É passata una settimana di "non calcio", una settimana dovuta alla sosta per la Nazionale e che per gli appassionati è stata noiosa e senza notizie. Si può invece dire che per il Bologna, forse, è arrivata nel momento migliore: dopo il panico di Roma e la disfatta contro il Verona, c'era bisogno come il pane di rifiatare, respirare e ordinare le idee. E questi quattordici giorni di astinenza sono necessari sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista mentale. Unica nota negativa le convocazioni di un numero non banale di giocatori rossoblù; averli tutti in rosa e tutti presenti in questi giorni sicuramente avrebbe fatto piacere a mister Pioli. Ma così non è, e sinceramente non penso sia un tema al quale attacarsi (pronti a toccare qualsiasi cosa, che sia ferro o altro...) se domenica a Sassuolo dovesse andare male. Quella di domenica sarà la gara decisiva, la gara che segnerà il campionato dei rossoblù. Il tifoso disperato che dopo neanche 10 giornate di campionato afferma: "abbiamo già un piede in serie B", è disfattista e scaramantico. Ma pensare di dovere rincorrere fin dall'inizio non è sicuramente una grande prospettiva di stagione. Sulla carta, nome per nome, ruolo per ruolo, il Bologna è più forte del Sassuolo. Ma la storia parla anche di una squadra che perse con l'Ancona, col Bari, col Cesena, col Como, insomma con squadre che finirono i campionati all'ultimo posto della classifica senza mai speranze di salvezza. Non sappiamo se sarà così anche per i neroverdi, l'unica cosa che parla per ora è la classifica. Diciamocelo chiaramente e non nascondiamoci dietro ad un dito: se il Bologna domenica perderà a Reggio Emilia, è molto facile che Pioli venga sollevato dal suo incarico. La speranza è che Guaraldi non adotti la tattica del "se la squadra va male, l'allenatore deve pagare per dare una scossa anche ai giocatori". Ma esonerare il mister potrebbe essere davvero la soluzione? Da pioliano convinto la mia è chiaramente una domanda retorica. Ma credo che i motivi per continuare su questa strada ci siano.
Punto 1: in questi tre mesi, da luglio ad oggi, si è creato un gruppo con un "condottiero" che conosce le debolezze e le forze dei suoi giocarori.
Punto 2: la testardaggine del mister, che sicuramente non avrà voglia di mollare dopo che la sua squadra è in questa situazione, può diventare un punto di forza.
Punto 3: i possibili sostituti non sono all'altezza.
Punto 4: prendere un nuovo allenatore significherebbe pagare un nuovo contratto e piuttosto con quei soldi si può cercare un buon giocatore e tamponare qualche falla (visto che ce ne sono fin troppe).
Punto 5: cacciare l'allenatore sul quale è stato fondato questo presunto progetto, dopo avergli tolto i giocatori fondamentali degli ultimi anni, sarebbe un grave controsenso ed un atto di autolesionismo da parte della società.
Insomma, se non fosse chiaro penso che confermare Pioli anche a discapito di un brutto risultato, sia necessario. Ma qui devono intervenire anche i giocatori. Sono loro che scendono in campo e sono loro che devono dimostrare il desiderio di riscattarsi e di salvare il mister, se davvero lo vogliono. Tutti ricordiamo quello che faceva Arrigoni prima delle partite decisive: fare ascoltare il discorso prepartita di Al Pacino nel celebre "Ogni maledetta domenica". Magari Pioli non farà così ma si affiderà solamente al suo rapporto con i giocatori, alla sua schiettezza o al tanto celebre mental coach che lo sta accompagnando in queste stagioni. Che sia una cosa o l'altra, poco importa: qui bisogna vincere. Siamo entarti nella settimana decisiva, qui ed ora si fa la storia.
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