Sono momenti caldi, caldissimi, quelli che stiamo vivendo in questi giorni di fine maggio. Non tanto per le condizioni climatiche, piuttosto avverse per la verità, che perlomeno stanno ritardando l’arrivo della temutissima afa bolognese. La temperatura si alza decisamente quando si parla delle questioni attinenti al futuro del Bologna, discorso molto in voga sia sul web che per le strade. E ogni secondo, minuto, ora che trascorrono, le idee sono sempre più confuse, le certezze sempre minori. Ma ne riparliamo tra qualche riga, adesso mettiamo un attimo da parte questo discorso per parlare di una fresca novità che riguarda il mondo pallonaro, ufficiale e definitiva: dal 2015, diremo addio alle comproprietà.
Un istituto tipicamente italiano e sconosciuto al resto d’Europa, che più di qualche dubbio aveva sollevato negli ultimi anni. Se è vero che molte società, nel clima generale di austerity che regna sulla nostra Serie A, erano favorevoli a questo particolare tipo di trattativa che permetteva loro di fare comunque un mercato dignitoso a prezzi contenuti, francamente non ne ho mai capito il reale significato. A mio avviso, tenere un calciatore a metà tra due club non è troppo utile, perché si rischia solamente di svalutarne il valore e di diminuirne in maniera decisiva stimoli e motivazioni. Certo, può anche riuscire l’affare del secolo: ne sa qualcosa l’Udinese, da sempre regina nel comprare calciatori semi-sconosciuti e rivenderli con grosse plusvalenze nel bilancio, e brava a cedere solo mezzo cartellino di Cuadrado o di Candreva rispettivamente a Fiorentina e Lazio. E adesso può far leva sull’ottima stagione dei due e tirare sul prezzo della propria metà. In questo caso, il discorso che vi facevo in avvio non vale, nel senso che Cuadrado e Candreva, e con loro anche Ciro Immobile (a metà tra Toro e Juventus), Zaza, Berardi, Gabbiadini e compagnia sono esplosi o si sono rilanciati nelle piazze che li hanno accolti, facendo le fortune dei loro comproprietari che adesso si preparano a contare le montagne di euro che presto entreranno nei loro conti.
C’è però, come in tutte le cose, il rovescio della medaglia. Perché oltre ai calciatori che in qualche modo traggono vantaggio da questa particolare situazione, ce ne sono altri che invece si ritrovano sballottati da una squadra all’altra oppure diventano un peso, scaricati da entrambe le compagini che ne detengono le prestazioni. Il caso di Krhin per esempio, da 4 anni a metà tra Inter e Bologna, fa riflettere: arrivato sotto le Due Torri con biglietto da visita firmato nientepopodimeno che da Josè Mourinho, resta sulle sue senza mai brillare, se non per qualche sprazzo isolato (ma molto isolato) di calcio vero. Risultato? La retrocessione in B del Bologna lo farà tornare alla casa madre, considerando anche la necessità per l’Inter di avere calciatori con trascorsi nelle proprie giovanili in ottica lista Uefa, con il suo valore che nel frattempo si è decisamente abbassato. Per non parlare poi di quei giocatori che, arrivati alle buste, vedono offrire pochi spicci da un lato e dall’altro sentendosi non di certo al massimo della considerazione, oppure altri casi in cui per errori anche banali si perdono buoni affari (eclatante fu quello di Viviano, che per un errore di compilazione dell’offerta finì interamente all’Inter lasciando a bocca asciutta il Bologna). Insomma, se proprio si vuole puntare su un calciatore ma non si è totalmente convinti della bontà della scelta, perché non ricorrere ad un semplice prestito con diritto di riscatto?
Lasciare le cose a metà, in fondo, non è molto utile. Nel calciomercato, quanto nella vita reale, sono sempre stato fermamente convinto che una cosa o la si fa sino in fondo, o non la si inizia per nulla. Ed è qui che mi ricollego all’inizio di questo editoriale, quando vi avevo lasciato accennando alla situazione societaria. Come ormai noto a tutti, il countdown sta per scadere, e se Guaraldi non si affretta a pagare gli stipendi di gennaio, la ritenuta Irpef e a prestare le dovute garanzie per ottenere la fideiussione utile all’iscrizione del prossimo campionato di B, la penalizzazione di 2/3 punti potrebbe presto materializzarsi. Soldi ce ne sono ben pochi, e il patron rossoblù li sta ormai cercando ovunque: dopo il cane Gunther pare si sia rivolto anche al Commissario Rex. Dovesse andar male con lui, già avviati i contatti col pesciolino Nemo e coi pinguini di Madagascar. Ironia a parte, una soluzione va trovata al più presto. Zanetti non sembra così convinto, e dopo i primi avvicinamenti e le iniziali dichiarazioni ("L'unica cosa che posso assicurare è che non lascerò il Bologna da solo") che avevano fatto pensare a qualcosa di positivo, sono tornate le nubi su Casteldebole. Si parla addirittura di un possibile ingresso “solo” come sponsor da parte di mister Segafredo, con Guaraldi che rimarrebbe in sella alla società. Una soluzione che risolverebbe a metà (o probabilmente molto meno) i problemi in casa rossoblù. Per cui voglio fare un appello a Massimo Zanetti: se ha letto questo editoriale, faccia un atto coscienzioso e apprezzi lo sforzo. Lasciare tutto a metà, rinnovare le preoccupazioni di tifosi e addetti ai lavori, potrebbe essere decisamente peggio del semplice rinnovo della comproprietà di Krhin. Potrebbe rappresentare il punto di non ritorno per una squadra e una piazza massacrate su tutti i fronti durante gli ultimi mesi.
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