I presupposti ci sono tutti: mancanza di risultati, rischio concreto di retrocessione, assenza totale di capitali da investire, rapporti tesi con la tifoseria e con la stampa locale. Guaraldi in questi tre anni ha fatto terra bruciata attorno a sé. E lo ha fatto con scelte scellerate e dichiarazioni discutibili. E' apparso spesso un pesce fuor d'acqua, completamente inconsapevole, in un mondo che non gli appartiene. Non è stato capace di avvalersi della collaborazione di operatori di mercato capaci e quando ne aveva trovato uno, lo ha licenziato, salvo poi ripensarci, previa soluzione della causa legale in corso tra le parti. Nelle sue dichiarazioni spesso ha raccontato tutto il contrario di quello che di li a poco sarebbe successo, ha tentato di insabbiare la verità ai tempi del “Tamburi-Gate” e si è preso i meriti dei risultati nei campionati precedenti, quando si era ritrovato una squadra costruita da altri, che proprio lui ha pian piano disgregato, reinvestendo in modo pessimo i denari incassati con le cessioni.

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Abbiamo il decimo bacino d'utenza, il decimo pubblico pagante, il nono monte ingaggi e nonostante questo rischiamo la retrocessione in un campionato a venti squadre. E tutto ciò avviene dopo che in estate c'eravamo sentiti raccontare che si sarebbe dovuta “alzare l'asticella”. Per quanto riguarda l'asticella, evito di commentare, ma posso dire che le “sferette” in questo momento a Bologna ruotano in maniera vorticosa.

Forse Guaraldi è arrivato alla fine del suo percorso, perché ha raggiunto un punto di non ritorno ed anche un'eventuale salvezza non lo libererebbe dall'alone di negatività che si è creato attorno. Gli oneri dell'essere Presidente di questo club hanno da tempo superato gli onori e chiunque al suo posto sarebbe stanco della situazione. Come sempre in questi casi si spera nell'arrivo di un acquirente che, vista la situazione di difficoltà, potrebbe approfittare di uno sconto da parte del Presidente uscente per aggiudicarsi il club. Probabilmente se arrivasse un'offerta concreta lo stesso Guaraldi farebbe di tutto per portarla a buon fine, perché evidentemente il suo vero scopo era la costruzione del Centro Tecnico di Granarolo (di per sé una buona idea, se accompagnata da un progetto sportivo adeguato). Ora che il progetto pare sia stato approvato, la presenza di Albano nella stanza dei bottoni di Casteldebole non ha francamente più alcun senso.

Inutile appellarsi a Zanetti che, da socio occulto della società, non ha mai fatto niente per evitare al club di cadere così in basso. Inutile rimpiangere il passato, quando forse si è persa un'occasione, respingendo al mittente un'offerta (parliamo del caso Tamburi), che avrebbe assicurato maggiori garanzie a questa società. Ora dobbiamo solamente stare vicini alla squadra e terminare questo campionato in maniera dignitosa. Va riconosciuto a questi ragazzi che ce la stanno mettendo tutta e non è colpa loro, se la squadra è stata costruita male, da una società disorganizzata ed incapace. Ora è importante che la squadra non si perda d'animo e che Ballardini sfrutti tutta la sua esperienza per arrivare al fatidico traguardo. Tutto il resto viene dopo. L'importante è non perdere quel filo conduttore che ha accompagnato finora la gestione Ballardini.

Nel frattempo la società si organizzi e decida cosa fare: continuare a fare calcio senza un euro è una strada impraticabile. Se si vuole sopravvivere c'è bisogno di nuove risorse e quindi Guaraldi, anche in caso di salvezza, dovrebbe passare la mano e cedere il Bologna a titolo gratuito, perché il suo operato non è difendibile e nonostante lui non accetti le critiche, si deve rendere conto che un club di serie A non è un'azienda come le altre dove l'imprenditore non deve rendere conto a nessun altro se non a sé stesso. Nel Bologna ci sono i tifosi, che hanno tutto il diritto di desiderare un futuro migliore per questo club. Un futuro che Guaraldi non può garantire.

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