“Il Bologna Fc 1909 comunica di aver raggiunto l'accordo col Brescia Calcio per il trasferimento in rossoblù, in compartecipazione, dell'attaccante Alessandro Diamanti.” Era il primo agosto 2011, quando la notizia giunse a Bologna. E lo scettico tifoso rossoblù, all'epoca, era un misto tra incredulità e curiosità. Le doti tecniche del ragazzo non potevano essere messe in discussione, ma quello che preoccupava di più era un carattere che fino a quel momento lo aveva più limitato che aiutato.

Perchè Diamanti scelse Bologna? Per Bisoli, che lo volle fortemente di nuovo al suo fianco dopo averlo lanciato con il Prato. Il Brescia era retrocesso ed uno come lui nella cadetteria aveva ben poco da dire. Bologna era la piazza giusta per provare a rimettersi di nuovo in gioco, una città che prima di lui aveva rilanciato gente come Baggio, Signori e Di Vaio, non proprio gli ultimi arrivati.

Alla sua prima conferenza stampa, in un caldo giorno di metà agosto, il ragazzo era stato chiaro ed aveva lanciato qualche segno premonitore: “Sono venuto qui anche per riconquistare la maglia azzurra”.

Più una provocazione che altro (all'epoca), senza alcun dubbio. Ma non si può certo dire che la determinazione sia una caratteristica che manca al riccioluto trequartista.

All'inizio dello scorso campionato, sempre lo scettico tifoso rossoblù non cambiava il suo parere: “Sì, buon giocatore, tecnica sopraffina, piede clamoroso, ma qui c'è anche bisogno di tanta continuità. Sarà un caso che nella sua carriera abbia cambiato così tante squadre?”. Già, la continuità. Ecco cosa ha trovato a Bologna, quella continuità che gli ha permesso di fare un campionato stratosferico la scorsa stagione, condito da sette reti (il suo record in serie A, già eguagliato quest'anno) e coronato con la giusta convocazione per gli Europei. La serata con l'Inghilterra fu speciale per tutti e ormai lo scettico tifoso rossoblù si era convinto: in casa c'era un campione.

L'addio di Di Vaio lasciò libera anche la fascia da capitano. Con Portanova squalificato, quale altro giocatore avrebbe potuto prenderla, con tutto quello che voleva dire? C'era bisogno di qualcuno che avesse personalità, credibilità di fronte agli avversari e agli arbitri, rispetto da parte di tutti. E soprattutto avesse la voglia di caricarsi la squadra sulle spalle e dare il buon esempio ai compagni. Ed uno era l'indiziato principale: quello con il 23.

Con il suo modo di giocare ha dato anche un equilibrio tattico al lavoro di Pioli. Perché trovare un trequartista che faccia in questa maniera la fase difensiva e faccia corse di 60-70 metri anche a fine partita, non è facile. Soprattutto se poi è sempre lo stesso giocatore che in fase avanzata deve creare ed inventare per i compagni. Ed è proprio questo che fa innamorare “l'ex scettico tifoso rossoblù”: il sacrificio e l'umiltà. Poi è chiaro che giocate come quella di domenica contro il malcapitato Agazzi fanno solo bene agli occhi, ma c'è molto altro dietro. E inoltre non è da trascurare come il ragazzo abbia portato un nuovo spirito ed una nuova “luce” in una squadra che sembrava sempre navigare nel limbo della mediocrità ed ora invece, a volte (solo a volte), è quasi divertente da vedere giocare.

Non si conosce il futuro, non si sa cosa possa succedere il prossimo anno. Quello che è certo è che un Bologna senza Diamanti perderebbe tantissimo, anche dal punto di vista umano. Purtroppo verrebbe quasi da pensare che la cessione del ragazzo sia cosa più che possibile, visti gli andamenti societari e le richieste sempre maggiori. Solo una cosa: non lo si svenda, e non si facciano scambi dei quali poi ci si rischia di pentire. Ogni riferimento è puramente casuale.

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