È una calda giornata di Luglio del 1994, al Foxboro Stadium, a una trentina di chilometri da Boston, si gioca Italia-Nigeria, la stessa partita che si è giocata a Londra lunedì sera. Si gioca alle 13, ora locale, contro le Super Aquile, sicuramente tra le Nazionali più forti della storia del calcio africano. Al 26' la Nigeria passa in vantaggio: Amunike sfrutta un errore di Paolo Maldini che, quel giorno, giocherà una delle peggiori partite in Nazionale. Sacchi prova a cambiare le sorti del match e, nella ripresa, fa due cambi, Dino Baggio rileva Berti, mentre Zola entra al posto di Signori. Tutti si aspettavano l'uscita dal campo di Roberto Baggio, che in quella partita sembra essere l'ombra di sè stesso ma Sacchi sorprende tutti e lo lascia in campo. Per l'Italia la partita si complica ulteriormente, la gara di Zola, infatti, dura solo 9'. Dopo un contrasto in area, si rialza per recuperare il pallone, non commette fallo, sulla linea di fondo nigeriana: palla rubata al terzino Eguavoen, che però si butta a terra e inizia a contorcersi. L'arbitro, Brizio Carter, espelle Magic Box, gli azzurri ora sono in 10 e sotto di un gol. Però si sa, quando in squadra hai un fuoriclasse, anche nei momenti di difficoltà, può risolverti la partita da un momento all'altro. All' 88' quando tutti sembravano arrendersi, Mussi ruba palla e la serve a Baggio, piatto e palla a fil di palo: 1-1 e Sandro Ciotti alla radio urla "Santo Dio era ora!". Si va ai supplementari e il Divin Codino decide che quella partita si deve vincere, prende la squadra per mano, serve un delizioso pallonetto a Benarrivo che viene travolto da un difensore della Nigeria, è calcio di rigore. Al 12' del primo tempo supplementare Baggio si presenta sul dischetto, palla da una parte e portiere dall'altra. Nell' esultanza di Baggio c'è la fotografia perfetta della sua partita, è un' esultanza rabbiosa, di chi sa che fino a quel momento era stato l'ombra di sè stesso, è una corsa liberatoria di un immenso campione.

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Baggio questa settimana è il protagonista di due Amarcord, uno relativo a questa partita, l'altro relativo alla partita che Domenica sera al Dall'Ara vedrà affrontarsi Bologna e Inter, due squadre in cui Baggio ha militato nella sua lunga carriera. Estate 1997: Baggio va via dal Milan per approdare a Bologna, vuole dimostrare a Cesare Maldini, allora allenatore dell'Italia, di essere ancora decisivo. A Bologna resta solo un anno, con Ulivieri non ha un buon rapporto, e la stagione successiva si trasferisce all' Inter, dove rimane fino al 2000. I tifosi rossoblu si ricordano la clamorosa esclusione contro la Juventus, il Bologna perse, a Ulivieri venne contestata quella scelta particolare, la Domenica successiva Baggio, però, riprende il suo posto in campo e i felsinei tornano a volare. Nell'ultima parte del campionato segna 8 gol in 5 partite, alla fine saranno 22 le reti, record personale. Quando Nick Hornby scrisse in "Febbre a 90' ": "Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé.", forse pensava anche a quel giocatore che decantava calcio con la palla tra i piedi. Ha fatto innamorare milioni di italiani del pallone, delle sue giocate e delle sue continue sfide, quel rimettersi sempre in gioco e guidare squadre a grandi traguardi come il Bologna in Intertoto. Fabio Caressa nell'ultima partita della sua carriera, a Milano contro il Milan, disse: "Si chiude qui una delle carriere più belle della storia del calcio italiano, esce dal campo per l'ultima volta, forse il giocatore più amato della storia del calcio italiano, sicuramente uno dei più forti di tutti i tempi."

Per parafrasare Cesare Cremonini: " Ah da quando Baggio non gioca più non è più domenica...".

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