Se Lazaros l'avesse messa dentro all'ultimo secondo, non sarebbe stato un furto. Perché la partita dell'andata, la partita della manita, ieri era solo un ricordo sbiadito. E' un altro Bologna, quello di Ballardini, che lotta e ci prova fino alla fine: è l'unico modo per cercare di salvarsi, e il nuovo allenatore è riuscito a inculcarlo nella testa dei giocatori. Pioli non ci era riuscito, o non era stato ascoltato. La differenza c'è e si vede.

La Roma ha vinto perché, nonostante le assenze, è nettamente più forte del Bologna: non c'è da girarci tanto attorno. Dopo un inizio in cui i rossoblù l'hanno fatta soffrire con un pressing ottimamente eseguito, col passare dei minuti la squadra di Garcia ha preso sempre più campo grazie ai suoi uomini di qualità. Il palo di Destro aveva fatto sperare in un'altra giornata da fattore C com'era stata quella di due settimane fa, ma non è andata così. Il gol di Nainggolan è un sunto della natura giallorossa di questa stagione: percussione di Gervinho, palla a Pjanic e inserimento del centrocampista. Stavolta è toccato al belga, a cui evidentemente il Bologna deve aver fatto qualcosa quando era piccolo: su otto gol totali in Serie A, è il terzo ai rossoblù. Peccato perché con un po' più di concentrazione tra Cherubin, Christodoulopoulos e Morleo si sarebbe anche potuto evitare, ma tant'è.

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Nella ripresa il Bologna non è partito bene, quasi scarico, tuttavia con l'ingresso di Ibson la musica è cambiata. Si è presentato con tanta personalità, il brasiliano, dimostrando di essere un giocatore che mancava a questa squadra. Tocchi rapidi e precisi (addirittura!), visione di gioco e una consapevolezza che lo spinge a venirsi a prendere il pallone: se non risulterà un fuoco di paglia, forse abbiamo trovato chi darà un gioco ai rossoblù. Non sarà stato sicuramente tutto merito suo, ma quando il numero venti è sceso in campo il ritmo della gara si è accelerato improvvisamente, e questo è valso sia per i padroni di casa sia per gli ospiti. In quella mezz'ora, infatti, ci sono state più occasioni che nel resto della partita. L'ultima, appunto, quella di Lazaros che da pochi passi ha messo fuori di un metro.

Non c'era Perez e il suo posto l'ha preso Krhin che non ha sfigurato, come nelle ultime apparizioni del resto. Non si può dire lo stesso di Kone, purtroppo, ancora totalmente avulso dal gioco quando impiegato da mezzala. Ormai è un caso quello del greco, che da interno di centrocampo è acclarato non renda per nulla. Meglio ha fatto una volta spostato sulla fascia, dove ha potuto dare sfogo alla sua dote principale che resta quella della corsa. Una soluzione, questa, applicabile però solo in frangenti in cui devi recuperare, poiché in fase di copertura l'ex bresciano è un'incognita. Se l'apporto deve essere quello dato ieri, per lui in questo Bologna non può esserci posto.

Adesso è quasi finito il tour de force, manca solo la trasferta di Verona domenica prossima e poi inizierà il ciclo fondamentale: Sassuolo, Livorno, Cagliari, Chievo e Atalanta. Cinque partite nelle quali non sarà più sufficiente metterci l'anima per portare a casa degli elogi, ma in cui bisognerà fare punti. Cinque partite alla portata, se il Bologna sarà quello visto ieri. In caso contrario, la strada sarà ripidissima.

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