Solo i colori a tempera mischiandosi ne esprimono uno nuovo e nemmeno bello: non di certo le maglie e le bandiere.

Si avvicina il cosiddetto “Derby dell'Appennino” sottile e vezzosa invenzione dei media nazionali per enfatizzare una rivalità che nei fatti (e misfatti) è innegabile ma che di campanilistico ha ben poco. Non siamo cugini, non siamo affini, con gli “amici” fiorentini e l'Appennino piuttosto ci divide in una demarcazione Nord/Centro-Sud epocale.

Il Derby dell'Appennino è un po' come la ricetta degli Spaghetti alla Bolognese: non esiste! Viviamo diversamente, mangiamo diversamente, parliamo diversamente... mi piacerebbe anche sottolineare che siamo calcisticamente diversi ma occorre affondare le unghie nella storia per affermare una statistica e acclarata supremazia.

Ci sono stati anche pochi scambi di giocatori (Gamberini, Rizzo, Bettarini, Osvaldo) e molti indiretti (Pecci, Baggio, Viviano, Gila) così da rendere meno pepata ogni rivalsa.

Gli ultimi decenni ci hanno visto scivolare spesso insieme nei momenti bui (noi sempre un po' peggio), addirittura quando eravamo aggrappati insieme è capitato di essere sgambettati maldestramente by Moggiopoli (e spero che ogni tifoso rossoblù boicotti prodotti stile Tod's...che sono anche care e brutte!).

E' nei momenti migliori che, tocca ammetterlo, loro sono riusciti a sfiorare qualche vertice entusiasmante, con cavalcate nelle Coppe e lotta persino per lo scudetto.

E' questo che ci manca... e questo che oggi un po' invidiamo a “quelli dell'altro versante”, versante, peraltro, più brutto se non altro perché privo del Colle di San Luca.

E anche quest'anno scendono al Dall'Ara con una compagine frizzante, sprazzi di bel gioco, alcuni campioni ben preservati da mire di mercato e velleità di classifica, ahimè, diverse dalle nostre.

Allora che sgambetto sia! Stavolta nostro, e lecito, pulito... figlio di una prestazione speciale, foss' anche sotto la neve, a ristabilire un po' le gerarchie che la Storia, comunque, è lì a ribadire.

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CORSI & RICORSI


E per un buon auspicio ripercorriamo, random e a memoria, qualche precedente casalingo (pazienza per il gran gnocco di Geovani, unica perla rara di una stagione mediocre o quello dell'esordio di Gimmy, che presupponeva ben altre prospettive)... sapientemente scelto tra quelli più positivi.

Negli anni '70 ricordo qualche vittoria marcate da bomber (Beppe Savoldi e il Gringo Clerici) e meno bomber (Pierino Ghetti e “gioco-solo-di-destro” Maselli) oltre ad una doppietta di Mastropasqua (comprato dall'Atalanta perché all'ultima dell'anno prima ci salvò confezionando un incrocio di risultati clamoroso, incluso il nostro due a due col Perugia di Bagni, messo “a riposo” da Cresci dopo l'incauta doppietta).

Più recente la doppietta di Salvatore Fresi (credo in assoluto il difensore rossoblù col miglior rapporto partite/gol) e la perla del Bettaro che incastonò uno dei dieci gol più belli mai visti al Da''Ara impattando al volo di sinistro una ribattuta a campanile e collocandola sotto la traversa.

Ma se parliamo di “perle” ... chiosiamo con la Regina: il tacco divino del biondo Gaston. Incostante, antipatico (dicono... anzi dice Lui) forse inespresso ma l'eleganza fatta calciatore che seppe regalarci qualcosa di straordinario, scatenando una reazione sugli spalti che ancora viviamo come brividi sulla pelle e ci portò, guardandoci l'un l'altro, a dirci: “Ma cosa abbiamo visto, oggi?”

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