Porta a casa un punticino Ballardini alla sua prima da tecnico del Bologna, al termine di una gara che non passerà certo agli annali per freschezza e brio. Un passo avanti rispetto a Catania, ma perché per fare un passo indietro saremmo dovuti scendere in campo bendati e con le palle di ferro ai piedi. Non mi aspettavo nulla di meglio, onestamente, perché se all’improvviso il Bologna avesse iniziato a giocare come l’Olanda del 1974 i giocatori andavano presi a pedate nel sedere. Siamo questi, facciamocene una ragione in maniera definitiva. Infatti non ho visto una prestazione peggiore rispetto a quella contro il Genoa, e l’unica differenza è che quella volta Diamanti pescò la matta, mentre ieri Kone non l’ha pescata per dieci centimetri.

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Confermata la difesa a tre, il tecnico romagnolo ha ritrovato Cherubin dopo otto mesi di assenza: un rientro importante, preludio a un suo probabile rinnovo del contratto. E il centrale vicentino, complice anche la pochezza delle azioni offensive laziali, si è mostrato subito in un buon stato di forma, sbagliando poco a differenza di un Natali a tratti troppo frettoloso, e risultando a detta di molti il migliore in campo. Novità anche sulla linea mediana: Lazaros e Pazienza a formare il blocco centrale assieme a Kone, precisamente con i due greci a muoversi da mezzali. Quindi, per esclusione, all’ex giocatore di Udinese, Napoli e Juventus è toccato fare il play. Ecco, anche no. Finché si è trattato di rompere le scatole agli avversari, infatti, non se l’è cavata male, ma trattare il pallone non deve essere un compito suo. E purtroppo ieri sera ne ha trattati tanti, finendo per smistarli alternativamente tra la difesa del Bologna e le braccia di Berisha. Non pensavo sarei mai arrivato a rimpiangere Khrin, invece… Questa squadra ha bisogno come l’aria di un play, sono anni che manca, e nella conferenza stampa di presentazione è stata indirettamente l’unica richiesta di Ballardini: accontentarlo sarebbe già un passo in avanti verso la salvezza (il Catania con Lodi docet). I due greci si sono dati da fare, e l’esperimento di Christodoulopoulos non è fallito del tutto (anche perché il passo da uomo di fascia non l’ha mai avuto), tuttavia non sarà questa la mossa in grado di regalare una svolta alla stagione. Il capitano a fargli compagnia in avanti ha ritrovato Rolando Bianchi, riproposto titolare dopo una vita. Finché il Bologna ha puntato sui lanci lunghi l’attaccante non se l’è cavata male e, vista la fatica del centrocampo rossoblù nel costruire azioni palla a terra, avremmo anche potuto proseguire così. Invece no, e di conseguenza il numero nove è sparito dalla manovra. Peccato per quel tacco parato dal portiere, fotocopia di un’azione già vista contro la Sampdoria.

Il Bologna ha chiuso il girone di andata con sedici punti, un bottino ahinoi poverissimo. Nella seconda parte del campionato ne serviranno almeno altri venti/ventidue per salvarsi, e così com’è ora questa squadra non è in grado di portarli a casa. Servono almeno due giocatori in grado di fare da stampella a una rosa zoppicante anziché no, e quando scrivo “giocatori” non intendo i Mutarelli o i Naldo di turno: intendo uomini pronti subito, che vadano ad aggiustare prima di tutto un centrocampo privo di fosforo e un attacco improduttivo. Giovedì Ballardini ha sottolineato di non aver preteso alcun tipo di movimento di mercato, ma farebbe meglio a sbrigarsi a cambiare idea. Forse l’ha già cambiata.

P.S. “Grazie mister Stefano”

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