Caro Marco Marchionni, oltre a constatare quanto sia cacofonico il tuo nome, devo dirti delle cose. Innanzitutto, domenica scorsa l'abissale differenza di 23 punti tra il Parma e il Bologna non si è vista affatto, anzi. Purtroppo avevano ragione i miei amici tifosi del Napoli che mi avevano avvertito sullo stato di ‘’culatello’’ della tua squadra, perché senza quello saresti tornato a casa a mani vuote. La seconda constatazione che ti faccio è che se il mio Bologna dovesse andare in B, cosa più che probabile, i meriti non saranno del tuo Parma, come avvenne nel lontano 2005. Anzi, a dirla tutta, anche allora ci fu lo zampino di qualche altra potenza. Quella a strisce bianche e nere. Ma sì, la conosci, ci hai giocato. E in queste ultime tre parole c'è la sublimazione della tua essenza. Perdonatemi questa divagazione ma dovevo farla. Dunque, amici, dicevamo? Ebbene sì, il Bologna ha fallito l'ennesima, e forse ultima, occasione per regalarci un finale di stagione un po' più sereno: avevamo accarezzato a lungo il sogno della vittoria salvifica, specialmente dopo che Cherubin aveva gonfiato la rete, non senza la gentile collaborazione della marcatura di Paletta, larga quasi quanto la riga tra i suoi capelli. E invece nel frullatore degli uomini di Ballardini si sono uniti i soliti ingredienti: attaccanti che divorano i gol (e se ci si mette pure Kone... ), sfiga congenita in entrambe le fasi di gioco e avversari che cacciano dal cilindro perle magiche eo fortunose, vedi tale Palladino. E, paradossalmente, se Amauri alla fine non avesse solidarizzato con la verve offensiva del nostro Acquafresca, a quest'ora staremmo parlando di una beffa totale. Invece, almeno il punto è arrivato. Grazie al suicidio del Livorno, poteva davvero essere il weekend del salto di qualità decisivo, quel balzo che invece ha fatto il Chievo che, come ogni anno, appare debole con le grandi ma chirurgico negli scontri diretti. Sperando che lo sia anche sabato. Già, perché le sorti del campionato rossoblù ruotano come non mai intorno alla squadra clivense che, dopo aver liquidato sonoramente Paulinho e soci, in caso di vittoria o, quantomeno non sconfitta, con il Sassuolo, potrebbe davvero sancire una data importante per la lotta salvezza. Andiamo con ordine. Non me ne vogliano gli amici siciliani, ma il Catania sembra davvero spacciato mentre, appunto, il Chievo si sta defilando. Restano in ballo Bologna, Sassuolo e Livorno, con quest'ultima squadra che da ora in poi avrà un calendario a dir poco proibitivo e con una seria emorragia nella casella delle reti subite. Se la dovrebbero giocare le due formazioni emiliane, anch'esse alle prese con sfide imminenti molto difficili. Lo scoglio a nostro sfavore è proprio il weekend pasquale che, in caso di vittoria dei neroverdi a Verona, considerando anche il loro vantaggio negli scontri diretti, potrebbe rappresentare l'aggancio e, di conseguenza, il sorpasso sul Bologna, obbligando i rossoblù a scatenarsi contro la temibile Fiorentina. Insomma, un effetto domino spaventoso. Ed ecco che è entrato in gioco Regno, l'uomo che potrebbe diventare il vero simbolo della - si spera - salvezza felsinea. La sua esternazione non era un accidente mandato al Chievo, anzi: il buon Carletto aveva intuito che il vero pericolo per il Bologna si chiama Sassuolo, una mina vagante capace di risultati clamorosi, in entrambe le direzioni. E, dopo aver caricato i veronesi in vista della trasferta toscana, ha aggiunto loro pressione proprio con riguardo a questa imminente gara che, salvo miracoli a Torino, potrebbe dire tanto sul prosieguo del torneo rossoblù. Già, Torino. Contro quella Juventus che in casa finora le ha vinte tutte. Quale migliore occasione per giocare con la mente sgombra da pressioni? Anche perché, mandato all'aria il match point contro il Parma, solo con qualche risultato a sorpresa potremmo evitare un finale di campionato all'insegna della pagina 221 di Televideo. Quella maledetta che mi fa compagnia nelle mie gufate più intense, non senza sobbalzi e angosce a ogni lampeggiamento. No, niente pay per view o sguardi curiosi su internet per controllare gli altri risultati. L'antica arte del malocchio sulle partite delle rivali la porto avanti in maniera tradizionale, anche a testimonianza di una fede rossoblù che negli anni non è cambiata. Come non è cambiato il Bologna, sempre tristemente dipendente dagli altri.

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