A un anno esatto dalla roboante impresa in casa dell'Inter, con l'ultimo grande acuto del capitano Marco Di Vaio, il copione del 17 febbraio versione 2013 è di tutt'altro gusto: il Bologna ritrova la sconfitta vanificando così la possibilità di realizzare la striscia di risultati utili consecutivi più lunga del campionato. Com'è finita la partita? Indovinate un po': i rossoblù tornano dalla sfacchinata siciliana (che fu teatro dell'ultima perla di Ramirez con la nostra maglia) con in tasca i soliti rimpianti che lascia l'ennesimo 1-0 stagionale patito lontano dalle mura amiche. E dire che la settimana pre-partita, tra Papi dimissionari dopo oltre mezzo secolo e meteoriti caduti sulla terra mostrando scenari apocalittici da film hollywoodiani, aveva fatto ben sperare i più ottimisti tifosi felsinei sul fatto che qualcosa di grosso potesse succedere anche a noi, perché no. Ed è stato così anche per i primi 40 minuti della partita domenicale che sembrava incanalarsi sui binari di un soporifero 0-0, tant'è vero che le uniche cose interessanti che ho potuto fare in questi frangenti è stato contare i puntini sulla testa di Maran e calcolare la netta distanza che separa gli occhi di Lodi; proprio dal mancino fatato (uno dei migliori del campionato, assieme a quello del nostro Alino) del centrocampista napoletano è partito il cross per la zuccata decisiva di Almiron, che svetta su tutti e, nel dubbio, manda per aria un Krhin in giornata storta, o meglio, inkrhinata. Scommettiamo che a parti invertite l'arbitro, El Russo di Nola, avrebbe fischiato? Nella ripresa esce un Kone ritornato sul pianeta terra dopo le ultime performance stellari ed entra a raffica tutta l'artiglieria di Pioli ma purtroppo il risultato non cambia. Il ‘’Massimino’’ è un campo ostico dal quale solo le grandi sono uscite con in mano dei punti (e chiedere a Pulvirenti come... ) e in cui, evidentemente, i nobili hanno ancora un peso maggiore rispetto al ‘’popolino’’: solo così si può spiegare il mancato penalty dopo il bagher clamoroso e prolungato di Marchese (il fratello maggiore e pelato di Motta) che sembrava una foca da circo intenta ad aggiustarsi il pallone nel miglior modo possibile. Occhi chiusi anche sul mezzo pestone rifilato dal pennuto Omar Pedrini (Spolli) a Gilardino e se ci mettiamo la chiamata su un ipotetico fallo (di barba?) di Moscardelli allora capiamo l'ira funesta di Pioli, espulso come un Conte isterico qualsiasi. E comprendiamo anche l'indifferenza generale che ci fu all'epoca del contestatissimo Catania-Juventus in cui giustamente i siciliani gridarono allo scandalo per l'arbitraggio ‘’leggermente’’ di parte dell'allora ‘’omino in giallo’’: troppo facile fare i piccoli con i grandi e i grandi con i piccoli e questo succede spesso in Serie A a quelle società che giacciono nel limbo che c'è tra le squadre che contano e quelle che, per vari motivi, non alzano mai la voce. I minuti finali sono serviti solo per salutare il ‘’simpaticissimo’’ Legrottaglie e per constatare che i catanesi avevano dalla loro parte il ‘’liotru’’, l'elefante che secondo la tradizione li protegge: hanno vinto meritatamente ma mi aspettavo da parte loro la classica partita di ‘’calcio champagne’’ di sudamericana tradizione e invece, soprattutto nella ripresa, è stato l'opaco Bologna formato trasferta (il che la dice lunga!) ad avere il predominio (seppur sterile) del campo collezionando anche alcune occasioni per pareggiare. Questa sconfitta a opera di una formazione che in casa ne ha vinte la bellezza di 9 su 13 non è un dramma anche perché la situazione nelle ultime tre posizioni è rimasta abbastanza invariata e tutto lascia presagire che sarà proprio il terzetto Pes-Pa-Si, seppur in netta crescita, a lasciare la massima serie. Ma ancora una volta dispiace dover vivere una domenica da rassegnati e farlo, per giunta, quando il risultato è solo con un gol di scarto: ormai, quando le partite si mettono così, con i nostri avversari di turno che sfruttano al meglio il minimo (e, a volte, unico) errore difensivo rossoblù, già sappiamo tutti come andrà a finire dato che questo Bologna di pareggiare fuoricasa non ne vuol proprio sapere. La bella notizia teoricamente è che adesso ne avremo due consecutive al ‘’Dall'Ara’’: non ci sarà l'alibi inconscio di partire sempre con una rete di handicap e cominciare a giocare solo dopo aver combinato la ‘’frittata’’ per spezzare questo incantesimo che è calato sulla squadra di Pioli appena fa visita agli stadi altrui. Mentre in radio spopola il tormentone sanremese ‘’mononota’’ lanciato da Elio e la sua geniale band, l'unica storia tesa che conosciamo è questo Bologna sempre in bilico e che, diciamolo, mentre le altre pericolanti cominciano a prendere le distanze dalla zona pericolosa, resta al palo, in costante attesa della ‘’sua’’ domenica della svolta. E se qualcuno si è stupito di come si possa comporre un pezzo usando solo il ‘’do’’, do io la notizia: per noi tifosi del Bologna è un continuo e assordante concerto in ‘’do’’ maggiore (e su questo siamo tutti... d'accordo), ma quando sarà finalmente il momento di ‘’avere’’? Invece ci ritroviamo ogni volta a cantare la stessa canzone. Ormai arcinota.
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