'A san sté a la Fira ed san Lazer oilì, oilà! Le prime due settimane della bancarella invernale delle occasioni mi fan venire in mente la famosa e gucciniana canzone. Aspettiamo i "bi" pizzon", però. Forse anche più di due... Non vi va? Preferite il titolo di una trasmissione tv di una volta? Vi accontento: "Bambole, non c'è una lira!" E' un andazzo generale, certo. E poi viene la domenica, e si gioca. E li aspettiamo, loro, tronfi e incravattati, parlare al salotto televisivo, incensati per benino dai ruffianisti del sistema. Benvenuti, "imprenditori" del pallone. Quelli con i soldoni in tasca - che ripianano a colpi di aumenti di capitale - e tutti gli altri che fanno del loro know how, ovvero dei loro eccellentissimi piani industriali, il loro fiore all'occhiello. Adoro letteralmente chi non ci va: Pozzo, Campedelli, persino Cellino, con tutte le sue beghe, è diventato simpatico. Dimentico qualche altro assente? Mah. Ecco, un'altra canzoncina ora mi passa per la testa: tristezza, per favore vai via... Lo chiamano mercatino di riparazione... Ed è così. Di solito si cerca di "riparare" alle malefatte estive, alle valutazioni sbagliate, al fiuto mancato di cani da tartufo che siedono dietro le scrivanie anzichè trovare posto là dove dovrebbero stare. La casetta di Fido bau... E' un mercato che - se guardate bene - conferma il declino triste e inesorabile del calcio italiano. Pochi "colpi", il top player è un giapponese!, pochi prìncipi e princìpi. Molti i debiti e le cambiali. Viva l'Italia! Non può essere diverso dal mondo reale il mercato del calcio. E' anzi la sola situazione vicina a noi comuni mortali. Tu chiedi e l'altro prova a fare il colpo della vita, sparando una cifra elevatissima. Tu ti ritiri e l'altro abbassa le pretese. Tu ti riavvicini, ma vieni attirato dall'erba di un altro vicino e allora spendi un "ripasserò". Il gioco ricomincia: quanto vuoi? E alla risposta: è troppo. Allora torni a bussare da quello di prima: scusa, ora sto trattando con un altro. Il gioco dei tre bussolotti. Se non sei furbo, ti ritrovi a raccattare l'ultima ruota del carro. A volte finisci persino per fare bella figura. Senza meritartela. Perchè non la meriti? Perchè appena un anno dopo, quella fortuna trovata per caso, la butti via, come una schedina vincente maldestramente scambiata per carta straccia. Fatto salvo, poi, a distanza di pochi mesi, di ritrovarti al macero per cercare di comperare quantiali e quintali di carta per ritrovarla. Se leggete bene queste righe, che sembrano surreali, dentro c'è una storia di mercato. Tra un riciclatore di denaro che qualcuno scambia per un Mida e che invece è un venditore di fumo... e un club che si crede furbo e invece... Vedremo come andrà a finire: certo, la carrozzeria del Bologna avrebbe bisogno di un robusto restyling. Ci dovremo accontentare di quei ritocchi sufficienti per poterla rimettere in strada. Per affrontare una salita ripida. Aspettando che qualcuno si aggiunga a spingere. E che magari qualcuno scenda per alleggerire il compito. Ci vuole una sigla finale? Mmmmh non me ne viene in mente una, adatta. La sola che non vorrei, però, è una canzone di Cocciante, andata già in onda alla fine del match con la Lazio: "Quando finisce un amore". Medita, caro, acciaccato Bologna. Medita.

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