“Le parole sono importanti” gridava Nanni Moretti in Palombella Rossa, uno sfogo rimasto nella storia del cinema. Ha fatto storia perché è vero, quello che diciamo ha sempre un peso e in un modo o nell’altro ci connota alle orecchie di chi ascolta.

Il mondo del calcio è la patria delle frasi fatte, dei luoghi comuni e delle dichiarazioni prodotte con lo stampino. Quando assisti a una conferenza stampa, al novanta percento sai già cosa ti dirà l’intervistato di turno, e spesso ti chiedi perché tu ti sia mosso da casa per annotare dieci minuti di parole di circostanza. Ci sono ovviamente delle eccezioni, penso a Mourinho ad esempio, che invece hanno fatto della loro arte oratoria uno dei punti di forza maggiori: ogni frase è una notizia, ogni conferenza è uno show, ogni parola è pesata e indirizza l’audience verso un punto ben preciso.

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Ci sono i casi in cui questo funziona, e ci sono quelli in cui invece le cose sfuggono di mano. Il giorno del raduno del Bologna, l’otto luglio scorso, Stefano Pioli esordì così: “Quando ho visto i leoni cacciare durante un safari, ho pensato alla mia squadra: meglio essere cacciatori che essere cacciati”. Una metafora forte, forse suggerita dal mental coach (e qui Nanni mi tirerebbe uno schiaffo), che unito al tormentone dell’asticella da alzare ha segnato la prima parte di stagione rossoblù. In negativo, ovviamente. Perché a ogni sconfitta, e ce ne sono state tante, a ogni prestazione ignobile, e ce ne sono state, quelle due frasi riemergevano e si ritorcevano contro il mister. E perciò per me è stato questo l’errore più grave di Pioli fin qui.

In estate scrissi che su di lui gravava una responsabilità più grande di quella che ha solitamente un allenatore, perché la maggior parte dei tifosi del Bologna si fida ciecamente di lui. Una fiducia guadagnata in questi due anni con i risultati sul campo, e con un atteggiamento sempre pacato, disponibile e rassicurante. Pronunciare quelle frasi ha lasciato pensare che la squadra, nonostante fosse stata palesemente indebolita, qualche miraggio di fare meglio dell'anno passato ce l’avesse: “L’ha detto Pioli, e di lui mi fido”. Non è andata così. Ma la colpa non è sua, almeno non tutta e almeno non per me: è la rosa che ha dei limiti evidenti, e i tifosi l’hanno capito e dimostrato contro il Genoa. L’errore di Pioli è stato quello di lanciarsi in un azzardo, trascinando con se le speranze della gente: doveva risparmiarselo.

Oggi inizia la seconda parte della stagione, si ricomincia dopo la sosta natalizia. E “abbiamo il culo sul barbecue” sono state le parole del mister in vista di Catania. Schietto, sincero. Niente leoni, anzi: da predatori a prede. Insomma il registro è cambiato, finalmente. Perché è così, le cose stanno così e sono sempre state così. È dall’inizio della stagione che il Bologna deve guardarsi alle spalle, controllando che dietro ci siano almeno tre squadre, altro che giocare a essere il re della savana.

La rosa da luglio non è cambiata, non ancora, ma almeno adesso quella dannata asticella l’abbiamo lanciata via per sempre. Perché il barbecue resterà rovente fino al termine della stagione, e probabilmente le nostre terga saranno spesso in procinto di bruciarsi: se vogliamo evitarlo, la prima cosa è saperlo.

P.S. Parlando di grigliate, se oggi la risolvesse il Churry il quadro non sarebbe perfetto?

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