Ripenso a quando perdevo la voce dopo aver esultato per i gol del mio Bologna, evento che non si verifica dalla bellezza di 32 giorni: mi lamentavo del fastidio di dovermi giustificare con il prossimo di quelle corde vocali così maltrattate, mentre adesso, di questo passo, mi rendo conto di poter sviluppare un tono da baritono niente male. Ripenso a qualche giorno fa, quando Mantovani in conferenza stampa si fece prendere da manie di grandezza in stile uomo soddisfatto che accende la sigaretta dopo aver espletato quel momento fisiologico che lo rende maschio: non solo voleva battere il Sassuolo ma addirittura si preoccupava di farlo con più gol di scarto! Ma che bravo ragazzo. E, infine, ripenso a quanto, noi umili e illusi tifosi, abbiamo aspettato il fatidico marzo degli scontri diretti, convinti che il mese pazzo per eccellenza avrebbe significato l'uscita definitiva dei rossoblù dalla melma della bassa classifica. Attesa, speranza, fremito... e poi il nulla. Il primo spareggio salvezza si è risolto in un pallido zero a zero che, bruttissimo da dire, forse sta più stretto agli ospiti, fanalino di coda della Serie A, che al Bologna. Ai ragazzi del rientrante Di Francesco, pur considerata la tara dell'ovvia adrenalina che dà il cambio di allenatore, che come sempre avviene a ridosso delle partite contro i felsinei, va riconosciuto almeno il merito di aver provato a segnare con azioni calcistiche degne di tale nome. Doveva essere la domenica del brasiliano Ibson e invece gli unici show ‘’toda joia toda beleza’’ li ha fatti Sansone, un altro che contro di noi diventa Messi. A proposito: grazie traversa e grazie zolla di terreno che il buon Nicola ha calciato, lisciando così il pallone e graziando Curci. E il Bologna cosa ha combinato, in tutto ciò? Di questa partita ricorderemo un paio di tiri dalla distanza di Lazaros, una zuccata non impeccabile di Acquafresca ed, ebbene sì, una mezza papera di Pegolo, un evento unico considerando che anche lui contro il Bologna fa il supereroe. E non ne abbiamo nemmeno approfittato, come a dire che ormai i rossoblù e il gol sono due pianeti lontanissimi. Insomma, doveva essere il weekend della svolta atta a far prendere le distanze dalla zona retrocessione e, paradossalmente, la seppur minima miglioria che c'è stata la dobbiamo alla Sampdoria. Qualche ottimista, non si sa su quali basi, prospettava una clamorosa scorpacciata di reti e invece l'unica nota positiva, almeno per voi presenti allo stadio, è stata la bella tintarella che sicuramente avete portato a casa. Così come il punticino che, tutto sommato, Ballardini ha fieramente rivendicato. Se contro l'Udinese, altro scontro diretto fallito dal tecnico romagnolo, fu concesso il lecito alibi di un arbitraggio scandaloso e della considerazione verosimile che, classifica a parte, i friulani restano di livello superiore, stavolta la bocciatura è completa. O forse no. Volendo si potrebbe giustificare la brutta performance dei rossoblù incolpando gli impegni con le nazionali, che hanno di fatto spezzettato il gruppo in una settimana importante (la partitaccia di Perez è un termometro attendibile), senza dimenticare le numerose assenze: Kone, Cristaldo, Morleo e Garics, per citarne alcuni, gente che altrove forse farebbe al massimo la panchina ma che nella miseria del roster petroniano rappresenta ossigeno puro. Dunque, per quanto mi riguarda, concederò un'altra attenuante a Ballardini. E non lo faccio per lui ma per me. Il calcio non è una scienza esatta e i punti possono essere strappati ovunque, è vero, ma qualcosa bisogna pur raccontarselo per crederci ancora dopo che la propria squadra del cuore non è riuscita a battere nemmeno l'ultima della classe e per giunta tra le mura amiche. Allora rieccoci ancora alla vigilia dell'ennesima partita chiave che potrebbe rappresentare la svolta in positivo o l'inizio del baratro, con annesso sorpasso del Livorno ai danni del Bologna. Rieccomi ancora logorata dalle mille emozioni, tutte negative, che stanno caratterizzando questo campionato maledetto. Di nuovo attesa, speranza, fremito. Con l'auspicio di non rivedere, almeno stavolta, quello a cui questo misero Bologna ci sta abituando ultimamente: il nulla.

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