Quando due squadre hanno la necessità di muovere la classifica, a volte capita che nascano partite come quella di sabato sera contro la Lazio. La squadra di Reja è venuta a Bologna per non perdere e non ha fatto quasi nulla per vincere. Il Bologna si è accontentato, senza premere troppo sull'acceleratore. L'impegno c'è stato, ma sono mancate la voglia di vincere, la cattiveria e la lucidità necessarie per ottenere la vittoria a tutti i costi. Credo che gran parte dei fischi nel finale siano arrivati per questo. La squadra del neo allenatore Ballardini ha valutato che un punto fosse abbastanza ed è andata sotto la curva come assumendosi in pieno la responsabilità per la situazione che si è venuta a creare (dall'esonero di Pioli al risultato appena ottenuto). I tifosi della curva erano stati chiari prima della partita, esponendo uno striscione che invitava la squadra a dare di più. E' uno scontro tra punti di vista: quello dei tifosi, che pretendono il massimo impegno e rispetto per il blasone del club che amano e quello della squadra, che difende il proprio operato.
Stefano Pioli era molto amato e nei 27 mesi che ha vissuto nella nostra città, si è fatto conoscere come uomo serio e preparato. Se la squadra non l'avesse “fatto fuori”, probabilmente sarebbe ancora al suo posto. Ma nello sport come nella vita, quando i risultati non arrivano, comincia il gioco dello scarico di responsabilità. L'esonero era inevitabile, perché troppe dita avevano indicato l'allenatore come causa della situazione. A farne le spese è stato Pioli, che potrà consolarsi consultando il proprio estratto conto fino a giugno 2015 (quando scadrà il suo contratto). A farne le spese è la società, che scrive un'altra voce di costo importante al proprio bilancio. A farne le spese sono quei tifosi che stimavano Pioli, che ora si ritrovano orfani di colui che per due anni aveva garantito salvezze tranquille. Credo che il resto dei fischi nel finale di sabato sera siano arrivati per questo. Ora che il “colpevole” è stato allontanato, al primo errore tutte le dita dello stadio saranno puntate sulla squadra, che ha voluto assumersi le proprie responsabilità. Se ci pensiamo questa situazione non è totalmente negativa, perché dimostra come il gruppo abbia una propria identità ed un proprio orgoglio. Speriamo sia la base da cui ripartire.
Il Bologna di Ballardini contro la Lazio è sceso in campo con il 3-5-1-1, lo stesso modulo che Pioli aveva già provato in più occasioni (precisamente dal' 8° alla 12° giornata con Cristaldo al posto di Bianchi). Con questo modulo il Bologna ha ottenuto l'unica striscia positiva della stagione e le uniche due sconfitte subite sono state contro Sassuolo (partita dominata ma persa per una serie di episodi sfortunati) ed Atalanta (con grande complicità di Curci). Nelle restanti tre gare (che diventano quattro con quella contro la Lazio) il Bologna non ha preso goal. Ma (a mio avviso inspiegabilmente) ad un certo punto si è pensato di cambiare di nuovo, anche perché Kone aveva fatto molto bene a Cagliari (nel ruolo di Diamanti che era squalificato) e si è passati 3-4-2-1. Per tre partite la squadra ha comunque reso abbastanza bene (contro Inter, Parma e anche Juve nonostante la sconfitta) grazie soprattutto al fatto che nei due centrali di centrocampo c'era Perez in forma. Ma poi da Firenze in poi, Pioli non ha capito che senza El Ruso sarebbe stato meglio tornare al 3-5-1-1. Infatti a Firenze abbiamo perso malamente (con la coppia Krhin/Pazienza), con il Genoa abbiamo vinto senza brillare e a Catania affrontavamo Lodi, Izco e Plasil, con Della Rocca e Perez (ammonito dal 23'). Ormai scrivo le stesse cose da mesi, me ne rendo conto, ma credo che l'unico vero motivo per cui ci ritroviamo in questa situazione sia la mancanza di un secondo Perez in organico. Con gente come Diamanti e Kone in squadra a noi non manca il gioco, a noi manca qualcuno che spezzi quello degli altri: lo dicono i numeri.
Dal punto di vista societario confidiamo nelle idee a basso costo di Bagni, ma se esistessero uno straccio di progetto o una qualche forma di organizzazione, Pioli avrebbe potuto schierare un nuovo centrocampista già a Catania, dove il neo-acquisto degli etnei Lodi ci ha fatto vedere i sorci verdi. Siamo all'Abc del calcio, ma evidentemente vogliamo farci del male e vogliamo rischiare fino all'ultimo. Risparmiare oggi per dover spendere il doppio domani: questa è la politica che sta portando il Bologna verso il baratro, che con buona probabilità si concretizzerà in caso di retrocessione. A centrocampo abbiamo un solo interdittore di ruolo: Perez. E' un problema che esiste da inizio campionato. El Ruso è uno dei giocatori più ammoniti della serie A e nonostante sia un atleta, comincia ad avere i suoi anni, ecco perché gioca sì e no la metà delle partite. Perché allora il Catania, ultimo in classifica, si è organizzato e ha schierato Lodi contro di noi e noi non siamo stati in grado di trovare un qualsiasi centrocampista gregario, che facesse un minimo di pressing, già dal match al Massimino? Magari un punticino potevamo portarlo a casa. Forse non c'erano i soldi disponibili? O forse si sta sottovalutando la situazione? Qualunque sia la risposta ripartiamo da Ballardini, a cui va dato il merito di aver già intuito che il modulo che fornisce maggiori garanzie di copertura è attualmente l'unico proponibile (3-5-1-1). Sono contento di aver letto nomi come Biondini e Matuzalem tra i desideri del mister. Come scrivo da mesi è questo quello che ci serve. Tutto il resto viene dopo. Ripartiamo dalla sua esperienza e dal suo carisma, con la speranza che possa riuscire a domare l'identità forte, ma forse un po' invasiva, di questo gruppo di giocatori.
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