ma se anche esistessero nessuno potrebbe permettersi di comprarli.

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