Come l'amico Manuel Minguzzi ricorderà in una notte stellata di luglio, ospiti del Ct Ozzano degli amici Sofia & Cervellati, mi lanciai in un paio di previsioni. La rivelazione della stagione sarà Berardi del Sassuolo, dissi, mentre nel Bologna questo sarà l'anno di Khrin. Ho aspettato lo sloveno per tante domeniche, sinceramente ritenendo che il bel Renè per primo prendesse coscienza di essere a un bivio nella sua carriera. O restare un calciatore anonimo, uno dei tanti, o spiccare finalmente il salto di qualità che - evidentemente - era auspicio non solo del Bologna ma anche dell'Inter (che mai lo ha mollato). Ci sono state da parte del regista basso sloveno prestazioni sufficienti alternate ad altre che ritengo al di sotto delle sue possibilità. Poi, Firenze. Mission impossible. Dicono i grandi allenatori che le sfide con le Grandi sono le più semplici da preparare. Perchè? Ma perchè se sei "giocatore" (come diceva il compianto professor Scoglio), le partite con le più forti sono le più facili da interpretare. Se hai cuore e cervello. Il buon Renè ha perso l'occasione della vita. E' stato lui, e non lo dico per gettare su di lui l'intera croce, ad aprire la strada al largo successo viola. Non c'è la controprova di come sarebbe andata senza quel pallone scelleratamente perso sulla propria tre quarti. Poi... è vero che Antonsson... e che Natali... Ma è assurdo continuare a subire gol perdendo banalmente il possesso palla là dove... non si può. Neanche in terza categoria.
La mia profezia, in realtà, voleva essere - a luglio - l'auspicio di una presa di coscienza, il sogno di vedere in un calciatore giovane e bersagliato dalla sfortuna la possibilità di "svoltare". Questo per dire che c'è ancora tempo, caro Khrin, e modo, per non farmi rimangiare la previsione. Per non farmi sentire come il mago Arcella, quello che un giorno della sua vita annunciò il giorno mese e anno in cui sarebbe morto, molti anni prima di andarsene davvero, a 84 anni, dopo una vita pienamente vissuta.
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