Un paio di giorni fa, appena ufficializzato il mancato pagamento dell'Irpef, pensavo alle affermazioni uscite dalla bocca di Guaraldi durante l’incontro con le associazioni. Noi non c'eravamo, ma al termine abbiamo ascoltato, increduli, le dichiarazioni soddisfatte di alcuni rappresentanti: “l’aria è cambiata, c’è un progetto”. Ecco, riflettendo su quelle parole mi è tornata in mente una storiella, questa: «Uno scorpione doveva attraversare un fiume ma, non sapendo nuotare, chiese aiuto a una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: "Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull'altra sponda." La rana gli rispose "Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!" "E per quale motivo dovrei farlo? - incalzò lo scorpione - Se ti pungessi tu moriresti, e io, non sapendo nuotare, annegherei!" La rana stette un attimo a pensare e, convintasi della sensatezza dell'obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua. A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto. "Perché sono uno scorpione - rispose lui - è la mia natura"». Ecco, subito mi sono immaginato Guaraldi come lo scorpione e chi ancora gli crede come la rana. Perché è la natura del presidente provarci, fare sparate per calmare la piazza, per poi non mantenere regolarmente la parola. Lo sappiamo bene, lo abbiamo scoperto quasi subito, e sta continuando imperterrito anche adesso (solo post-retrocessione possiamo citare l'affare Zeman e “pagherò”). Ma la cosa che mi sorprende è che qualcuno ci abbia creduto ancora. Solo che poi, puntuale, è arrivato il pizzicotto dello scorpione, e allora tutti giù in acqua.
Acque profonde. Non sappiamo nemmeno che campionato faremo l’anno prossimo, ma siamo già ultimi in classifica. È questo l’ennesimo regalo del presidentissimo, che col mancato pagamento dell’Irpef ha proseguito i bombardamenti alla dignità di questa storica società, oltremodo denigrata durante lo scorso triennio. Più tempo Guaraldi resta alla guida del Bologna, più sono danni che può combinare: questo ormai spero sia chiaro a tutti. La retrocessione non è stata affatto il fondo del barile, dopo si è continuato a scavare e quella che va formandosi è una fossa dalla forma sinistra, perfetta per contenere il Bologna Football Club 1909. Ma forse ormai è chiaro anche a Guaraldi stesso, poiché si dice che nel CdA convocato d’urgenza per il quattro di giugno il presidente rassegnerà le dimissioni. Mi piace quando la gente si muove per tempo.
Certo, le dimissioni da sole serviranno a poco, perché in mancanza di un corposo aumento di capitale il destino del Bologna pare segnato. Il modo migliore per ricordare i cinquant’anni dall’ultimo scudetto, no? Perché sabato prossimo sarà proprio l’anniversario di quel memorabile spareggio contro l’Inter, un due a zero che mandò in estasi gli allora tifosi rossoblù. Almeno l’attuale dirigenza ha avuto il buon gusto di non organizzare nessun evento ufficiale, evitando così di mischiare direttamente gli eroi di quell’epoca con i disastri da lei compiuti. Sono due situazioni diametralmente opposte, Inferno e Paradiso sportivi, e pare di non parlare nemmeno della stessa società. Davvero: viste le condizioni in cui versiamo, non vi sembra impossibile che mezzo secolo fa vincevamo lo scudetto? Io stento a crederci. Dai, dite sul serio? Davvero questi stessi colori che nell’ultimo anno si muovevano sui prati in maniera confusa, impacciata e sterile, negli anni Sessanta erano invece ariosi e dominanti? Davvero esisteva un presidente competente e solido, abile a trecentosessanta gradi, la cui gestione regalò alla città cinque scudetti, e a cui la città di Bologna donò imperitura memoria intitolandogli lo stadio? Davvero, ancora prima, siamo stati “lo squadrone che tremare il mondo fa” e non la squadretta che riesce a far tremare solamente le pareti dello stomaco dei tifosi? Mezzo secolo non è poi tanto, uno sputo, ma quella realtà estatica sembra lontana come il Mesozoico.
Lo so, non mi accontento mai. Perché, in fondo, in vent'anni di tifo ho vissuto due retrocessioni, svariate salvezze per il rotto della cuffia e un (per ora) fallimento: mica posso lamentarmi... Guardate allora, veniamoci incontro: io ci credo che abbiamo vinto sette scudetti, ma solo perché lo dice Wikipedia. Ma quanto vorrei scoprire cosa si provi.
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