Si dice che le ultime giornate di Serie A siano noiose perché, in fondo, tutti i verdetti sono già stabiliti. Quest'anno la musica è un'altra e non solo perché in coda alla classifica è piena bagarre; per esempio, pensate a quante belle cose abbiamo appreso nello scorso weekend. Dal Vangelo secondo il solito noto giornalista bolognese, fischiare una canzone pop (dall'inglese: popular) è più grave che fischiare l'Inno di Mameli, in barba al tanto discusso vilipendio alla nazione previsto dal nostro codice penale; me ne ricorderò al prossimo concerto a cui assisterò, mettiamola così. Abbiamo scoperto che mentre l'Italia si interrogava su cori e striscioni, di cattivo gusto quanto volete ma non nocivi per la salute, alcuni ‘’tifosi’’ andavano in giro armati e sparavano ad altri. Eppure, stavolta, non ho visto applicare nessun sillogismo: se Bologna è razzista, come mai non si dice che a Roma sono tutti pistoleri? Oppure che a Napoli ci sono solo camorristi, me compresa in qualità di Giusy 'a carogna? Insomma: si blatera tanto sul non generalizzare ma questa tesi affascinante vale solo per chi conta qualcosa in questa società, calcisticamente parlando e non. Il resto (noi) sono dei poveri fessi, un facile bersaglio da parte di tutti, fuoco amico in primis. Ero stata profetica sette giorni fa parlando di quanto il Bologna e Bologna siano stimati eo difesi nei meandri dei mass media. Concludo questa dovuta digressione dicendo che si pagano le colpe di uno Stato assente e di una legge antidiscriminazione che, come avevo detto mesi fa (e fatemi prendere qualche merito, una volta tanto!) ha finito per discriminare a sua volta e quindi fomentare i già roventi animi. Bologna, invece, paga la sua crisi, non solo sportiva, con tante, troppe persone che stanno abbandonando la barca che affonda. Confesso che io stessa avevo pensato di non ‘’andare in onda’’ oggi ma per un motivo diverso. Troppo coinvolta in questa sempre più probabile retrocessione. Troppo coinvolta per non schifarmi dinanzi ai fatti di Roma, tutti: dopo due minuti di visione ho preferito guardare ‘’Ghost’’. Degli italici fantasmi ne ho le scatole piene. Troppo coinvolta per non essere delusa da un allenatore francese che faceva tanto il santone paladino del calcio pulito e invece autorizza la sua squadra ad andare in Sicilia praticamente in infradito. Dopotutto, li conosciamo questi francesi: sono sempre quelli della guerra del vino... Troppo coinvolta per non vedere truffe dietro gli incroci Della Valle-Squinzi (imprenditori e Confindustria), Montella-Di Francesco (amici da una vita... ) e Rosati-Sassuolo (il club in cui militava fino a gennaio, lui giocatore già coinvolto nel calcioscommesse). Si potrebbe ribattere che anche il Genoa è sembrato piuttosto rilassato domenica pomeriggio. Vero. Ma almeno Perin, collega dei vari De Sanctis e Rosati, il suo dovere l'ha fatto, senza improvvisare tonfi ‘’stranamente’’ in ritardo o incredibili mani morte. Insomma, il diario di bordo di questo campionato infausto, in data 6 maggio 2014, ore 21, ha segnato, per quanto mi riguarda, il momento della rassegnazione. ‘’Basterebbe vincerle entrambe!’’, mi fa notare qualche ottimista della domenica. E voi credete davvero che undici elementi del genere possano tirare fuori gli attributi proprio adesso che il gioco s'è fatto durissimo? No, mi dispiace, io ho alzato bandiera bianca preferendo prepararmi psicologicamente all'imminente dramma sportivo. Ma io sono io, cari calciatori rossoblù, una semplice tifosa inorridita dai tanti fatti abominevoli di questo weekend. Fatti emblema di un'Italia abituata a chiudere gli occhi finché una cosa è tollerabile e non le riguarda. Un'Italia, in ogni ambito, in mano alle più svariate lobbies. Un'Italia che si indigna al cospetto di temi roventi come ‘’razzismo’’ e ‘’generalizzazione’’ solo quando siede sul banco della pubblica accusa. Un'Italia in cui il pesce grande mangia il pesce piccolo. Sempre. O forse no, perché in fondo, quel pesce chiamato Bologna è stato divorato in primis da se stesso, da chi diceva di volergli bene, da chi l'ha ridotto all'osso, anzi, alla lisca. Ora di quel pesce resta solo la carogna. Pronta ad essere divorata. Sì, da altre carogne.

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