Un anno fa il Bologna, sovvertendo tutti i pronostici della vigilia, sbancò il ‘’San Paolo’’, autentico fortino del Napoli. Dopo una settimana di elogi ci fu però il brusco risveglio con la sconfitta casalinga contro il Parma che rese il Natale in casa rossoblù meno dolce di quanto potesse essere. Bene, dopo undici mesi, gli attori della vicenda sono rimasti gli stessi ma i ruoli si sono invertiti: sono stati proprio i ducali a strappare al Bologna il titolo di ultima squadra italiana ad aver trionfato a Fuorigrotta e tutto ciò alla vigilia dell'ennesimo derby emiliano. Ho accarezzato a lungo l'idea che questo ‘’Sliding doors’’ a parti inverse si consumasse. Ad alimentare i miei sogni di gloria è stato ancora una volta Panagiotis Kone, l'uomo del momento in casa Bologna: lui, il signore dei gol belli e difficili, ha aperto le marcature con una staffilata che ha trafitto Mirante e tutti quelli che pensavano di banchettare facilmente sulle macerie di quel che resta dei rossoblù. Se Kone è il più in forma dei felsinei, il suo omologo Cassano non è da meno e infatti è stato proprio lui a pareggiare i conti con una perla che ha messo in ombra la realizzazione del greco. Ma il Bologna c'è e dà l'idea di potersela giocare nella ripresa. Se non fosse per Sorensen che, dopo la mezza autorete contro l'Inter, corona la sua settimana ‘’horribilis’’ con un'espulsione generosa (soprattutto se paragonata al mancato doppio cartellino giallo per Marchionni) ma che, insieme alle tante sbavature difensive, ne accerta lo stato di condizione psicofisica molto approssimativo. Tutto facile per le bocche di fuoco del Parma? Così sembrava. Invece, se è vero che il giovane danese è in chiara flessione, ad essere sugli scudi, contro gli scudati, è ancora una volta Curci, che sta proseguendo con successo la sua opera di ‘’risarcimento’’: per i suoi errori abbiamo perso molti punti, ma nella conquista degli ultimi due gran parte del merito è delle sue manone, che finalmente appaiono solide e sicure. Il prevedibile assedio dei padroni di casa non ha dato esito: il Bologna ha pareggiato una partita che in altri tempi avrebbe perso. C'è tutto questo (e il doppio sapore di derby nel derby) nella soddisfazione del parmense Pioli, che difficilmente abbiamo visto esultare così per un pareggio. Alla luce della classifica attuale e dell'imminente calendario da brividi, è un punto che non cambia le cose, ma fa capire che il Bologna è finalmente una squadra che riesce a compattarsi anche nelle difficoltà e tutto questo con un Diamanti che ancora deve carburare. Nemmeno il tempo di godersi il buon pareggio di Parma che un altro appuntamento importante attendeva gli uomini di Pioli: la partita di Coppa Italia contro il Siena, una squadra che ultimamente ha sempre creato problemi al Bologna. E la storia non si smentisce: le seconde linee rossoblù, pur senza brillare, non stavano di certo sfigurando. Almeno fino a quando Valiani ha cacciato dal cilindro il classico gol spettacolare che ormai chiunque (a maggior ragione se ex) realizza contro la squadra felsinea. Dopo pochi minuti Moscardelli ha aggiustato le cose portando i suoi ai supplementari, proprio come accadde quasi un anno fa nella maledetta notte di Milano. Se qualcuno pensava che fossimo in credito con la Coppa Italia, evidentemente si sbagliava: Alibec (il ‘’simpaticone’’ di quest'estate) sembrava essersi fatto perdonare le note dichiarazioni al vetriolo, ma il suo gran gol viene annullato. La partita si trascina fino al minuto 120, quello che Agliardi e company ricordano bene per i fatti di San Siro, e ancora una volta il castigo peggiore si realizza in quel frangente. Un comunque meritevole Siena batte il Bologna che lascia la Coppa Italia proprio nell'anno in cui il tabellone appariva più agevole. La partita ha comunque dato delle risposte, sia in positivo che in negativo: ha motivato alcune esclusioni di Pioli ma ha anche posizionato sulla rampa di lancio dei giocatori che potranno dire la loro in campionato. Già, il campionato. Ad agosto si parte sempre dicendo che quello è il vero obiettivo e che la Coppa Italia è una seccatura da cui non dispiacerebbe essere eliminati. La verità è che quando scendono in campo quei colori (anche se eccezionalmente in verde) perdere brucia sempre, soprattutto così. Per restare in tema cromatico, a pochi giorni dalla mezza gioia provata contro una squadra in bianco e nero, un'altra, ancora con queste tinte, ci castiga nel peggior modo possibile. E tra poche ore sbarcheranno a Bologna altri undici ometti vestiti a strisce zebrate, ‘’leggermente’’ più forti degli ragazzi di Beretta. Siamo passati dagli scudati più famosi ai detentori per eccellenza degli scudetti. Tutto ciò senza dimenticare il Siena. Come dire? Accetterei con minor fastidio quanto accaduto ieri contro la Robur se venerdì l'esito della partita contro la Rubor fosse diverso. Ops, scusate: un errore di battitura.
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