Abituiamoci. La domenica che è appena trascorsa è stata la prima senza calcio e almeno per un anno sarà così. Verrebbe quasi da dire, “speriamo” per un semplice motivo: pensare che il Bologna l'anno prossimo giocherà di sabato, significherebbe automaticamente fare la Serie B, cosa che al momento non appare del tutto scontata. Se invece dovesse esserci il ritardo nei pagamenti, il possibile fallimento e la mancata iscrizione alla cadetteria, questi pensieri svaniranno. Le serie minori giocano sempre la domenica, non perderemmo le nostre abitudini. Ma diamo per buono che tutto andrà come deve andare, che le partite le guarderemo al sabato e che le domeniche pomeriggio saranno “libere”. Devo essere sincero, da un lato non mi mancheranno le ansie di questa stagione, collegate alle sofferenze e alle umiliazioni patite. Ma dall'altro bisogna anche considerare che non ci saranno più i riti della domenica mattina aspettando la partita che ci portavano ad aprire il giornale al bar, scorrere tutte le notizie tra brioche e cappuccino, analizzare gli avversari e fare pronostici che mai si sono realizzati. Certo, lo si potrà fare il sabato e le cose non cambieranno, ma non sarà la stessa cosa. Giocare di sabato fa venire una certa ondata di tristezza, al solo pensiero. Si vuole vedere qualcosa di buono? Le domeniche pomeriggio saranno libere e le signore non interessate al calcio potranno finalmente pronunciare la fatidica frase “Oggi pomeriggio andiamo all'Ikea”. La risposta che aveva accompagnato gli uomini in questi anni era sempre la stessa: “Non si può, oggi c'è il Bologna”, la via d'uscita più facile per non dire la verità. Non sarà più così, il prossimo anno. Bisognerà trovare nuovi hobby e nuovi interessi, perchè sinceramente pensare di guardare la Serie A e vedere nuovamente il Chievo, il Sassuolo, probabilmente l'Empoli e chissà una tra Modena e Latina, fa venire più disperazione che altro. Ma è giusto così: queste squadre si sono meritate la permanenza in serie A (o l'eventuale promozione), mentre il Bologna si è meritato di scendere di categoria, al termine di una stagione che l'ha visto protagonista negativo in senso assoluto. Ma prima di fare ragionamenti filosofici e cambiare le abitudini, bisognerà vedere cosa succederà oltre la data fissata, il famoso 12 giugno. Potrà essere l'inizio di un nuovo Bologna, oppure potrà essere la fine. Le cose al momento sono, purtroppo, abbastanza chiare: se Zanetti (o chi per lui) non si inserirà, le cose andranno a rotoli. Guaraldi non ha i soldi per salvare questa squadra, mister Segafredo sì. Ma come reagirebbe la piazza se alla fine decidesse di non intervenire? Di fatto non ha mai fatto promesse ufficiali, questo è bene considerarlo. Ma allo stesso tempo il suo nome è fuori da troppo tempo, c'è fiducia in lui e le sue “non-smentite” non fanno altro che incrementare l'idea che da un momento all'altro possa tirare fuori il denaro necessario. Ma se così non fosse, lascerebbe il Bologna sul punto di morte, ed in un certo senso sarebbe “complice” non volontario dell'uomo che ha portato la squadra sull'orlo del baratro. Immaginiamoci poi se, nel caso di fallimento, dovesse decidere di rilevare la squadra dalle macerie solamente dopo. Sicuramente la soluzione migliore dal punto di vista imprenditoriale, la peggiore per presentarsi alla città: avrebbe avuto il modo di diventare un eroe, si ritroverebbe ad essere solamente un ciarlatano che ha illuso la gente. Da qui al 12 giugno continueranno ad essere scritte fiumi di parole, ma di fatti ho idea che ne possano accadere veramente pochi. Staremo a vedere cosa succederà. In questo momento andrebbe benissimo anche giocare al sabato e andare all'Ikea la domenica.
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