Le nostre speranze di salvezza sono appese ai piedi di un centrocampista brasiliano di trent’anni, acquistato all’ultimo secondo utile due giorni fa. O almeno, questo è quello che ci ha detto ieri il campo.
Nella gara che avrebbe potuto dare una seria scossa alla stagione, infatti, il Bologna ha mostrato tutta la sua incapacità quando si tratti di fare la partita. Contro una squadra che, checché se ne dica, era ampiamente alla portata dei rossoblù. Passata in svantaggio per colpa di un rigore assai dubbio, la formazione di Ballardini ha sì provato a reagire, ma mostrando una sterilità disarmante. C’era solo un po’ di voglia, in campo, ma mancava del tutto la capacità di costruire azioni pericolose. Non a caso le conclusioni più insidiose verso la porta del giovane Scuffet (tiri parati: uno) sono nate o da calcio piazzato o da spunti personali, e non da trame di gioco organizzate.
Tuttavia non possiamo certo cadere dalle nuvole, perché è ormai dall’inizio della stagione che assistiamo a uno spettacolo di questo tipo. Le tre gare iniziali della nuova gestione ci avevano illuso che la situazione fosse migliorata, ma alla prima vera prova del nove siamo ripiombati nella triste realtà. Sì, era una prova del nove, perché vincendo avresti superato proprio quest’Udinese che veniva da quattro sconfitte consecutive, risucchiandola in una zona bollente in cui non è per nulla abituata a stare. Invece il Bologna (che ormai ci è abituato alla grandissima) è partito nel modo più sbagliato possibile, molle e privo della grinta che aveva messo in campo contro il Napoli e la Sampdoria. “Contro la Sampdoria avevamo giocato peggio” dirà qualcuno, e probabilmente è così. Tuttavia erano due partite completamente diverse: a Genova affrontavi un’avversaria in splendida forma, e un pareggio sarebbe andato benone, mentre ieri affrontavi un’avversaria sanguinante che avresti dovuto azzannare alla giugulare. Non è successo niente di tutto questo, e al contrario domani sera potresti ritrovarti di nuovo tra le ultime tre.
Fino alla settimana scorsa ci si poteva affidare al miraggio del mercato, ma ora che l’Ata Hotel ha chiuso i battenti si può contare esclusivamente su questi giocatori qua. Sono arrivati solo due rinforzi, entrambi a centrocampo, quando ne sarebbe servito almeno uno anche per ogni altro reparto. Friberg (“Chii?” cit.) e soprattutto Ibson avranno il compito di dare una parvenza di gioco a questa squadra, e se ci riusciranno andrà fatto loro un monumento. Non dovesse accadere, le speranze di salvezza del Bologna sarebbero ridotte a un lumicino ancora più minuscolo di quanto non sia ora. Perché se prima era tosta, dalle ventitré di venerdì scorso lo è ancora di più. Squinzi infatti ha realizzato di non avere mezza voglia di retrocedere, e di conseguenza ha aperto i cordoni della borsa per comprare giocatori di esperienza: se tutto va come deve andare, il Sassuolo si salva. Restano quindi Catania, Livorno, Chievo e Bologna, una sfida a quattro per trovare non la migliore, ma la meno peggiore. Lino Banfi in un film parlava di volatili per diabetici: ecco, vale anche per i rossoblù.
(Ah, Calvarese? Ha sbagliato, ha toppato, ha condizionato. Ma questo lo abbiamo fatto anche noi. Guardiamo a noi, va là).
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