Se domenica scorsa vi siete sentiti sfortunati e bastonati nell'istante in cui Bianchi ha ciabattato l'ormai famoso rigore, beh, pensate che c'era chi stava peggio. La sottoscritta, per la precisione. Immaginate un po': guardare la scena circondata da napoletani, gli unici che il buon Rolando ha castigato travestendosi per l'occasione da bomber, il ruolo che dovrebbe ricoprire per natura... Volete sapere se hanno fatto commenti al vetriolo? Ebbene no, non hanno voluto infierire e li ringrazio, soprattutto perché conosco bene l'amara sensazione di vedere le proprie bestie nere trasformarsi in docili agnellini contro altri avversari. A parte un sano momento d'esordio in salsa da prima donna, il riferimento alla tanto chiacchierata partita contro il Napoli non è casuale. Quel pomeriggio lasciò in dote un punto tanto insperato quanto di platino e, diciamolo chiaramente, regalò a Bianchi la seconda chance con i colori rossoblù, con la speranza che riuscisse ad invertire il drammatico trend del girone d'andata. Nell'estasi generale ci fu però qualche lecito mormorio dei più esperti calciofili: non è che la conferma di Rolly, avvenuta a calciomercato ancora aperto e per giunta sulle ali dell'entusiasmo, si sarebbe ritorta contro di noi come il più temibile dei boomerang? Al momento questa paura sembra essersi sublimata e, sia chiaro, il calcio di rigore c'entra poco. Non è retorica dire che chiunque avrebbe potuto sbagliarlo: successe a Diamanti nel match interno contro il Pescara e quell'errore aprì addirittura un dibattito deontologico sull'opportunità di far calciare i tiri dagli undici metri ai mancini. Tutto poi rientrò perché era in corso il girone d'andata, quella fase ‘’scialla’’ del torneo in cui ogni cosa sembra potersi aggiustare. Sempre per restare negli anni recenti, anche un certo Di Vaio incappò in un rigore simile, il peggiore che si possa calciare: a mezza altezza e alla destra del portiere. Era un periodo analogo del campionato, quello in cui si dovrebbe cominciare a svoltare contro le dirette concorrenti e, nella sfortuna dell'errore dal dischetto, Super Marco fu fortunato perché poi ci pensò Acquafresca (ebbene sì!) a regalare lo stesso i tre punti al Bologna. Tradotto in parole povere: se domenica Ibson avesse segnato, a quest'ora saremmo tutti più sereni. Dai tifosi, che invece sono costretti a vivere sempre di più l'angoscia dello spettro della retrocessione, a Ballardini, che sta compiendo metà miracolo plasmando con le sue mani una squadra che da fragile colabrodo è diventata quasi un fortino difensivo con l'unica ‘’piccola’’ pecca di un'anemia fortissima dalla trequarti in su. Per l'altra metà di miracolo ne riparleremo a giugno. Senza dimenticare Rolando, che avrebbe potuto non portare sulle spalle il peso di quella cilecca al cospetto di Rafael. E' evidente che l'Hellas non gli porti fortuna: all'andata subì la sostituzione punitiva di Pioli ancor prima che finisse il primo tempo, stavolta sappiamo cosa è successo. Il problema è che con Cristaldo appiedato dal giudice sportivo, Kone infortunato e Acquafresca convalescente, toccherà ancora a lui cercare di realizzare un gol, questo sconosciuto. Il Bologna avrebbe meritato di sbancare Verona, è stato evidente. Ma onestamente, andando anche un po' controcorrente, il punto me lo tengo stretto. Quando ho visto il rigore sbagliato a inizio secondo tempo ho temuto la più classica delle mazzate psicologiche; mettiamoci anche l'ingenuità di Cristaldo (featuring il provocatore Moras, un altro che da queste parti viene idolatrato molto, forse troppo) e il tiro di Romulo che per un istante mi ha fatto temere un'altra beffa in stile Balotelli. Insomma, sono domeniche stregate in cui, paradossalmente, si finisce col perdere. Adesso però comincia il ciclo di partite che sancirà, forse senza lasciare appello, le sorti di un Bologna che non riesce a vincere quando meriterebbe. Le strade sono due e, purtroppo, l'una esclude inesorabilmente l'altra: o ci si trova di fronte alla classica annata ‘’no’’ che avrà un solo e scontato epilogo, oppure il team di Ballardini è una bella pagnotta che sta lievitando, non senza affanni, in attesa di trasformarsi presto in un gustoso dolce che tutti vogliamo mangiare. A cominciare da domenica contro il Sassuolo, sperando che dopo l'arbitro veneto a Verona stavolta non mandino Nek a dirigere le ostilità. Io voglio credere alla seconda delle due tesi appena esposte. Capita di sbagliare i rigori quando serve e, maledizione delle maledizioni, di segnarli quando invece sono inutili (come successe nella partita d'andata). Ma non è da questi particolari che si giudica un giocatore, direbbe De Gregori. Bene, speriamo adesso che il Bologna si farà. E, in quanto alle spalle, direi che ormai le abbiamo belle larghe. Fin troppo.
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