La partita di sabato ha restituito un po' di sana fortuna alla storia di questo campionato del Bologna, viste le numerose circostanze in cui i ragazzi di Pioli erano usciti sconfitti per un episodio o per un solo gol di scarto. La squadra ha mostrato la solita determinazione, ma l'assenza di un paio di pedine fondamentali da una parte e la giornata non particolarmente ispirata di qualcuno dei nostri dall'altra, rendono quello ottenuto al Friuli un punto d'oro, non tanto per la prestazione, quanto per una serie di episodi fortunati, quali i due legni colpiti dagli uomini di Guidolin ed il rigore parato da Curci, che hanno evidentemente condizionato il risultato a nostro vantaggio.
La prossima partita sarà sabato sera al Dall'Ara contro il Torino di Ventura. Contro i granata non ci sarà Perez, perché infortunato, ma tornerà Diamanti, che ha scontato la squalifica. A centrocampo vi sono varie alternative: da Khrin, che ha ben figurato ad Udine (subentrando ad un Pazienza apparso confuso), a Guarente che, anche se per pochi minuti, è sembrato insolitamente tonico. La grande prestazione di Curci a Udine mette in luce un aspetto caratterizzante del Bologna di quest'anno e cioè l'importanza dei giocatori attualmente in prestito. L'intero attacco rossoblu formato da Gilardino e Gabbiadini è destinato a dissolversi con la scadenza dei prestiti ed a quel punto il rischio è quello di dover nuovamente ripartire da zero. I risultati positivi di quest'anno da un lato ci rendono tutti più felici, ma dall'altro potrebbero indurre l'attuale società a proseguire con la stessa politica della scorsa sessione di mercato, caratterizzata da cessioni importanti, rimpiazzate da prestiti. Con la speranza che si eviti di cedere Diamanti e si riesca a rinnovare Perez, giusto per fare un paio di esempi, credo sia inevitabile, per questa società, proseguire con la “strategia dei prestiti” che, come abbiamo visto quest'anno, nel breve periodo può anche dare dei risultati. Tuttavia si tratta di una strategia di difficile attuazione, dove il pericolo è quello di aggiungere alla rosa una serie di giocatori, che è si è poi costretti schierare durante la stagione, per non fare un torto alla società proprietaria del cartellino e per non correre il rischio di incrinare quei rapporti con i grandi club, che stanno alla base di questa strategia. Ad esempio ora con la Juventus abbiamo un rapporto privilegiato (scusate se rabbrividisco..), quindi nella prossima sessione di mercato, avendo valorizzato un loro giocatore, ci dobbiamo aspettare un favore. E così via, si allacciano rapporti di fiducia con le grandi del campionato e si cerca di ottenere qualche favore in forma di prestito. Le squadre di grosso calibro solitamente hanno più denaro a disposizione, quindi si avvalgono di osservatori più abili, i quali cercano in giro per il mondo i migliori talenti che però, nel caso in cui vengano acquistati, non hanno quasi mai la certezza di giocare. Ecco che arriva Zanzi che, sfruttando il lavoro fatto dagli altri, si accaparra il giocatore senza sborsare un euro, né per il cartellino, né per gli osservatori, evitando inoltre di appesantire il conto economico della società, con contratti a lungo termine. Questo modus operandi può portare a risultati unicamente se si ha la fortuna di essere allenati da un tecnico valido come Pioli che, seppur con un girone di ritardo, è riuscito a costruire una signora squadra, partendo dalle macerie e ricostruendo da zero, dopo lo smantellamento dell'organico dei 51 punti, attuato dalla società in estate. Quella attuata da Guaraldi e Zanzi in realtà non è strategia, ma pura sopravvivenza e non penso possa essere ripetuta a lungo, senza correre il rischio di cadere in errori di valutazione. Vivere di prestiti potrà essere economicamente vantaggioso, ma dimostra ancora una volta come questa società non intenda programmare e sia costretta a vivere alla giornata, confidando in una sorte favorevole ed in un allenatore a cui forse si sta chiedendo un po' troppo.
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