No, l'Atalanta non era appagata. Sì, è possibile rimontare uno 0-2. No, dell'Inter non ci si può fidare. E, sì, la squadra di Mazzarri è ancora alla ricerca di un rigore che si sta facendo attendere più del mitico 53 sulla ruota di Venezia. Insomma, si è capito che l'incrocio di maglie nerazzurre non ci ha portato fortuna. Ma andiamo con ordine. Si era a lungo parlato alla vigilia del match di sabato sull'importanza delle motivazioni nel calcio: nonostante feste, fuochi d'artificio e caroselli in città ex post, tra centrare la sesta vittoria consecutiva e racimolare punti salvezza teoricamente ci sarebbe un abisso, quantomeno sul discorso relativo alla fame. Eppure, l'Atalanta in cinque minuti ha chiuso la pratica liquidando il pur volenteroso Bologna con due gol da cineteca (con la gentile collaborazione di un Perez ormai irriconoscibile). La magra, magrissima consolazione è che il secco 0-2 finale non rende giustizia alla trama della partita che ha visto i rossoblù stranamente pericolosi in zona Consigli, uomo determinante per le sorti degli ospiti. Troppo tardi, l'esito finale era già compromesso. E, si spera, solo quello della gara contro i bergamaschi. Sta tutta qui la rabbia: perché scatenare grinta e voglia di fare unicamente dopo aver ormai già rovinato il match e per giunta al cospetto di una delle squadre più in forma del campionato? Già, perché l'Atalanta è in totale stato di grazia, quelle fasi della vita in cui si è bravi e fortunati: chi qualche settimana fa ha visto la partita contro l'Inter, farcita da ben tre legni dei padroni di casa, sa cosa intendo. Insomma, il team di Culantuono (no, non è un errore di battitura) era l'avversario meno indicato per cercare punti salvezza: vista la mediocrità del livello generale, forse bastava semplicemente giocarsela così, con almeno una parvenza di attributi, contro Sassuolo, Chievo e, soprattutto, Livorno. Quel Livorno che nello scorso weekend ha rosicchiato un punticino al Bologna, che ora si ritrova a un solo passo dal baratro. Quel Livorno che, per agonismo e pericolosità in zona offensiva (fattori a noi sconosciuti), ribadisce con decisione la propria viva presenza nella lotta salvezza. Quel Livorno che, infine, è capace di rimontare uno 0-2 contro una squadra nerazzurra, impresa miseramente fallita dagli uomini di Ballardini appena due giorni prima. Ironia del destino e del calendario, quella squadra nerazzurra sarà proprio la nostra prossima avversaria. L'Inter di Mazzarri è tutt'altro che irresistibile ma noi non abbiamo gli occhi di tigre del Livorno e, soprattutto, dubito che ci capiterà il fortunato bonus del retropassaggio suicida di un Guarin qualsiasi. Anzi, a volersela un po' gufare, è più probabile che il centrocampista colombiano contro di noi si trasformi in un temibile scienziato del calcio e che magari realizzi lui stesso il tanto agognato calcio di rigore che in quel di Milano, sponda Inter, aspettano ormai da secoli. Ma queste sono congetture da tifosa che sta facendo di tutto per prepararsi al peggio: il verdetto, quello vero, lo darà solo il campo, con l'auspicio che Kone si confermi l'incubo nero di Mazzarri. Noi, dagli spalti (virtuali e non), possiamo solo sostenere i rossoblù, sperando che riprendano presto a pedalare. La classifica piange e piangono pure i nostri occhi, ormai stanchi di dover gufare ogni domenica su vari fronti e con alterne fortune. No, ragazzi miei, è ora di darsi da fare, imparare le lezioni di grinta e umiltà fornite dagli avversari e sfoderare gli occhi, sì, ma quelli di tigre.
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