Manca qualche minuto alle 18 quando mi accingo a cominciare questo editoriale. Vorrei scrivervi qualcosa di diverso rispetto alle solite questioni societarie, provando a gettare lo sguardo un po’ più in là, verso una ipotetica nuova stagione che al momento non esiste ma che comunque tutti speriamo possa iniziare al più presto. Vorrei, appunto. Ma poi arriva il fulmine a ciel sereno, che stravolge i piani miei ma soprattutto del Bologna, che adesso è davvero nei guai. "Siamo giunti nostro malgrado alla conclusione che un investimento così importante non presenta i presupposti di compatibilità e sostenibilità con la scelta strategica che abbiamo compiuto": parole firmate in una nota stampa da Massimo Zanetti, colui che doveva rappresentare la nostra ancora di salvezza e che invece va a completare una giornata horror, degna del miglior Stephen King.

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In mattinata infatti, c’era stato il lungo cda da cui sostanzialmente erano venuti fuori due concetti: 1) Guaraldi non si dimette, almeno fino al 12; 2) Si aspetta una mossa definitiva di Zanetti, al quale nel frattempo viene messa un po’ di pressione nella nota diramata subito dopo il consiglio di amministrazione, dove tra le altre cose si legge che “verranno assunte nei prossimi giorni decisioni in ordine all'attività sportiva, indispensabili per la programmazione del prossimo campionato”. Detto, fatto. Mister Segafredo ha impiegato qualche ora per far pervenire il suo pensiero, che risulta netto, chiaro e deciso. Troppo rischioso fare un investimento del genere, operazione che peraltro arriverebbe quasi in contemporanea con l’ormai imminente quotazione in Borsa del proprio gruppo. Game over insomma, un po’ come quando da piccolo andavi in sala giochi e stavi per finire il tuo videogioco preferito, ma purtroppo avevi terminato le monetine. Non ne ha più nemmeno Guaraldi, e le parole di Zanetti suonano come un k.o. per un pugile già traballante da parecchio tempo, rendendo di fatto del tutto inutile l’assemblea dei soci del 12 giugno, data indicata da molti per il possibile passaggio di proprietà.

E ora? Eh, bella domanda, direte voi. Innanzitutto, parlare di futuro ha ormai poco senso, visto che c’è il grosso rischio che un futuro possa non esistere. A me sinceramente viene lo sconforto, e faccio una fatica inenarrabile nel proseguire. Sono state settimane difficili, come tutta la stagione, settimane in cui si è sofferto e si è sognato di poter finalmente voltare pagina, come se la retrocessione non fosse stata già un prezzo altissimo da pagare. Ma siccome non c’è mai fine al peggio, lo stesso individuo che ha strangolato e ammazzato per sfinimento il sogno della Serie A del Bologna e dei suoi tifosi, ha ucciso anche il sogno di poter ricominciare da capo, impostando una Serie B con serietà e lungimiranza con il fine principale di riportare la piazza rossoblù dove merita. Ammetto che, tranne per un iniziale periodo di ottimismo, ho subito capito che difficilmente sarebbe andato in porto il cambio di proprietà . Nonostante tutto, ho provato comunque a sognare e a non pensare al resto: mi sono immaginato un signore boemo, silenzioso e con la sigaretta in bocca, allenare a Casteldebole un gruppo fatto di giovani promesse con qualche innesto di esperienza qua e là. Ho immaginato il Verratti, l’Immobile e l’Insigne di turno, calciatori semi-sconosciuti che, come successo nel magico Pescara targato Zeman arrivano sotto le Due Torri, si affermano con la maglia rossoblù e dopo qualche anno vanno a giocarsi il Mondiale, rispettivamente da titolare del Psg nonché miglior giovane della Ligue 1, da capocannoniere della Serie A con annesso contratto appena firmato con il Borussia Dortmund, e da idolo della squadra della propria città. Tutto un sogno, che difficilmente vedrò concretizzarsi. Anzi sapete che vi dico? Me lo tolgo dalla testa e lo metto in un cassetto: non vorrei che Guaraldi ci prenda gusto e faccia fuori anche questo.

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