I segnali dell'annata storta ci sono tutti: il Chievo che riesce a strappare un punto a San Siro con tanto di gol regolarissimo annullato all'Inter, un lusso che al Bologna non capiterà mai, anzi; il Sassuolo che contro l'altra squadra milanese disputa una partita simile alla nostra di settembre, con la differenza che mentre la traversa di Diamanti sta ancora tremando, i legni questa volta hanno aiutato i padroni di casa, con Pazzini, il cecchino che ci ha punito 5 volte l'anno scorso, che si divora l'inverosimile. E poi c'è il Bologna formato Ballardini che, se è vero che da un lato appare più solido, dall'altro non riesce a portare a casa l'intera posta in palio contro una Lazio che, soprattutto fuoricasa, è tutt'altro che irresistibile. Il mix di queste componenti ha generato un weekend molto angosciante che vede i rossoblù al giro di boa con la miseria di 16 punti, il peggior bottino dal ritorno in Serie A, e il terzultimo posto in classifica che al momento non è uno spettro ma la triste e meritata realtà. Insomma, l'avventura dell'allenatore romagnolo non è cominciata con il botto, considerando il dato parziale ma inquietante dell'aver ereditato una squadra salva e di trovarsi adesso in piena zona retrocessione. Ad aumentare la paura è l'imminente calendario, a cominciare dalla sfida di domenica contro il lanciatissimo Napoli di Benitez: se tutti i pronostici dovessero essere rispettati si potrebbe addirittura vedere il Bologna perdere contatto dal treno delle ‘’meno peggio’’, rischio da evitare aspettando tempi migliori. In ogni senso. Il piccolo barlume di speranza è che il cambio in panchina non farà miracoli ma darà sicuramente più mordente a una squadra che deve appunto prendere esempio dalle rivali per la salvezza: brutte, sporche e cattive, anche e soprattutto contro le grandi. Che il nefasto weekend appena archiviato insegni che le partite vanno combattute fino all'ultimo secondo, senza mollare alle prime ma inevitabili difficoltà, come purtroppo ultimamente succedeva nella parabola discendente dell'era Pioli. E che, magari, la contrarietà di quasi tutti i risultati dia la sveglia definitiva a un branco di cercatori di alibi che dà l'idea di volersi accontentare dei pareggini, perché tanto, le altre perderanno per forza e tutto andrà come preventivato. Un ragionamento che è un pugno negli occhi proprio a quel che resta dei ruderi del Bologna di Pioli che, almeno fino allo scorso marzo, era abituato a giocarsela a viso aperto con chiunque e a sovvertire i più incredibili pronostici. Dal girone di ritorno mi aspetto una netta inversione di marcia, anche perché se non dovesse essere così, con la proiezione finale di 32 punti, allora è il caso di cominciare ad abituarci alle partite di sabato pomeriggio. Uno dei motivi per cui, nonostante tutto, ci credo ancora è che le squadre (che sono state) di Pioli di solito raggiungono il picco di forma dalla fine di febbraio in poi, periodo in cui si aprirà il mese cruciale degli scontri diretti in cui i rossoblù si giocheranno tutto. Ah, e poi dal girone di ritorno mi aspetto meno chiacchiere e più fatti: ci si scandalizza della civile contestazione dei tifosi rossoblù, cominciata e finita tra l'altro nel ‘’Dall'Ara’’ di sabato sera, mentre in passato, sempre in Italia, caro signor Diamanti, si è assistito a scene di giocatori rincorsi fino a sotto casa e automobili degli stessi bruciate. Ancora ad Alino vorrei anche dire che in Italia succede pure che un ragazzino classe '94, che potrebbe essergli quasi figlio, senza ciarlare troppo, segna quattro gol in una partita e rilancia i suoi verso la salvezza. E che, sempre in Italia, raramente si vede una squadra sostenuta da centinaia di tifosi all'allenamento quando le cose vanno male, malissimo. Ma questo sia lui che i mass media nazionali lo hanno dimenticato, troppo impegnati a osannare gli occasionali tifosi delle vincenti eo a criticare la forse fin troppo tardiva e clemente contestazione rossoblù che, se fosse avvenuta altrove, sarebbe stata dipinta come un gesto di amore estremo per la propria squadra. Alcuni eccessi delle curve di tutt'Italia non mi piacciono, si sa. Ma appunto: di tutt'Italia, ripetiamolo insieme, cari giornalisti nazional-bolognesi con sotto al naso la puzza di chi gioca a fare il fin troppo politicamente corretto. In conclusione, cari signori a cui non va bene il tifoso (che) con-testa, pensate piuttosto a tirarci fuori dal letame generato da voi stessi e a non perderla voi, la testa.

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