Una palla bianca che viene sballottata qua e là senza tregua, un tappeto verde sul quale si stagliano numeri di due diversi colori, numeri su cui chi decide deve scommettere di volta in volta, sperando di ottenere una vittoria ed andare avanti, senza perdere il diritto di continuare a stare dentro a quel gioco.
Non è la descrizione di una partita di calcio. Questa volta si parlava della Roulette, il gioco d’azzardo di origine italiana (già, non francese, ndr) celebre e diffuso in tutto il mondo. Ma allora perché istintivamente invece si è pensato al gioco del calcio, e magari proprio al Bologna? Non solo perché state navigando su questo sito. E non solo perché le analogie figurative tra le due attività ludiche sono abbondanti. In realtà, questi pari e dispari, questo ROSSO e NERO che con tanta forza ci attirano al tavolo da gioco, sono le due anime contrastanti interne alla nostra squadra preferita.
Esemplare (non unico) da questo punto di vista è stato proprio il match con la Fiorentina. Per 45 minuti, la squadra è stata impacciata, priva di idee concrete e difettosa di coraggio, poche occasioni e tante difficoltà non solo nel far girare la palla, ma a tratti perfino nel superare la metà campo. Un primo tempo decisamente NERO. Poi, la svolta. Vuoi la decisione di puntare su altri numeri, vuoi la distrazione dell’avversario forse un po’ assonnato davanti al tavolo da gioco, il Bologna ha cominciato a farsi riconoscere per le sue doti migliori. Sono apparse giocate organizzate e spirito propositivo, decisione nei contrasti, voglia di creare in attacco e chiusure senza possibilità di appello in difesa. Un crescendo di forza e di carattere che difficilmente non potremmo riassumere nella parola Cuore. E il Cuore, si sa, è incontestabilmente ROSSO.
Tutto ciò ha portato ai due gol, anch’essi esemplari della duplicità d’animo bolognese. Motta, il brutto anatroccolo che improvvisamente dopo l’ennesima partita oscura e NERA d’insulti, è esploso in un acuto ROSSO che ha regalato il pareggio (speriamo non sia “il canto del cigno”). Lazaros che, come dice il nome, sembrava un oggetto del mistero quasi sparito dalle nostre menti, nella NERA oscurità dell’oblio. Non ne parlava nessuno, non lo considerava nessuno, non era nemmeno mai entrato in campo. Eppure proprio costui, con l’aiuto dei compagni, è riuscito ad esprimere il momento più alto e ROSSO della compagine felsinea.
Un Bologna a due facce, dunque, di due colori diversi, che coesistono perfino nella stessa partita e che rendono le emozioni dei tifosi e di tutta la città indimenticabili, nel bene e nel male. Quante volte ormai è già accaduto quest’anno?
L’ultima giornata di campionato ci ha sorriso. Non potrà certo accadere sempre. È giunto il momento per la squadra di Pioli di dimenticarsi il colore NERO. È giunto il momento di giocare sempre con il Cuore. E se non potremo ogni volta essere interamente ROSSI, almeno facciamo in modo che gl’istanti di impaccio ed oscurità non siano NERI, ma BLU, come richiesto dal nostro gagliardetto e dai cori dei nostri tifosi allo stadio.
La pallina di avorio verrà di nuovo calata sul disco girevole Domenica 3 Marzo alle 15. Il Bologna deve puntare tutto sul ROSSO.
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