“Penso che di parole ne siano già state dette abbastanza. Se siamo in questa situazione delicata significa che quello che abbiamo fatto fino ad oggi non basta […] dobbiamo dimostrare di meritare la permanenza in A […] Da oggi il Bologna è in silenzio stampa e fino a fine stagione non parlerà più nessuno”. Era il 23 marzo e così parlò Gyorgy Garics a Sky poco prima della gara interna con il Cagliari, sorprendendo tutti. Il Bologna vincerà quella stessa partita facendo una fatica tremenda, poi raccoglierà la miseria di quattro sconfitte e due pareggi. Bel modo di concentrarsi, verrebbe da dire di primo acchito, per poi confermarlo anche a mente fredda.
Gli unici a parlare, da quel momento in poi, sono stati Ballardini nei pre e post partita e Zanzi a Sky negli immediati pre gara. Peraltro, eccezion fatta per il mister, tutto quello che il diggì ha dichiarato lo potevo dire anche io, ma il punto non è questo purtroppo c’è di peggio, ovvero la condotta della squadra. Si, proprio lei quella che si ritira in sé stessa per ritrovarsi e concentrarsi ma che evidentemente in un mese dalle parole del terzino austroungarico, si è cercata invano. La scelta, già di per sé discutibile e persino avallata dalla società, non solo è parsa strana per com’è nata ma non ha portato un beneficio che fosse uno, perché da quel momento è stato un succedersi di prestazioni al limite della decenza. Questo gruppo di calciatori non ha più un alibi che sia uno, a maggior ragione dopo questo patetico tentativo di proteggersi dagli attacchi dei media brutti e cattivi.
Nel frattempo fra qualche infortunio e la crisi psicologica di Perez, il timoniere del Bologna, cioè Davide Ballardini, ha provato tutto il provabile per cercare di capire qualcosa dalla rosa a disposizione: abbiamo rivisto Paponi, Garics mezzala e Sorensen terzino, il tutto mentre il gruppo continuava a cercare sé stesso. Ma si saranno guardati una volta in faccia per dirsi: “Qualcuno ha trovato qualcosa?” perché di fatto qui non c’è nessuno. Anzi no qualcosa c’è, più precisamente un gruppo di ragazzi che ha dei grossissimi limiti tecnici ma anche di personalità, che ha dimostrato di non saper far fronte alle avversità e non ci ha nemmeno mai provato con il cuore. Non è infatti possibile dire “oh, almeno ci abbiamo provato”, perché non sarebbe vero. Questa squadra si scoraggia, si arrende, non combatte, si deprime, non picchia, anzi, si meraviglia dei fischi ricevuti (non ieri).
Quindi adesso che succede? Ragazzi miei, il silenzio non è servito a niente, possiamo dirlo un mese dopo o no? Le cose sono due: pensate di tirare fuori gli attributi, magari cercando bene tutti insieme, o pensate di “dargliela su” e aspettare il proprio cadavere in fondo alla cascata? Chissà che forse almeno in quel caso non riusciate a vedervi davvero. Basta chiacchiere: portate rispetto alla gente che tifa per la maglia che indossate (ma non per voi) e iniziate a giocare a calcio. Quello che avete fatto fino ad oggi è qualcosa di impronunciabile.
“Chi non tira in porta non segna” diceva il mitico Vujadin Boskov che ci ha lasciato nelle scorse ore. Proprio come questa squadra: quanto aveva ragione...riposa in pace.
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