Era il venticinque marzo scorso quando Stefano Pioli apponeva la firma su un contratto fino al 2015, tranquillizzando una piazza che da tempo ascoltava voci che volevano il suo mister seduto su un’altra panchina da giugno in poi. Già, tranquillizzava: mai verbo potrebbe essere più adatto. Anche ora, a quattro mesi di distanza.
Quattro mesi durante i quali abbiamo visto un finale di campionato deludente, e un inizio di mercato che ha privato il Bologna di Perez, Gilardino e Gabbiadini, rimpiazzati da Della Rocca, Bianchi e Alibec. Il giudizio, come si usa dire, lo darà solamente il campo, ma è innegabile che i curricula dei nuovi arrivati siano inferiori a quelli dei predecessori. Una combinazione che, unita al tredicesimo posto della scorsa stagione, dovrebbe far uscire dalla bocca di tutti i tifosi la parola “retrocessione”.
Eppure non è così. Almeno, non all’unanimità. Perché di pessimisti (realisti?) ce ne sono, ma ce ne sono altrettanti, o forse di più, che guardano al prossimo campionato con un occhio migliore del precedente. E l’unica spiegazione possibile risale, appunto, a quel giorno di marzo in cui l’allenatore del Bologna ha deciso di stringere un legame ancora più forte con la nostra città.
Pioli, infatti, nei due anni di permanenza a Bologna ha conquistato i tifosi certamente grazie alle due salvezze raggiunte con largo anticipo, ma anche in virtù dei suoi comportamenti dentro e fuori dal campo: sempre disponibile, chiaro, tranquillo ma non per questo meno efficace con i suoi giocatori. Si dice che Bisoli urlasse moltissimo.
È la faccia pulita della società, il mister, l’unico all’interno dell’organigramma che goda di una fiducia incondizionata da parte della città. Una fiducia che ci porta a dargli credito quando dice che “questa è la base di partenza migliore da quando sono a Bologna”, nonostante le defezioni importanti elencate prima.
Parafrasando la citazione simbolo di SpiderMan, però, mi viene da dire che da una grande fiducia derivino grandi responsabilità. Così fortemente aggrappati come siamo al nostro allenatore, la delusione per un campionato al di sotto delle aspettative sarebbe inevitabilmente ancora più cocente. Ci sentiremmo spiazzati, e ci daremmo dei fessi per esserci fatto illudere tanto bellamente durante l’estate, mentre diversi “io ve l’avevo detto” ci rincorrerebbero per tutta Piazza Maggiore. Per questo penso che Pioli abbia una responsabilità maggiore sulle spalle rispetto ad altri suoi colleghi: quella per la quale ogni allenatore è pagato, ossia far rendere la squadra, e in più quella nei confronti di una tifoseria intera che si è affidata a lui. Forza mister, niente scherzi.
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