Molti o pochi gli spunti su cui soffermarsi alla vigilia di Verona-Bologna, prima settimana di quiete, dopo le tempeste.
Problema??? Leggiamo dalla Gazzetta dello sport di qualche giorno fa la notizia secondo cui Panagiotis Kone sarebbe un problema per Ballardini che non sa come schierare il greco. La reazione a caldo è stata un po' sconcertata. Che Panagiotis sia uno spirito libero, è vero. Ma che il giocatore tecnicamente più talentuoso - e non a caso uno dei pochi ad avere mercato dalla cintola in su - rappresenti un problema rasenta l'autolesionismo. Personalmente la soluzione l'avrei. Vorrei vedere giocare Kone come a Cagliari. E sfido chiunque l'abbia visto vestire i panni di Diamanti in quella circostanza a dire che si sia trattato di una prestazione negativa. Una partita è un indizio e non una prova. Bene, allora estendiamo la documentazione al Kone visto a Parma. E vediamo, di nascosto, l'effetto che fa. Caro Ballardini, si dice che l'occasione faccia l'uomo ladro. Ora, è probabile che Cristaldo e Acquafresca siano gli elementi che ormai ha battezzato per il ruolo vicino a Bianchi. Però, col primo febbricitante e il secondo ancora convalescente, ci ascolti. Tornando a Casteldebole faccia una carezza a Panagiotis Kone e lo schieri vicino a Bianchi in quel di Verona.
Torrisi superstar. Il Carlino intervista Stefano Torro Torrisi nella sua qualità di ravennate doc, dunque come una sorta di cardinale Mazzarino tra Ballardini e Mandorlini. Toro, nella sua Praga facendo il baby sitter (congratulazioni), con solita schiettezza modello sangue romagnolo si lancia in profezie da... fare impallidire Celestino. «A Verona sarà dura, visto il ruolino casalingo dei gialloblù» dice. Certo, certissimo, anzi probabile. Però stavolta i numeri possono essere superati dalla contingenza. Spieghiamo: l'assenza di Toni rende il Verona assai meno pericoloso di quanto non sia, nel momento in cui attacchi con la difesa del Bologna schierata. Mi ricordo un Bologna-Udinese, se non erriamo match di esordio di Britos in maglia rossoblù, dall'esito sanguinoso, con lo stesso Britos espulso ancora nel primo tempo per fallo da ultimo uomo. In quella circostanza avevamo messo in guardia il Bologna dallo scoprirsi alle repliche a campo aperto dell'avversario. Facile come bere un bicchier d'acqua fare la medesima raccomandazione contro Iturbe e soci. I quali diventano irresistibili, con o senza Toni, se possono lanciarsi come cavalli bradi nella prateria lasciata a loro disposizione. E non vediamo nè Khrin nè Perez nel ruolo di John Wayne, in caso contrario. Tornando al Toro, l'ultima predizione alla donna Zobeide riguarda il fatto che Catania e Livorno siano fortissimamente indiziate a lasciare il massimo campionato e quindi nell'intravvedere in Bologna, Sassuolo e Chievo la terza squadra a rischio.
Ibsonite. E' bastato lo scampolo di secondo tempo giocato contro la Roma a fare di Ibson un Messia del Vangelo secondo il Bologna. I giornali si sono ovviamente lanciati in elenchi di ragazzi venuti dal Brasile per vestire i colori felsinei. Non c'era ancora Parafulmine Zanzi quando altri mercanti portavano dalla fiera del samba prodotti decisamente scadenti. Un primato quasi mondiale, quello di riuscire a pescare, nell'immensa Nazione del Rio delle Amazzoni i più autentici «tristi» della storia mondiale del calcio. Ci siamo riusciti, in tempi non sospetti. E se non erano tristi... erano tristi, altra caratteristica da Guinness. Perchè Geovani - tanto per fare un esempio - visto alle Olimpiadi era un signor regista, e a Castelfranco Emilia, pur con tanto di sposina al fianco, si immalinconiva, portando saudade nel rettangolo di gioco. Ed Eneas de Camargo, straordinario primatista di iella personale (svegliatosi dal coma di un incidente stradale è stato strappato alla vita da una complicazione polmonare), calciatore di grande tecnica e qualità, al culmine della sua avventura italiana si fece male seriamente in allenamento.
Ma veniamo a Ibson, dopo lungo preambolo. Bologna sogna è riduttivo. Bologna farnetica è insolente. Bologna spera, ecco questo ci sta. C'è chi lo ha già paragonato a Diamanti (follia), chi lo indica come il predestinato a diventare il condottiero felsineo. Sappia Ibson che è finito in un luogo dove i tifosi soffrono di una strana forma di malattia calcistica, a metà strada tra l'anoressia di gioia e la bulimia di delusioni. Per ora immuni dalla Ibsonite, ci basta che sia utile. Almeno per ora.
Morleo o Cech? Per ultimo, affrontiamo il problema delle fasce. Lo dicemmo in tempi non sospetti. Quando il Bologna acquistò Bianchi, e rinunciò a Gilardino (sigh), pareva evidente la differenza tra i due e soprattutto che la prepotenza aerea del nuovo arrivato andasse sostenuta o con due ali di ruolo (4-3-3 o 3-4-3, non importa) o con due esterni in grado di effettuare un cross degno di tal nome.
Il calcio moderno, il più delle volte ormai, vede la maggior parte delle nostre gare decidersi una volta che una delle due contendenti prende il sopravvento sulle corsie laterali. Ma monsieur Lapalisse, purtroppo, non abita più qui. Gli esterni sono rimasti quelli di una volta. Se n'è andato Diamanti il solo a ispirare un gol vecchia maniera al bergamasco. E dire che sul mercato ce n'erano, di adatti al nostro calcio: Agostini, Rubin, Sestu, Molinaro, i primi che mi vengono in mente e che hanno cambiato casacca quest'anno e che potvano fare al caso nostro.
Sapendo come è andata a finire, sorgono spontanee due domande. La prima: cosa è successo a Cech? La valutazione di Morleo, detto senza offesa, è chiara: dieci in generosità, ma anche dieci in confusione,. E sulla cifra tecnica applicata alla serie A... ci avvaliamo della facoltà di non esprimerci.
La seconda domanda: talvolta, lo scorso anno, abbiamo visto nel ruolo di esterno sinistro anche Cherubin. Il solo pensiero del cross che l'ex capitano del Cittadella mette a Napoli, in occasione del gol del vantaggio siglato da Gabbiadini mi commuove. Detto questo, perchè non riprovare?
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