Un signor Bologna si presenta in casa della sesta in classifica e fa la partita per novanta minuti, non riuscendo a mettere in cascina i tre punti a causa della sua genetica sterilità offensiva. Sì ma, se poi facessimo pure gol la salvezza diventerebbe troppo facile, no?
I rossoblù sono partiti fortissimo, nei primi dieci minuti hanno letteralmente schiacciato il Verona. Kone ha fatto di più nella mezz’ora in cui è stato in campo oggi come trequartista rispetto a tutte le partite giocate da mezzala. Molto presente e pericoloso, il greco è dovuto uscire per un problema all’adduttore: dalla faccia che aveva, era chiaro anche a lui come stesse svanendo un’ottima chance per riscattare un girone di ritorno fin qui nullo. Discorso diverso per l’altro ellenico, cioè un Lazaros Christodoulopoulos sempre più fondamentale nel sistema creato da Ballardini. Citando Umberto Balsamo, ieri aveva sciolto la treccia e il cavallo correva come un dannato, con la chioma svolazzante che risaltava ulteriormente la quantità di movimenti dell’ex Panathinaikos. Se due mesi fa mi avessero detto che Lazaros e Krhin sarebbero diventati i perni inamovibili del centrocampo del Bologna mi sarei messo a ridere di gusto. E invece, insieme a Perez, hanno surclassato i più quotati dirimpettai gialloblù.
Certo, il Verona affrontato ieri era un lontano parente di quello che sin qui aveva ottenuto trentanove punti. Mancava Toni, squalificato, e a oggi Rabusic non è niente al suo cospetto. L’intera manovra scaligera ne ha risentito, risultando alquanto scarsa e priva di incisività: non si sono mai cercati. Nonostante fosse in campo, poi, mancava anche Iturbe. Merito dell’ormai collaudata gabbia Morleo-Mantovani impostata da Ballardini, ma pure l’argentino ci ha messo parecchio del suo, non entrando mai in partita. Ci ha messo del suo anche Rafael, purtroppo. Parando il rigore di Bianchi ha deciso la gara, ma un plauso va fatto anche a Curci per la gran parata sullo spiovente di Romulo: sarebbe stata una beffa, non sarebbe stata la prima. Simpatiche anche un paio di uscite a vuoto del nostro numero uno, ma sono certo lo faccia apposta per ricordarci che si tratti ancora di lui e non di un altro.
Passando alle dolenti note, per la terza gara di fila il Bologna non ha trovato la via della rete. Oggi avrebbe potuto riuscirci Rolando Bianchi, ma si è fatto respingere un penalty identico a quello che si era fatto parare dal giovane Malagoli nella partitella di giovedì. Un brutto segnale il match dell’ex granata, molto coinvolto nella prima parte di gara ma poi eclissatosi via via. E no, non può essere sempre colpa della palla che non arriva. Non bene pure Cristaldo, ancora con l’amo del pescatore Moras conficcato in bocca: il rosso diretto è inesistente tanto quanto è esagerata la reazione dell’argentino sulla prima scaramuccia. A parte quello, molto movimento ma purtroppo scarsa freddezza nell’unica palla buona avuta in area. La cura Ballardini ha funzionato per due terzi della squadra, rinsaldando la difesa e irrobustendo il centrocampo, ma per l’attacco non ci sono tante soluzioni a disposizione: nel senso, bisogna buttarla dentro, ecco. Perché se Abbiati fa un paio di bambini e Lazaros di testa da cinque metri la mette fuori di sei, il mister può farci poco.
Con la gara di ieri, dunque, si è chiuso il ciclo di ferro: quattro punti in quattro partite, un bottino soddisfacente. Ora, però, inizia il ciclo in cui la media di un punto a gara non sarà sufficiente, poiché si affronteranno tre dirette concorrenti per la salvezza che andranno affossate. Ci sarà ancora più responsabilità, quindi, sulle spalle degli attaccanti: per la serie “Signori, adesso tocca a voi: che vogliamo fare?”.
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