La musica è finita e gli "amici" se ne vanno, che inutile serata... L'ultimo mesto atto di un campionato zeppo di errori è finito all'archivio. Il match con la Lazio è stato emblematico di una squadra in grado di tenere il campo - in un torneo povero - con quasi tutti, ma con due immense lacune. La sterilità offensiva, vizio di tutte o quasi le punte rossoblù, e la straordinaria capacità di creare episodi sfavorevoli dal nulla. Voltatevi indietro e a turno vedrete molti episodi tutti nella stessa direzione. Fin dall'inizio: non importa dirne forte il responsabile, perchè il responsabile è tutto il Bologna: il tiro non trascendentale di Gabbiadini, i minuti di follia nel finale con il Milan, il tiro di Livaja, il rigore di Verona, il palo di Cristaldo a porta vuota, Il rocambolesco gol di Palladino, il tiro di Garics salvato sulla linea, la paratona di Handanovic, fino al rigore causato al minuto 93 su un avversario diretto sul fondo, rischio evitabilissimo. Lo avevamo detto in chiave di presentazione di stagione: ci sono due tre fuoriserie inarrivabili e tutte le altre che sono sullo stesso piano. Decideranno gli episodi. Tutto, tristemente, avveratosi. E gli episodi negativi finiscono sempre per penalizzare chi ha gravi lacune di personalità. Via Diamanti, via Pioli, la squadra ha perduto personalità. L'aspettavamo da Perez, oggetto misterioso che, per quanto si è visto sul campo - è indifendibile. Non può uno della sua esperienza perdere il pallone al limite della sua area, innescando il gol del vantaggio ospite. Non può. Gocce di acqua che hanno lentamente creato la fessura e poi la voragine. Ultima annotazione tecnica: bene avrebbe fatto il tecnico uscente a far giocare i giovani, nell'ultimo atto finale. Rodriguez non basta, sebbene in una manciata di secondi abbia rischiato di fare quello che altri compagni di reparto non sono riusciti a fare in un intero campionato. Non entro nel merito delle questioni di società. Riconosco a Guaraldi una non trascurabile attenuante: il CdA di Natale, bocciando l'aumento di Capitale, lo ha di fatto affidato ai marosi costringendolo a lasciare un peschereccio per imbarcarsi in una scialuppa. Quanto al coup de theatre dell'amico Frabboni presente alla trattativa con Zanetti, due cose ho da dire. La prima: ritengo Frabboni una persona cum grano salis (che forse avrebbe dovuto rifiutare l'offerta). La seconda: è talmente grottesca da rendere così scontata la desolazione (come siamo finiti in basso...) da meritare una risata. Amara, se volete.

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