La cosa che più mi preoccupa è l'ottimismo che si è respirato attorno al Bologna dopo la partita di sabato, perchè pensare di trovare qualcosa di positivo lo trovo fin troppo esagerato. Si può dire che i rossoblù abbiano giocato la partita che avevano preparato, che non era pensabile andare allo Juventus Stadium a fare punti, che non sono queste le partite da vincere e mille altre cose. Ma sinceramente questa ondata di positività che arriva da Ballardini, mi fa pensare al peggio. “Giocando così, sicuramente ci salveremo”; con una frase del genere si giustifica un atteggiamento totalmente rinunciatario e rassegnato, che non potrà bastare per salvarsi. Allo Stadium, nonostante la Juve sia più forte, non si è vista una squadra che aveva fame e voglia di salvarsi. Anche perchè i bianconeri non hanno praticamente mai forzato, e quando lo hanno fatto, hanno chiuso gli undici in verde dentro la loro metà campo. Il Bologna contro Fiorentina, Genoa, Catania e Lazio non potrà quindi più permettersi di fare le ennesime partite difensive, altrimenti si rischia il peggio. Ecco allora che, a mio parere, quella di sabato può essere una buona base di partenza, ma servirà qualcosa di più. Tanto di più. La mia è sicuramente un'analisi fin troppo critica, ma al momento la situazione va via via definendosi. Era da dire che prima o poi un risultato negativo sarebbe arrivato anche dalle altre, e che il Sassuolo punti ne avrebbe fatti. Sabato il fattaccio è successo, i neroverdi ci hanno appaiati in classifica ed ora siamo lì, condannati al terzultimo posto. Ci siamo finiti per una serie di motivi, a partire da una scellerata gestione societaria, passando per un atteggiamento sbagliato messo in campo dai giocatori, fino alla palese ed evidente confusione che regna sovrana nella testa del mister. In tutto questo, mettiamoci anche che il Bologna è stato sfortunato e gli infortuni di Kone e Khrin (due dei pochi che in questa seconda parte dell'anno stavano facendo bene) hanno peggiorato ulteriormente le cose; ma obiettivamente, i rossoblù occupano al momento la posizione di classifica che si meritano. Il terzultimo posto non è figlio dei tre punti nelle ultime partite, quanto piuttosto della pochezza che si è vista nel mese di marzo, quello che, guardando il calendario, doveva essere decisivo. E decisivo lo è stato, purtroppo in senso negativo. La formazione schierata a Torino è stata obbligata. Con un Perez in queste condizioni e con diversi indisponibili, si poteva difficilmente pensare ad altro. Cosa c'entrano Ibson e Friberg con la serie A? Poco, è vero. Ma questa è la rosa del Bologna, facciamocene una ragione. In più, bisogna anche ragionare sui cambi fatti da Ballardini. L'ho scritto più volte che secondo me servirebbe una gerarchia nelle punte da mandare in campo (o sostituire, poco cambia): una volta tocca a Bianchi, una ad Acquafresca, una a Moscardelli. Sabato è toccato a Paponi essere la prima scelta. Oltre a questo, fatta la prima sostituzione, perchè aspettare il 43 esimo della ripresa per inserire un altro attaccante? Di cosa si aveva paura? Tanto tra prendere uno, due, tre goal, poco cambiava. Si poteva provare a fare densità nell'area avversaria, creare un po' di confusione in più. Mancano quattro partite, quattro battaglie che saranno decisive per scoprire l'esito della guerra. Forse non basterà, non si è più padroni del proprio destino. Ma sabato c'è la Viola, è il derby dell'Appennino, c'è il desiderio di riscatto. Dovrebbero essere uno stimolo per i giocatori, non solo per i tifosi che sognano di fare lo sgambetto ad una grande rivale storica

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