Il mercato del Bologna sembra ormai un disco rotto, che suona sempre la stessa melodia che ha ormai stancato anche i più duri d'orecchio. Le solite promesse di inizio estate - “Non cederemo nessun pezzo pregiato”, “La conferma di Gilardino è una formalità” ed altre simili amenità -, disattese quando il mercato volgeva ormai al termine; i soliti problemi nel piazzare quei giocatori che non rientrano nei piani del club da tempo, ma che puntualmente restano sotto le Due Torri ad appesantire il bilancio senza essere utili alla causa, e infine la solita infornata di prestiti oggi al massimo utili come panchinari, ma domani chissà.
L'unico vero colpo di mercato è in realtà un non-colpo, ovvero il rinnovo di contratto di Alessandro Diamanti, anima e cuore della squadra, nonché unico giocatore in grado di fare la differenza e tenere il Bologna oltre la linea di galleggiamento. La sua conferma assieme a quelle di Panagiotis Kone, Frederik Sorensen e, parzialmente, il ritorno di Diego Perez – se così si può chiamare visto che l'uruguayano non è mai andato via veramente – sono le poche note liete per la tifoseria rossoblu e per il tecnico Pioli. Per il resto infatti il mercato è stato, come spesso accade a queste latitudini, lacunoso e a tratti improvvisato.
In porta dopo un lungo tira e molla è rimasto Gianluca Curci, assieme a tutti i suoi alti e bassi, nella speranza che i guai muscolari accusati in passato siano stati messi completamente alle spalle. In difesa sono arrivati due mancini come Marek Cech, segnalato tre anni fa da Bagni, e Andrea Mantovani, uomo di fiducia del tecnico che può operare anche come centrale, a giocarsi una maglia con Archimede Morleo. A destra però è rimasto il solo Gyorgy Garics, con lo spagnolo José Angel Crespo a far da vice, che continua a non convincere del tutto alternando prestazioni disastrose ad altre sufficienti senza però mai mostrare segnali di una, seppur tardiva, crescita. Qualcosa in più era lecito attendersi in quel ruolo.
In mezzo al campo si è rischiato di perdere in un sol colpo i titolari dell'anno passato con Diego Perez che ha passato l'intera estate fra spiaggia e allenamenti in solitaria prima di essere richiamato dal Bologna per per indorare la pillola della cessione di Saphir Taider all'Inter. Cessione arrivata non per la cifra scandalosa che Guaraldi e Zanzi giuravano sarebbe servita per portar via il giovane franco-algerino dall'Emilia, ma per un'offerta tutto sommato normale: 5,5/6 milioni di euro e il prestito del promettente Diego Laxalt. L'uruguayano è un buon prospetto, forse ancora un po' acerbo, che anche se farà bene sotto le due torri difficilmente potrà essere trattenuto dai rossoblu per via del contro riscatto inserito nel contratto dall'Inter. Un'operazione che quindi non porta grandi frutti al Bologna in prospettiva e che per certi versi è simile a quella che ha portato il promettente Alessandro Capello sempre sulla sponda nerazzurra di Milano, per qualche milioncino e un paio di comproprietà di calciatori già spediti altrove a farsi le ossa e il prestito di un Denis Alibec che peggio non poteva presentarsi alla piazza felsinea (“Sinceramente mi sarei aspettato di andare in un club più importante”, le sue primissime parole).
In avanti perso Alberto Gilardino, per cui fin da gennaio scorso si era giurato e spergiurato di avere già un accordo bello e pronto per riscattarlo dal Genoa, è arrivato Rolando Bianchi, giocatore che può far bene in una piazza come Bologna sia dal punto di vista realizzativo, sia come uomo squadra visto il carisma di cui è dotato e che ha messo in mostra nella lunga militanza nella Torino granata. Per il resto dopo aver a lungo inseguito un esterno d'attacco per sostituire l'altro partente Manolo Gabbiadini – partendo da Grozav per passare poi a Schelotto e Krasic – Zanzi ha optato nell'ultimo giorno di mercato per Jonathan Cristaldo, che tutto è fuorché un esterno. L'argentino del Metalist è infatti una seconda punta rapida, dotata di senso del gol, che deve giocare al fianco di un centravanti per dare il meglio di se. Una mossa comprensibile solo se dietro c'è la volontà del tecnico di passare a un modulo con un trequartista dietro le due punte.
Le noti dolenti sono arrivate anche dalla gestione degli esuberi. In extremis Zanzi è riuscito a piazzare Mathias Abero e Federico Casarini in prestito con la speranza che possano rivalutarsi e magari trovare qualche club disposto a investire su di loro nelle prossime finestre di mercato. Per il resto son rimasti sul groppone Federico Agliardi, retrocesso a terzo portiere, Michele Pazienza, che Pioli avrebbe voluto rilanciare prima dei litigi in terra inglese, e sopratutto il duo Gimenez-Acquafresca. L'uruguayano è stato proposto a destra e manca senza però trovare nessun club che avesse intenzione di accollarsi, almeno in parte, il suo ingaggio, l'italiano invece resterà a disposizione di Pioli in un reparto che appare fin troppo affollato in attesa che a gennaio qualcosa si muova come un anno fa.
Mancanza di strategia, incapacità di tenere i migliori e costruire attorno a loro una squadra che possa ambire a qualcosa in più della salvezza, come la piazza e il blasone del Bologna meriterebbero, e promesse -a cui sempre meno credono - come sempre disattese dai fatti hanno prodotto così l'ennesima squadra da salvezza risicata. Quel che si obietta alla società non è tanto la mancanza di soldi, ma quella di un progetto preciso che possa far crescere e valorizzare la squadra negli anni e sopratutto la mancanza di chiarezza sulla reale situazione economica in cui versa la società a oltre due anni dal salvataggio dopo i disastri della gestione Porcedda. Una situazione che col passare degli anni si fa sempre più insostenibile e indigeribile per una piazza che ha ben altre ambizioni e non sembra disposta ad accettare passivamente che il patrimonio tecnico del Bologna venga pian piano depauperato senza mai riuscire a chiudere la voragine di bilancio che questa società si trascina dietro dalle precedenti gestioni. Serve chiarezza per interrompere il suono stridulo del disco rotto e far si che a Bologna torni a suonare una nuova musica.
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