Dal momento esatto in cui si è iniziato a parlare di Zeman come futuro tecnico del Bologna sono nate due fazioni opposte tra i tifosi e del resto era inevitabile. Il boemo è un uomo per il quale non possono esistere mezze misure: o si ama o si odia. E così anche il suo gioco. Il calcio di Zeman è un'eterna contraddizione tra la ricerca ostinata dello spettacolo che lo rende un profeta per alcuni e la scarsità del suo palmares che lo rende un perdente per altri. Fondamentalmente è questo il vero interrogativo che ci si deve porre prima di approcciarsi alla complessa materia del calcio del tecnico praghese: si desidera ottenere a tutti i costi un risultato o ci si vuole divertire nel provarci? Oggi a Bologna sono tanti quelli che aderiscono al secondo partito sognando giustamente di rivedere al Dall'Ara un calcio divertente che ormai risiede solo nei ricordi, ma cosa succederebbe se a gennaio i rossoblù fossero ottavi in classifica con una decina di punti di distacco dalla vetta? La garanzia dello spettacolo basterebbe a saziare una città che sente già troppo stretta la Serie B ancor prima di iniziarla? Solo il tempo potrà dare una risposta, ma la sensazione è che per la maggior parte del pubblico bolognese i risultati vengano prima di tutto e che l'unico consentito nei prossimi mesi preveda il ritorno immediato in Serie A. Anche vincendo tutte le partite con noiosi 1-0.

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Sarebbe poi sbagliato considerare Zeman soltanto un allenatore visto che in realtà la sua figura è molto più simile a quella di un professore. Uno di quelli dotti ed intransigenti che pretendono la massima attenzione per tutto l'anno scolastico e l'impiego di un lessico appropriato durante le interrogazioni. Non è il boemo ad adattarsi alla squadra, ma è la squadra che deve essere plasmata esattamente sulle sue indicazioni. A Pescara nell'estate del 2011 ha praticamente rivoluzionato la rosa con oltre quaranta operazioni di mercato tra entrate ed uscite che hanno permesso di avere a disposizione soprattutto giocatori giovani o affamati di riscatto, pronti ad affidarsi ciecamente al loro mentore sin dal primo giorno di ritiro. Per lavorare con Zeman bisogna avere fiducia in lui, azzerare la propria volontà e credere che ogni singola goccia di sudore versato sia indispensabile e necessaria. In uno spogliatoio come quello del Bologna, zeppo di contratti pesanti a calciatori che da anni ormai si limitano a sopravvivere, risulta davvero difficile pensare di poter imporre la scelta di questo tecnico così come appare impossibile pensare ad una totale rivoluzione della rosa durante il mercato estivo. Per farlo servono tanti soldi e questo è un tasto a dir poco dolente. L'ultimo che ci ha provato in Emilia si chiama Sergio Porcedda ma le monete in quel caso erano quelle del Monopoli.

Sarebbe infatti sbagliato pensare di allestire una squadra per Zeman soltanto contando sull'aiuto dei top club di Serie A e sulla loro misericordia nel mandare in Emilia giovani esuberi a maturare. Questa è esattamente la strada scelta dal Pescara nel 2011 che ha portato ad una promozione meritata, divertente ma anche inattesa che si è poi infranta su uno scoglio di impreparazione. Dopo un anno sotto le luci della ribalta infatti i ragazzi prodigio hanno fatto tutti ritorno all'ovile ed il club abruzzese si è ritrovato a dover ricostruire da zero una squadra per la Serie A. Il risultato è stato disastroso: senza Zeman e senza idee, il Pescara è nuovamente retrocesso dopo pochi mesi. Vogliamo davvero vedere il Bologna seguire le stesse orme? Perché, anche se i sogni sono piacevoli, questa rischia davvero di essere la realtà. Non basta affidare la panchina ad un uomo carismatico in grado di riaccendere la passione per dare un futuro ad un club segnato nel profondo da anni di malagestione. Non basta tinteggiare le pareti di una casa pericolante per renderla nuovamente sicura: è indispensabile abbattere i ruderi e ricostruire. Per dare un senso alla scelta di Zeman occorre rivoluzionare tutto: il Bologna è davvero pronto a farlo?

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