Molti se lo chiedono: ma conviene diventare presidenti di una squadra di calcio? A vedere come stanno i conti del Bologna viene da pensare di no, ma se poi si analizzano gli errori commessi (rosa troppo ampia, stipendi spropositati, acquisti inutili) forse forse un pareggio di bilancio potrebbe anche essere possibile. Attualmente le casse rossoblu non piangono più di tanto (nonostante i mancati aumenti di capitale), ma stipendi e debiti bancari si mangiano tutto il gruzzolo derivante da cessioni, sponsorizzazioni e diritti tv. Bologna, quindi, è costretta ad un ennesima pulizia totale, prima di trovare un acquirente serio. Già, perché chi si prenderà l'onere di gestire la “baracca” non la vorrà di certo appesantita dalle incompetenze finora espresse, dai massicci contratti in essere, dai debiti incessanti. Il tutto è legato, comunque, alla categoria a cui parteciperà la compagine rossoblu. Come detto, in serie A, almeno, parte delle enormi spese da affrontare sono coperte da diritti e sponsorizzazioni, non resterebbe che far pulizia di qualche “intelligentone” che finora ha prodotto solo danni, formare uno staff che sappia fare bene il proprio lavoro e i risultati dovrebbero saltare fuori nel giro di un paio di stagioni. Ma se, per caso (toccate ferro, se volete), il Bologna retrocedesse in serie B ecco che lo scenario cambierebbe di colpo: se serie B sarà, c'è da aspettarsi l'avvicinamento di un nuovo fallimento.
Il prossimo anno il Bologna dovrà affrontare una lista di 41 giocatori (compresi quelli che ritornano dai prestiti ed escluso quelli in scadenza e in comproprietà, che una società in affanno si precipita a lasciare sulla piazza o al compartecipante). Dato per scontato che qualche giovane lo puoi rimandare a giocare nelle serie minori (come si è fatto finora), si ha pur sempre un fardello di una trentina di giocatori da stipendiare (con stipendi, ricordiamolo, da metà classifica di serie A). Ma a quel punto non si avrebbe il paracadute dei diritti televisivi, e le eventuali cessioni di giocatori (svalutati dalla recente retrocessione) non riuscirebbero a dare abbastanza ossigeno. Allora bisognerebbe attaccarsi al portafoglio di presidente e soci, ma vista la scarsa volontà (o facoltà) di mettere del grano in società, come sta avvenendo finora, il Bologna è destinato a fallire. Scenario: in questi mesi, il prossimo anno, se il Bologna sarà in B, avrà la grana debiti da affrontare e, dato che non ci saranno soldi per pagare stipendi erario e lega, a fine campionato scatterà l'istanza di fallimento. Fallito il Bologna escono di scena tutti: staff, giocatori, debiti, società. Il nuovo proprietario, a quel punto potrà ricominciare da zero, senza alcun peso sulle spalle o conti da sistemare. Avanti con il Lodo Petrucci (si resta nella serie) si cambia nome e l'avventura ricomincia daccapo.
Certo lo scenario non è edificante ma sarebbe il risultato dell'ottusità e dell'incompetenza di chi è entrato in società per aiutarla poi, a tutti i costi, ha voluto spadroneggiare, essere il solo e unico, rovinando il piccolo prezioso meccanismo di Consorte che aveva aiutato il Bologna a risollevarsi dalle vicende di porceddiana memoria.
Perciò, ora, chiunque abbia un certo interesse a subentrare nella società del Bologna F.C. nutre, quindi, le aspettative più nefaste. Probabilmente qualcuno alla finestra c'è, ma è in attesa di vedere come andrà a finire il campionato e, di conseguenza, valutare nei dettagli il programma di finanziamento. E, di certo, la differenza, tra uno scenario e l'altro, non è poca. Comunque vadano le cose, speriamo ardentemente che se si affaccerà un nuovo compratore non sia un magnate dell'edilizia, che di smaniosi di stadi nuovi, o vanesi col pallino di centri tecnici di periferia ne abbiamo già avuto abbastanza.
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