Sei settimane all'alba. Sei settimane per conoscere il nostro destino. Alla vigilia del derby della via Emilia avendo ricevuto da San Siro una benedizione speciale le nostre speranze si sono rafforzate. Marchionni - quello che si tuffò su Smit a Torino avendone in cambio un rigore da Ayroldi (!) - fa sapere che di qui alla fine del torneo per loro sarà un minitorneo per l'Europa. Se Donadoni centrasse l'obiettivo ne saremmo felici, soprattutto per lui che è persona serie e tecnico scrupoloso. Dunque auspichiamo che il volo dei crociati continui ma dopo la disfida tra cappelletto e tortellino. Confesso di non avere spunti particolari. Ricordi, quelli sì. E allora dedico queste righe - per chi avrà la bontà di leggerle - a quelli. Cominciando da una riflessione sulla settimana fatta di appelli e di risposte piccate, di attacchi e di difese interessate alle scrivanie che contano. La sensazione è che il dibattito che si è ingenerato sia di quelli che, pur usciti sui giornali, abbia dimostrato una volta di più quanto poco credito abbia il Bologna in ambito nazionale. Lo sgretolamento dell'immagine era già insopportabile, in tutta umiltà chiederei a Guaraldi - con toni pacati - chi e cosa ha comportato l'invisibilità quasi assoluta in cui vive il Bologna di oggi. La partenza di Diamanti e il licenziamento di Pioli hanno tolto alla squadra il minimo tabellare di visibilità nazionale. Non esistiamo. E Metternich, ci perdoni Guaraldi, ci stava molto molto antipatico. Sogniamo un Risorgimento rossoblù, sì. Ma non ne scorgiamo neanche i profili. L'estate in un modo o in un altro definirà meglio le cose. Intanto pensiamo al primo di sei capitoli agonistici importanti. Arriva il Parma, che col Napoli ha ripreso a volare dopo qualche stecca attesa (Juventus e Roma) e inattesa (Lazio). Ricordo l'anno di Guidolin un super Parma battuto 2 a 1 al Dall'Ara, in notturna. Ricordo come una volata di Nervo a fine gara, conclusa con l'ultima bandiera stremata, distesa sul prato dopo aver portato il pallone lontano dalla zona nevralgica, ebbe ai miei occhi l'orgoglio di sentirmi rossoblù. Era un Bologna destinato a soffrire, appunto fino alla sfida del Tardini. Ma quella sera il successo fu chirurgico e meritato. Poi ricordo uno 0 a 0 ai tempi di Chiesa e di Marocchi. Il Bologna era partito malino, in continua emergenza. Il Parma giocava nei quartieri alti. Il Bologna si arroccò per ripartire, e alla fine conquistò un punto pesante. E ricordo al Tardini il Bologna di Buso, portarsi in vantaggio con Signori e poi subire solo nel finale (super partita di Zè Elias) il pari di testa in mischia su azione d'angolo. In panchina c'era Buso che, alla fine del match, entrò sul terreno di gioco infervorato. Con chi ce l'aveva? Con Sanchez, il francese, cui si era raccomandato di coprire il primo palo sul corner. E lui era andato altrove. Il caro Sergione lo avrebbe fatto a pezzettini... se lo avesse raggiunto. Quanto allo spareggio fratricida per non retrocedere... il Bologna lo perse nella gara di andata, quando potendo contare sui titolari contro i "bambini" gialloblù, si accontentò in modo assurdo e debosciato della rete segnata da Tare. Molti poi additano Legrottaglie come uno dei responsabili maggiori dello scempio del ritorno. Ma oggettivamente il Parma al completo era più forte, potendo contare su Gilardino e su quel Morfeo che è come un tennista di spicco del panorama del tennis italiano. Magari non sarebbe stato in grado di vincere nessun torneo dello Slam, ma nella partita secca non temeva confronto con nessuno al mondo. Concludo. Ho stimato, ammirato, voluto bene al Parma di Nevio Scala. Mi sento legato a campioni come Di Chiara, Osio, Cuoghi, Melli, Minotti ma soprattutto a quel Grun che era un silenzioso e utilissimo universale; e a quel Zoratto che paragonai ad Atlante, colui che reggeva sulle spalle il mondo. Spero altresì che le fortune emiliane facciano il loro orso fino al coronamento di un sogno ma a partire da lunedì

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