Fare l'allenatore è sicuramente un mestiere complicato. Se si vince il merito va per lo più ai giocatori che scendono in campo, se si perde la colpa è tutta tua. Nove volte su dieci sei sotto accusa, anche se fai bene. E ci sono un sacco di persone che pensano (anzi sono sicure) di potere fare meglio di te, dicono che non sei in grado di gestire i tuoi giocatori, che sbagli i cambi, che se non fai giocare “lui” perdi per forza, che sbagli il modulo, che pensi solo alla gloria personale, etc... Ma in certi momenti sono convinto sia anche uno dei mestieri più gratificanti: quando raggiungi una salvezza insperata, quando vinci uno scudetto, quando ottieni risultati impensabili con una squadra. È un ruolo complesso, senza dubbio, ma che può dare grandi soddisfazioni. Stefano Pioli, da quando è allenatore del Bologna, ha passato tutte queste fasi: dalla stagione “miracolosa” dei 51 punti, ad una salvezza tranquilla lo scorso anno ottenuta anche in anticipo rispetto a quelle che erano le speranze iniziali, fino alle critiche sulla gestione tattica della squadra in certi momenti (ripenso al pareggio col Milan quando inserì Soerensen al posto di un attaccante, e non era la prima volta che si vedeva un avvicendamento simile). Sarei curioso di sapere però cosa è passato nella testa del mister emiliano quando, la scorsa settimana dopo la partita di Bergamo, si è visto arrivare la telefonata della dirigenza. Ricordiamo i fatti, nel caso qualcuno avesse dimenticato: il Bologna veniva da 7 punti consecutivi, punti che lo avevano allontanato dall'ultimo posto e lo avevano rilanciato. Domenica 10 novembre si va a giocare in casa dell'Atalanta, la partita è brutta e nel finale, in dieci minuti, Curci commette due errori clamorosi che condannano i rossoblù alla sconfitta. L'indomani Guaraldi e soci fanno una riunione, convocano anche il capitano Diamanti e discutono della posizione dell'allenatore. Chiaramente la squadra è con lui, il mister viene confermato e si va avanti così. Siamo però di fronte ad un grande paradosso. Perchè mettere in discussione Pioli proprio dopo quella partita e quella mini-striscia positiva? Perchè farlo adesso quando a nessuno era passato per la testa farlo nel momento in cui la squadra non ingranava e non faceva punti? È colpa di Pioli se il suo portiere commette due errori del genere? Sinceramente, questo è parso molto strano e fuori luogo. Nel frattempo è passata una settimana, Pioli ha avuto modo di studiare i suoi uomini e capire cosa fare in “futuro”. Il problema essenziale che si trova ad affrontare è quello che affligge anche tutti i tifosi-allenatori. È giusto, oggi, cambiare un modulo (il 3-5-2) che ha dato qualche certezza per consentire a Bianchi, che si è riscoperto bomber, di giocare titolare al fianco di Cristaldo e con Diamanti dietro le punte? E a questo punto, Kone nel ruolo di mezzala pura, è un punto di forza o un limite per la squadra? Tanti gli interrogativi, tanti i dubbi, zero (per ora) le risposte. E domenica arriva l'Inter: Mazzarri gioca con un 3-5-2. Proporre una formazione “a specchio”, almeno per questa volta, potrebbe essere l'ideale. Stessa densità in mezza al campo, e i 3 difensori che si troverebbero ad affrontare due uomini (presumibilmente Palacio e Alvarez) avendo così la possibilità di garantirne sempre uno in “copertura” e libero da marcature. In avanti la rapidità di Cristaldo potrebbe mettere in difficoltà una linea difensiva nerazzura che è sicuramente fisica ma non impenetrabile (anche se ben organizzata). C'è un'altra settimana per pensare e ragionare su quella che può essere l'alternativa ideale. È il ruolo dell'allenatore, se ne faccia una ragione il nostro Stefano. A prescindere, qualunque cosa sceglierà, ci sarà sempre qualcuno pronto a contraddirlo..

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