Avete presente la sensazione che si prova quando si aspetta una cosa da tempo, si cerca pure di immaginare come sarà senza però riuscire a dipingerne un'immagine nitida? Il risultato è un mix di notti insonni, ipotesi, desideri e paure, come quella di restare deluso e rovinare un'emozione intensa ma mai condensata nella realtà. Bene, questo (e molto altro) è quello che abbiamo provato io e un bel migliaio di persone che avevano la data ‘’21 aprile 2013’’ da tempo cerchiata sul calendario. Il nostro identikit è variegato ma il minimo comune denominatore si chiama Bologna Football Club 1909; lo stadio ‘’Dall'Ara’’ è stato la meta di viaggi più o meno lunghi, con disparati luoghi di partenza, ma il tuffo al cuore provato all'ingresso nel nostro tempio è stato il medesimo. Aspettavo da così tanto tempo questo giorno che quando ho visto i nostri in completa tenuta verde per un attimo ho temuto di aver sbagliato strada e di trovarmi in realtà al ‘’Partenio’’ della vicina Avellino; ho chiuso gli occhi, li ho riaperti dopo un attimo, il tempo di cercare di realizzare razionalmente la raffica di emozioni ingerite con voracità, e ho capito che era tutto vero. Bandieroni noti visti mille volte in TV, colori familiari e suoni rassicuranti mi hanno dato un pizzicotto virtuale come per dire che adesso era giunto il momento di tirare un bel sospiro e tifare a più non posso perché, per una volta, anche la mia voce sarebbe stata carburante prezioso per gli undici condottieri pronti all'ennesima battaglia. Gilardino, quasi come a volersi scusare per quanto accaduto in quello stesso stadio 8 anni fa, ci ha regalato la gioia tanto attesa di un gol, anzi del gol numero 3000 della storia del Bologna in Serie A, rendendoci protagonisti di un momento storico, uno di quelli da narrare con orgoglio ai nipotini. Ma la vita non è solo cose belle, men che meno il calcio, sua più grande metafora, e noi bolognesi lo sappiamo bene: nel secondo tempo l'ennesimo Sansone pareggia i conti per la Sampdoria, facendoci assaggiare anche il lato amaro di questo sport. Mi sono girata istintivamente verso il settore ospiti, anch'esso foriero di un senso di familiarità per la sottoscritta: ho visto gioire in lontananza la mia dorianissima zia, con la quale condivido lo stesso fervore di tifo ma con colori diversi, e ho sorriso a metà bocca, pensando che in fondo forse era scritto che la torta di questa giornata di campionato dovesse essere divisa perfettamente a metà. Devono averlo pensato un po' tutti i 22 protagonisti in campo che ci hanno offerto una seconda frazione da sbadigli che ha permesso un po' a tutti noi di gustarci con calma lo spettacolo del ‘’Dall'Ara’’ e memorizzare ogni singolo dettaglio della nostra ‘’casa’’. E' stato tutto così bello che quasi ringrazio anche il signor Peruzzo, arbitro di giornata, per merito del quale si è creato il bizzarro spettacolo di udire imprecazioni in ogni dialetto d'Italia (e non solo). Finite le ostilità c'è stato appena il tempo di assaggiare la pioggia bolognese addosso e di constatare che Kone, qualora dovesse andar via, mancherà soprattutto a noi tifose, e poi mi sono tuffata con piacere nella città che da sempre mi ha rubato il cuore e l'ha fatto senza darmi mai troppe spiegazioni. Mi è bastato concedermi lunghe e spensierate passeggiate sotto i portici di Bologna per capire perché qui chiunque si sente a casa, immaginate un po' me che vi sono legata con un intreccio di emozioni degno della miglior ragnatela possibile. Mi sono sentita minuscola al cospetto delle torri ma enorme in Piazza Maggiore, dove ho provato l'insolita sensazione di essere al centro del mondo, del mio mondo. Ma purtroppo le cose belle sono destinate a finire: il commiato è stato difficile da un lato, ma dall'altro adesso avevo la certezza che il mio cuore, da sempre depositato con amore in questa città, fosse in ottime mani. Ho ripensato a quante volte le persone hanno commentato il mio tifare Bologna con un laconico: ‘’Sei fuori’’. Bene, domenica di ‘’fuori’’ (regione e non) ne eravamo in tantissimi, un esercito da far invidia alle più grandi squadre d'Italia che forse un affetto così sincero e disinteressato non lo hanno mai provato. Adesso l'esercito si è diviso, ognuno è tornato nelle rispettive basi, pronto a tenere alto lo stendardo rossoblù con ancora più orgoglio. Mentre sorridevo immaginando il soldato D'Alessio in azione, mi sono resa conto che era giunto il momento di salutare Bologna. L'ho fatto e per fortuna è primavera e ci sono i pollini dietro ai quali ho nascosto le mie emozioni. No, non stavo mica piangendo, era solo l'allergia...

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