La vita da cortile aveva dinamiche speciali: amicizie straordinarie ma burrascose litigate. Soprattutto tra i maschietti ci si azzuffava, magari per il calcio, ma si condivideva l’ultima merendina. Si litigava per un fallo di mano ma si era disposti a fare a botte per difendere un amico magari dalle scorrerie di cinnazzi di un altro quartiere.

A metà di un decennio di qualche decennio fa (ma non è importante) in un quartiere di una qualche piccola/grande città (ma non è importante) quattro ragazzi per strada, come gli amici al bar di Gino Paoli o come i cani di De Gregori, vivevano le loro quotidiane (ma straordinarie, preciseranno poi la nostalgia e il ricordo) vite da cortile.

Gianni, come Rivera, elegante, affilato... un po' fighetto e milanista.

Sandrino, come Mazzola, sincero, arruffone... un po' solitario e interista.

Roberto, come Bettega, non simpaticissimo, prepotente... orecchie grandi e juventino.

E Giacomo, come Bulgarelli, vivace di cervello... modesto e certamente il più proletario: bolognese (di fede, oltre che di nascita).

E non è importante abbinare ai nostri moschettieri le auto dei genitori: una Ford, un’Alfa, una Fiat 131 e una scalcinata Cinquecento. Come pure, nell’immaginario, sarà scontato, ma non importante, collocare a ciascuno abiti e scarpe più o meno modaiole... merende più o meno raffinate... giocattoli più o meno costosi o magari i mestieri dei rispettivi genitori: impiegato, artigiano, dirigente ed operaio. E le vacanze? In riviera, in montagna, in luoghi esotici... o dai nonni in campagna (molto meglio che in Colonia!). A ognuno il proprio cliché che il cortile comunque ammortizzava perché le croste sui ginocchi sono uguali per tutti, come le sgridate dei genitori quando si rientrava troppo tardi o l'entusiasmo per una volata in bici o per un gol segnato al sette. Sette, ovviamente immaginario, visto che magari il palo era concreto ma la traversa molto astratta e fantasiosa.

Certo il calcio tifato apriva solchi profondi difficili da rimarginare.

Giacomo era, già da allora, aggrappato ai ricordi che parevano ancora appena stinti ma già datati; gli altri tre invece rinnovavano alternandosi freschi trionfi.

Li accomunava il blasone di non essere mai scesi in B (che la storia sconfesserà poi molto presto) e l’idea che alla conta degli scudetti ... ok il Genoa (ma è roba da anteguerre) il Toro (naftalina anche quella ...) e la Pro Vercelli (esisterà ?) bene o male si era tra le prime quattro.

Poi la storia ha continuato a macinare momenti di alti e bassi.

Per i tre più "fortunati" (siamo poi certi che la fortuna si misuri a vittorie?) altri scudetti, Coppe dei Campioni, decine di Nazionali e qualche Pallone d'Oro; epoche memorabili con terzetti olandesi o tedeschi e strisce di dominio quasi incontrastato. Per Giacomo molti magoni, diverse retrocessioni (anche in C), lotte continue contro fallimenti incombenti e rinuncia immediata ad ogni singolo campioncino che avesse appena fatto spuntare ali importanti. E risalite faticose... nuotate controcorrente e bocconi sempre amari da ingurgitare.

Difficile difendersi per il nostro Giacomino se non arrampicandosi su qualche memorabile exploit contro i bianconerirossoneriazzurri, esaltando il fatto che lui tifava per la squadra della sua/nostra città e che almeno aveva la soddisfazione di "frequentare" ogni quindici giorni.

Effettivamente tifare per una squadra che non puoi andare a vedere dal vivo con continuità è un po' come sposare una donna da poter "praticare" solo in TV!

Oppure, con qualche genialata figlia del proprio cervello fino, a dispetto delle scarpe grosse, riusciva a zittirli con suggestive metafore, calate come assi di briscola nei languidi pomeriggi estivi: "Ma secondo voi, se i migliori supereroi come Superman, L'Uomo Ragno, Capitan America, ecc. sono Rossoblù un motivo ci sarà, no?".

E come sui titoli di coda dei migliori film sarebbe magari bello andare a scoprire il destino dei nostri piccolo eroi. Saranno magari rimasti in contatto e avranno percorso strade divergenti o parallele. Sarebbe interessante sapere che fine hanno fatto. Chi ha avuto le migliori fortune, la famiglia più felice, la carriera più brillante o le soddisfazioni più clamorose. E' molto difficile misurare e pesare le vicende extra sportive, mentre, invece le competizioni sono, per definizione, etichettate dai risultati e dalle statistiche. Ma a noi piace pensare che anche le emozioni che ti legano a una bandiera, a una maglia, non siano poi così misurabili con dei numeri e non abbiamo dubbi per chi, dei quattro ragazzi di strada, tifare la nostra simpatia!

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