Avrei voluto scrivere di una vittoria convincente, di un Bologna risorto dopo le brutte prestazioni contro Sassuolo e Livorno, di una gara dominata. Sì ma, anche io, in che mondo vivo?
Scrivo quindi di tre punti pesanti come il piombo, frutto di una partita scialba e confusionaria. Va bene così, ormai, perché oggi saremmo pure salvi, ma quanta fatica.
L’unica differenza rispetto a domenica scorsa è stata che gli avversari non hanno segnato, permettendoti di restare in linea di galleggiamento fino al rigore decisivo. Dove al Picchi c’era Emeghara al Dall’Ara c’è stato Ibarbo, ma anche grazie a un buon Curci la porta rossoblù è rimasta inviolata. Le rivoluzione operata da Ballardini ha portato all’esordio di Friberg dal primo minuto, posizionato dietro le due punte in un ruolo che non ritenevo potesse essere suo. Una partita dalla sufficienza traballante per lo svedese, che ha dimostrato comunque delle apprezzabili capacità di inserimento. Altra novità la coppia Acquafresca-Bianchi, sulla quale avevo delle perplessità confermate durante la partita: non si sono cercati, tuttavia l’ex cagliaritano ha dimostrato anche oggi una verve maggiore rispetto al numero nove, ormai ingabbiato in questa sua stagione ampiamente negativa. La difesa ha regalato un paio di brividi nel primo tempo, ma per il solo fatto di aver giocato a quattro senza prendere gol bisogna stappare una bottiglia di spumante.
Tuttavia, e lo so anche io, queste sono considerazioni tattiche dannatamente sterili. Perché alla fine, per spiegare la vittoria di ieri, basta parlare solo di Christo. Migliore in campo di due spanne, il greco ha predicato calcio per tutti i novanta e passa minuti, dandosi da fare sia in fase di copertura sia in avanti, e provando a fornire quella scossa all’attacco rossoblù che su azione non segna ormai da dieci (dieci!) ore. Si è messo in proprio, Christo, costringendo prima Avramov a distendersi all’angolino, poi guadagnandosi e trasformando il penalty che ha riportato i tre punti in casa rossoblù dopo un mese e mezzo. In questo momento ci affidiamo a lui, inutile girarci attorno, perché è l’unico a dimostrare quella vitalità senza la quale agguantare una miracolosa salvezza sarebbe impossibile. La parabola di Christo è mirabolante: impiegato e subito bocciato da Pioli a inizio stagione, non ha praticamente più visto il campo fino all’avvicendamento in panchina. Da lì un’ascesa costante, fatta di gare via via più convincenti che lo hanno elevato, ora, a uomo della provvidenza. Avevamo il sostituto di Diamanti già in casa e non lo sapevamo. Certo, sto esagerando, ma il greco si danna, batte i calci piazzati, prova a illuminare, tutte cose che fino a due mesi fa competevano al ventitré. Christo ci mette un tasso tecnico inferiore ma più spirito di sacrificio, e speriamo riesca a fare proseliti tra i suoi compagni: il passo ulteriore della sua parabola, infatti, sarà riuscire a trasmettere questa sua voglia a chi gli sta attorno, altrimenti la discesa all’inferno sarà sempre più vicina.
In chiusura un accenno a quanto successo sabato. Duemila persone si sono prese la briga di andare a Zola Predosa mosse solo dall’affetto che provano per il Bologna, per contestare un presidente che in questi anni ha depauperato la squadra e tenuto atteggiamenti sempre più contraddittori. Il messaggio è arrivato, ora però se qualcuno vuole questa società deve farsi avanti: l’indirizzo a cui rivolgersi è noto, tentennamenti non ce ne devono essere.
P.S. Tre manifestazioni dei tifosi prima di una partita e tre vittorie. Se fossi in Guaraldi, mi organizzerei una contestazione a settimana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA