Peggior partita della stagione, ma il Bologna non è questo

Peggior partita della stagione, ma il Bologna non è questo

di Giacomo Bianchi, @jack_bianchi23

Penso di avere visto il peggior Bologna della stagione. È un’idea puramente soggettiva, visto che, purtroppo, per fare questa scelta di “partite candidate” ce ne sono diverse, fin troppe. Si può prendere l’1-7 col Napoli che non ci scorderemo facilmente, o la sconfitta in nove contro undici contro il Milan, o la gara persa ad Udine senza mai superare la metà campo o il 5-1 di Torino. Ma io “scelgo” questa: mai cattivi, mai aggressivi, mai dando la parvenza di potere in qualche modo mettere in difficoltà la Lazio. Il Bologna ha alzato bandiera bianca dopo il secondo goal subìto, è vero, ma nei settanta minuti precedenti non è stato mai in grado di fare qualcosa che potesse in qualche modo generare un plauso da chi guardava, né in fase offensiva, né in fase difensiva. L’unica occasione della partita è nata da un errore degli altri, e dietro si è sempre stati ad inseguire, sempre in ritardo, sempre a rincorrere. Non c’è stata cattiveria, i giocatori sono sembrati quasi rassegnati e nessuno di loro ha mai dato parvenza di volere dare una scossa alla partita. Nessuno, tranne Marios. Che forse ha sbagliato sul goal del raddoppio, che forse è stato folle quando ha tirato da quaranta metri, che forse ha sbagliato qualche lancio, ma è stato l’unico ad avere cattiveria, ad andare duro in contrasto, a farsi sentire, ad urlare qualcosa ai compagni. Ed un giocatore sui quattordici scesi in campo, è decisamente troppo poco.

Si può discutere sul cambio di modulo tanto osannato e ieri trovato, si può discutere sugli interpreti, si può discutere sulle scelte del mister (che analizzerò tra qualche riga…) e i tifosi si possono dividere sul chi dare la colpa, scegliendo se bersagliare più Donadoni, più i giocatori, oppure più Saputo e i dirigenti. Ma tutti questi mi sembrano discorsi molto fini a se stessi, discorsi che non risolvono i problemi che sta avendo questo Bologna, così spaesato e povero di idee, così poco intraprendente e spesso rassegnato. E veniamo alle scelte di Donadoni, alcune difficili da capire: Mbaye è stato uno dei migliori nelle ultime partite, ma ancora una volta gli si è preferito Krafth con pochi allenamenti nelle gambe, Donsah è stato panchinato per l’ennesima volta, così come Taider che, dopo il rientro dall’infortunio è passato anche lui dall’essere un centrocampista imprescindibile ad oggetto misterioso. Ma più che le scelte iniziali, la cosa che meno mi è piaciuta, è stata la lettura della partita: sotto di un goal e con la chiara sensazione che il Bologna non fosse pericoloso, il mister ha tolto Verdi ed inserito Destro, mostrando poco coraggio, e poca voglia di provarci. Paura di prendere una nuova imbarcata perché si rischiava di essere sbilanciati? Non lo so, ma sarebbe una cosa senza logica. Io sono dell’idea che perdere 0-1 o 0-4 non cambia nulla, soprattutto se in campo si vedono voglia di lottare e voglia di provarci, cose che non sono successe. E poi, dopo il secondo goal preso, gli altri due cambi, con Pulgar al posto di Viviani e con Krejci per dare un po’ di spinta. Due cambi che non hanno per niente spostato quello che ormai era chiuso da un po’.

Non penso che Donadoni debba essere cacciato, né che abbia finito le motivazioni, ma per l’ennesima volta mi trovo a dire che secondo me anche lui, così come chi scende in campo, può dare qualcosa in più. Al termine della partita il mister ha anche detto: “La Lazio è forte e noi abbiamo dato tutto quello che avevamo”. Ecco, mi auguro che non sia così, e che sia un discorso frutto della giusta idea di difendere sempre lo spogliatoio nelle conferenze stampa scontate e ovvie che vengono fatte prima e dopo le partite. Perché se questo è il massimo che può fare il Bologna, per quanto la Lazio sia una grande squadra, non è per niente una bella notizia. Il Bologna è meglio di quanto stiamo vedendo, e DEVE fare meglio di quanto stia facendo. Datemi del pazzo, ma io ne rimango fortemente convinto.

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  1. doriano.dall_859 - 3 anni fa

    Gentile Bianchi, purtroppo la realta’ e’ quella che Lei vorrebbe rifiutare perche’ troppo frustrante. Il Bologna e’ questo. E’ una signora di cui ci siamo invaghiti in fuggenti momenti di suo apparente fulgore, coperta di belletti e di finzioni estetiche, di cui essa si era inebriata. La dama ora mostra la sua vera natura quotidiana, fatta di brutture, senza qualita’. Le responsabilita’ ? Iniziamo dalla proprieta’. E’ compito primario di ogni imprenditore scegliere dirigenti capaci e funzionali agli obiettivi aziendali. Al momento dell’acquisizione della Societa’ tutta la stampa concordemente parlava della assoluta fiducia direttamente accordata da Saputo alla persona di Pantaleo Corvino. Ebbene, il DS spese cifre folli (per una neo-promossa con l’unica ambizione di salvarsi) per giovani che attualmente stazionano in panchina e che non si sono assolutamente valorizzati. Si tratta di 45 milioni di euro in proiezione triennale (fonte Il pallone nel sette), ed in particolare con una spesa di quasi 30 milioni per i soli Destro, Rizzo, Crisetig, Mbaye, Donsah , Mounier e Pulgar. Lasciamo stare il colpo di fortuna relativo a Diawara. Non parliamo poi del ritardo nell’allestire la squadra, con calciatori che erano lungodegenti o fuori forma perche’non giocavano nelle squadre di provenienza.Il povero Delio Rossi non aveva tutte le colpe. Pantaleo Corvino fu poi allontanato, ma il danno era gia’ stato fatto. Attualmente si sconta il Peccato Originale, poiche’ Saputo ha chiuso i cordoni della borsa. Ma Corvino fu scelto da lui. Saputo ha speso molto, ma ha speso male, come giustamente rileva Civolani. Ha una palese “culpa in eligendo”. Concordo inoltre con chi rileva che Donadoni preferisce allenare calciatori fatti. Ritengo che egli non sia perfettamente funzionale alle strategie societarie. Chi ha scelto l’allenatore? Il calcio vive di bacini d’utenza, che alimentano non tanto gli incassi degli stadi quanto sopratutto i diritti televisivi , con cui il settore sopravvive . I tifosi si nutrono di entusiasmi, di figure eroiche collettive o individuali in cui identificarsi . Un direttore generale che affronta ragioneristicamente la gestione della squadra, minimizzando un trend negativo vergognoso e storicamente infamante,con la magrissima consolazione di essere in compagnia di tre derelitte che retrocederanno con record negativo di punteggio, non rappresenta certo l’elemento che puo’ incrementare bacini di utenza o dare spinta positiva al team. Un DS che acquista di tutto per dimostrare alla proprieta’che si persegue la politica dei giovani spendendo poco, ma che non provvede alle elementari esigenze della squadra (attaccanti veri e difensori affidabili) non e’ forse gravemente corresponsabile dello sfascio? E che dire di un allenatore che accetta supinamente l’imposizione di figure uniche sulla carta salvifiche per il proprio modulo preferito (Destro) ma che si rivelano totalmente inidonee e senza alternativa alcuna. Ed e’ funzionale ad un progetto giovani chi schiera una difesa di ultratrentenni a fine carriera? Forse ha ragione a non fidarsi dei giovani a disposizione, ma allora il progetto? Spero che a lui Saputo abbia promesso un futuro diverso. Fondare su Donadoni un ciclo che non ha precedenti per durata presupporrebbe una grande unita’ d’intenti fra dirigenza ed allenatore, cosa che non riscontro. Lo sfascio attuale del Bologna ha radici profonde ed una pluralita’ di colpevoli. Forse i meno responsabili sono i calciatori. Ogni botte da’ il vino che ha…..

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